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Affinché il virus non contagi la democrazia La politica deve svolgere la propria funzione.

Franco Izzo 43 anni

Riflettendo pure autocriticamente su questi mesi e sulla nostra realtà cittadina, un tema emerge, ancora più in quanto commissariata, affrontato molto parzialmente nel dibattito pubblico: mi riferisco al tema del ruolo che in un momento tanto difficile deve avere la politica. In poche parole ritengo che la politica deve essere protagonista e attenta promotrice delle prassi democratiche. Una questione molto concreta.

Sul polemizzare e il dissentire.

Il confronto e le divergenze sono una parte importante della democrazia. Il conflitto delle idee non è un disvalore. Piuttosto quando manca il confronto a mio parere è più probabile che si realizzino scelte sbagliate e opache. O che prevalgano le opinioni e/o gli interessi di pochi. La fase straordinaria che stiamo vivendo è tale anche dal punto di vista democratico, con questo non intendo criticare l’operato di alcuno, preferisco proporre una riflessione concreta su quanto è possibile e necessario realizzare per “convivere” con il COVID 19 tutelando il più possibile la salute, il reddito e permettetemi la democrazia.

Infatti sono convinto che la democrazia è inerente alla quotidianità di ciascuno, tutt’altro che astrazione o semplice rispetto delle regole e delle norme.  In altri termini norme e regole sono necessarie, ma ancora più lo sono le pratiche e la cultura.

La condizione in cui ci troviamo.

La fase che viviamo è difficile e rischia di diventare pure peggio. Dovremmo riconoscere per onestà che la pandemia ha aggiunto tragicamente incertezza e precarietà ad un quadro sociale, economico e politico che certo non si presentava come idilliaco. A mio parere la pandemia è stato un acceleratore che ha evidenziato i limiti del liberismo e del suo modello economico e sociale. Ritengo altresì che tutti possiamo riconoscere di trovarci a dover affrontare una situazione straordinaria e di emergenza.

Il politico è chi politica fa. (citando il film Forrest Gump)

A prescindere quindi dal mio approccio politico e culturale, di uomo di sinistra, mi sorprende molto l’atteggiamento della politica che realizza polemiche di basso profilo (quindi non assumendo la realtà come il campo del confronto), nondimeno quanto coloro che nella sostanza a fronte di una situazione straordinaria, assumano per poterla gestire, modi e proposte assolutamente ordinari e in continuità con le politiche prevalenti prima della pandemia. Quindi per meglio uscire dall’emergenza sono necessarie azioni straordinarie per quanto ponderate e il più possibile condivise, anche nella nostra città, priva di un sindaco, di una Giunta e di un Consiglio Comunale. In questo senso è inevitabile e forse dovuto, ricordare al Commissario prefettizio che nella nostra comunità esiste una società civile e una vita democratica. Esiste la politica. Tutte le azioni che in qualche modo condizionano la vita sociale hanno un valore politico. Quindi si prestano ad un confronto.

Pertanto ritengo doveroso di mio fare alcune proposte che possano evidenziare l’utilità della politica e il nesso tra la democrazia e la sua validità.

  1. La tutela della salute e prevenire i rischi dall’epidemia COVID 19 sono prioritari, sarebbe importante che nella nostra città si costituisse un Comitato istituzionale e partecipato allo scopo di promuovere e vigilare su tutte le attività di prevenzione (come previsto anche dal “Protocollo governo e parti sociali” del 24/4); infatti, a dimostrazione, bisognerebbe monitorare e verificare il rispetto del protocollo presso le piccole attività commerciali, parrucchieri, estetisti, ecc. che fremono comprensibilmente per aprire. Ma ci sono ovviamente tutte le altre aziende (ca. 2.800 con oltre 9.000 addetti – la stragrande maggioranza sta’ tutta al di sotto dei 15 addetti – solo in ca. 30 aziende vi sono le OO.SS. organizzate in RSU e RLS – e il resto?). Sono informate? Sono attrezzate per prevenire il contagio? Sono sufficientemente supportate? Hanno dei luoghi adeguati in cui possano sentire il proprio disagio e i propri interessi rappresentati? Anche a livello cittadino. Questo Comitato potrebbe essere lo strumento per tutti i soggetti coinvolti, i componenti dovrebbero essere le OO.SS e Datori di Lavoro, ASL, CISSA, Centro per l’Impiego, Comune e tutti quei soggetti utili a realizzare gli obbiettivi di una prevenzione del contagio dal virus nei luoghi di lavoro e di vita cittadina.
  2. Sui Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), verifica e informazione: Sarebbe fondamentale che l’Amministrazione comunale promuovesse una verifica dei DPI a cominciare dalla RSA e dalle altre strutture sanitarie presenti sul territorio informando costantemente i cittadini (ad esempio nella nostra RSA i tamponi sono stati effettuati a partire solo dal 29 aprile, con quale esito sarebbe importante fosse di dominio pubblico).

