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Cara regione Piemonte che fine ha fatto il programma pit-stop?

Carlo Viggiani 43 anni
Tecnico di laboratorio chimico
Delegato sindacale FIOM

Anche il nostro poliambulatorio doveva farne parte, sebbene a me non risulta che non abbia mai visto la luce.

Lo chiedo per un amico: visto che il centrodestra venariese rivendica a sé stesso di riaprire il pronto soccorso (prerogativa della Regione, governata dal centrodestra) chieda, anche, a sé stesso che fine ha fatto questo progetto avviato a Rivoli, Susa e Pinerolo, seppure con tutti i suoi limiti (carenza di reagenti), come evidenziato dalla stampa locale. clicca qui per approfondire

Ancora una volta abbiamo perso un’occasione per dare un significato ad una struttura che rischia di diventare una cattedrale nel deserto.

Sempre rimanendo sul tema tamponi e mappatura del contagio, leggo con un certo disappunto che la regione Piemonte ha dato il via libera alla possibilità di effettuare test sierologici ai cittadini in laboratori privati, e chi non se lo può permettere?

Le istituzioni non devono tutelare la salute di tutti?

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Nonostante quanto propagandato, scopriamo che per la riapertura del pronto soccorso, se così possiamo definirlo, toccherà attendere luglio, salvo sorprese, dopo anche Giaveno, altro che prima i venariesi.

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Bisogna ammettere che, anche con il centrodestra in regione, il peso di Venaria, nel panorama piemontese, non è cambiato. È bene che su questo si rifletta tutti, se si ha a cuore il futuro della nostra città.

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IL CAMBIAMENTO CON IL PROGETTO CIVICO.

Come culture e storie differenti possono giungere ad una nuova idea della politica locale: l’Alleanza comunitaria.

Franco Izzo

Una breve premessa.

Negli ultimi decenni, paradossalmente, all’enfasi posta sulla necessità di rafforzare il ruolo delle autonomie locali, ha corrisposto un indebolimento strutturale delle loro capacità di incidere concretamente sulle problematiche sociali.

La ragione a mio parere sta principalmente nel fatto che, in ossequio ad un’impostazione neo liberista, il decentramento di poteri è stato concepito nell’ambito di un disegno complessivo di restringimento delle funzioni pubbliche.

Tale disegno si è realizzato in politiche che hanno trovato applicazione compiuta con il “patto di stabilità interna”. Nel concreto, le politiche adottate hanno vincolato gli enti locali ed in particolare i comuni ad un sintomatico taglio delle risorse disponibili (producendo conseguentemente un accrescimento dell’imposizione locale, una riduzione delle loro opere pubbliche, l’alienazione di parte del patrimonio comune e una disponibilità maggiore a rendere edificabili i terreni, esternalizzazioni e un aumento delle tariffe dei servizi, specie quelli a domanda individuale). Il blocco delle assunzioni, inoltre, ha determinato una aggiuntiva difficoltà degli enti locali a poter svolgere le proprie funzioni anche per una “carenza” di personale.

Ancora, le leggi elettorali e le normative sul funzionamento economico, amministrativo e politico, approvate nel corso degli anni, ne hanno drasticamente ridotto la capacità di rappresentanza democratica e appunto di possibilità di svolgere efficacemente la propria funzione politica.

Nonostante ciò, credo che gli enti locali abbiano e continuano a svolgere una fondamentale funzione democratica.

Contestualmente, le autonomie locali e soprattutto i comuni, restano le istituzioni più vicine ai cittadini e devono confrontarsi, seppure risultino sempre meno gli strumenti a loro disposizione, con una crescente domanda sociale (e non mi riferisco solo ai poveri), che potremmo definire di prossimità. Insomma, il Comune è la politica a portata di mano. Lo Stato come vicino di casa.

Infatti, i cittadini gli domandano tutto.

Il disagio sociale (che si esprime in varie forme, economiche e non), la disgregazione della società (a cominciare dai luoghi del lavoro, ma non solo), “la società liquida” cui si riferisce il sociologo Bauman, sono un dato oggettivo del nostro tempo: ciò nonostante la dimensione comunale resta, proprio dal punto di vista sociale, uno dei principali luoghi di tenuta delle relazioni, di resistenza dell’organizzazione civile e comunitaria ed anche di espressione della solidarietà tra le persone.

Con questo presupposto provo a indicare il mio punto di allontanamento degli schemi politici “classici” che vedono un centrosinistra contrapposto a un centro destra a prescindere dai contenuti, anche se poi, a ben guardare, i programmi di questi due schieramenti risultano sempre più simili.