Così come presso l’ASL TO3 sarebbe necessario verificare quanti test hanno a disposizione (dai tamponi ai test sierologici, ecc.), visto che ci sarebbe bisogno di iniziare una “mappatura” a partire intanto da tutti coloro i quali dovranno andare a lavorare, a seguire tra tutti gli over 60enni.

  • Supporto ai cittadini: Contemporaneamente bisognerebbe attivare tutte le iniziative necessarie per supportare i cittadini nel provare ad usufruire più agevolmente intanto degli strumenti di sostegno economico esistenti come il reddito di cittadinanza, indennità 600 euro, sospensione mutui, ecc. (realizzando magari degli accordi con i CAAF per potenziare alcuni servizi e/o istituendo o potenziando uffici comunali preposti).
  • Supporto alle Imprese: Credo ancora si possa ragionare utilizzando il Patto Territoriale Zona Ovest (di cui Venaria fa parte ed è co-fondatrice) per attivare iniziative di supporto informativo e pratico anche alle aziende, in particolare a quelle piccole e medie che caratterizzano il nostro tessuto produttivo, che verosimilmente possono essere le realtà produttive con maggiori difficoltà sia a realizzare la prevenzione sia ad affrontare le conseguenze economiche del Virus. Bisognerebbe verificare ad esempio quante di queste piccole e micro imprese hanno fatto la domanda per la Cassa Integrazione e quali esiti ha avuto tale domanda presso l’INPS? Penso sia possibile farlo.

Anche in questo caso si dovrebbero in fretta attivare azioni intanto utili ad utilizzare le opportunità già esistenti. Informazione e supporto sono sostanziali.

  • Supporto agli studenti e alle loro famiglie: L’istruzione è un diritto fondamentale e indispensabile alla convivenza civile. Anche in questo caso sarebbe opportuno che gli alunni e le famiglie fossero supportati e informati. Le scelte non possono essere appannaggio soltanto dei dirigenti scolastici o degli insegnati, che evidentemente svolgono la propria funzione egregiamente pur in condizioni di grande disagio, ma non è corretto e credo non sia utile che le famiglie e gli allievi svolgano un ruolo assolutamente passivo. Diventa necessario dotarsi di un piano che deve essere condiviso, sulla didattica a distanza e sulle prospettive (evidentemente non mi riferisco al merito della didattica). Ma esistono anche altri aspetti da considerare a partire per es. da una programmazione di eventuali interventi di manutenzione o ristrutturazione, sulla sanificazione e riprogettazione dell’utilizzo delle aule e degli spazi che prima o dopo dovranno ospitare gli alunni. In ultimo non per importanza, lo scrivo da persona estremamente consapevole che la scuola non è una babysitter, sono necessarie azioni per le famiglie e i genitori lavoratori per gestire la conseguenza della chiusura anticipata delle stesse. Non sarebbe opportuno ragionare anche da questo punto di vista su un monitoraggio e l’elaborazione di iniziative di supporto?

Concludendo

Con azioni di questo tipo in primo luogo sono convinto si possano raggiungere obiettivi più ambiziosi per affrontare adeguatamente l’epidemia e le sue conseguenze.

Inoltre penso si possa prevenire il grave rischio di una ulteriore deriva culturale, di distacco dalle istituzioni pubbliche, dalle prassi democratiche, il rischio che cresca una conflittualità tipo i “forconi”, perché considero con questo tipo di iniziative o altre migliori, certamente non ordinarie, si possa prosciugare la palude in cui sovente i cittadini vivono o hanno la percezione di essere, una palude sociale in cui può crescere il “virus” antidemocratico. Un “Virus” pericoloso quanto la malattia.

E a questo proposito vanno conosciute e recuperate le esperienze virtuose che ci sono nel tessuto sociale di Venaria, metterle “all’onore del mondo” perché così facendo vengano opportunamente imitate.

Questo dovrebbe esse uno dei compiti dell’attuale Commissaria: non costa niente! La politica deve fare il suo mestiere. Dovrebbe essere un approccio ragionevole e, quasi scontato. Ma in questa fase perfino l’ovvio forse è qualcosa di straordinario.

2 risposte su “Affinché il virus non contagi la democrazia La politica deve svolgere la propria funzione.”

Come non condividere questa lunga ( forse troppa per i piu’) dissertazione.Se volete la possiamo condividere anche sul mio Blog “libero pensiero civico” ma faccio mestamente notare che la mia proposta coerente con la prima parte in premessa mi e’ stata espressamente esclusa, inopinatamente, dal centrosinistra locale che invece ritiene inopportuno disturbare “il manovratore” attuale. E quindi che dire? Ho dedicato alcuni pensieri sull’argomento , ma evidentemente il fatto che viviamo a livello nazionale e locale un tempo di ” democrazia sospesa” non interessa a nessuno

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