Ovviamente, per me, questo non significa affatto che la sinistra non abbia ragione d’essere, piuttosto l’opposto. Ma una sinistra che “revisiona” la propria cultura in modo attivo e senza rinunciare ai propri valori. Il contrario di quanto ha prevalso negli ultimi decenni, ovvero una rivisitazione passiva del proprio punto di vista, che sostanzialmente ha significato subire quello degli altri.

La concretezza è il campo del confronto ed è proprio sulla concretezza delle priorità di intervento e dei progetti che si può validare un programma politico. Ma tra le priorità a mio parere deve esserci il sistema delle relazioni, deve esserci appunto la Comunità. Quindi, una buona amministrazione, non può essere semplicemente quella che eroga i servizi nel modo migliore. Una buona amministrazione è anche quella che promuove e si interroga su percorsi di riorganizzazione e autodeterminazione della propria Comunità, con intenzionalità e inclusione.

La riorganizzazione della Comunità

Sul tema “del lavoro comunitario” nel corso degli anni in molti hanno scritto e agito.  Osservando la nostra città penso sia giusto valutare il lavoro e le proposte di Gianni Marchetto e la sua Associazione “Esperienze e Mappe grezze”, esplicitamente riferite all’ opera e all’esperienza di Saul David Alinsky, diffusa negli USA e noto per la sua attività di organizzatore di comunità. Appunto, nelle sue iniziative, Alinsky metteva sempre al centro del tentativo organizzativo proprio l’autodeterminazione della comunità.

A questo proposito, la nostra città, ha la possibilità di riconsiderare anche il lavoro realizzato dall’Amministrazione Catania “Ter”, ovvero il tentativo di costruzione del nuovo Piano Regolatore Sociale, troppo facilmente accantonato dal Sindaco Falcone e dal Movimento 5 Stelle. Tale intento, che è stato ovviamente ignorato anche dagli altri soggetti politici, rappresentava un modo molto concreto per praticare un’idea nuova di riorganizzazione della nostra Comunità sui temi del welfare, importante sia per i suoi contenuti e allo stesso modo, altrettanto utile per i metodi adottati.

Anche l’esperienza del Bilancio Partecipativo voluta dall’ amministrazione grillina uscente, pur considerando i suoi limiti, consistenti a mio parere nella eccessiva centralità data alla Giunta comunale e al Sindaco, merita di non essere abbandonata, piuttosto inserita in una pratica più sistemica e allo stesso tempo più spontanea.

Proprio in virtù del “lavoro” di costruzione della Comunità Venariese, evidentemente, bisogna considerare l’importante attività di tutti quei soggetti che agiscono quotidianamente con il proprio impegno solidale: Caritas, OO.SS, Associazioni Culturali e sportive, le scuole cittadine, il CISSA e altri soggetti istituzionali.

In questo senso e sempre più chiaramente, la soluzione di problemi sociali, la possibilità di iniziative di sviluppo comunitario, diviene realizzabile con modalità operative adattabili e decentrate, in contesti più vicini alla quotidianità e fondate sulla promozione di reti miste, intese come sistema di corresponsabilità tra soggetti diversi. Fare sviluppo di comunità significa considerare la comunità intera come attore di cambiamento sociale.

A mio parere, tra gli elementi emersi con la Pandemia, c’è appunto il bisogno di mettere in campo le specificità territoriali, il dinamismo sociale, riconoscere la Comunità, attivando sinergie tra gli enti statali e i soggetti privati su obiettivi di interesse pubblico molto definiti, come ad esempio la salute e la prevenzione.

Il Progetto Civico, Alessandro Brescia e l’Alleanza Comunitaria

Il 15 febbraio 2020 viene presentato Progetto Civico e Alessandro Brescia candidato Sindaco, in una conferenza stampa in cui Alessandro Cubello, Flavia Bogiatto, Pino Capogna parlano delle ragioni per cui, persone con culture e storie politiche molto diverse, hanno deciso di collaborare ed impegnarsi in vista delle prossime elezioni amministrative, con un Progetto fuori dagli schemi: porre al centro appunto l’ idea che la amministrazione assuma tra i suoi obbiettivi  principali proprio “il rafforzamento delle relazioni sociali”, “ la riorganizzazione della Comunità” il progetto di “una Alleanza Comunitaria”. Questo credo sia l’elemento principale di distinzione dagli altri progetti in campo: gli altri in sostanza domandano una delega e cercano di presentarsi come affidabili e migliori. Progetto Civico considera fondamentale per realizzare un progetto di cambiamento concreto nella nostra città che si mobiliti l’intera comunità.

Con l’articolo del 12 maggio 2020 Alessandro Brescia torna sul tema, dopo la drammatica e ancora in essere vicenda pandemica: 

“Il Comune come possibile “agente” di sviluppo locale per promuovere un’ALLEANZA DI COMUNITA’, capace di dar vita a un “SOGGETTO COLLETTIVO MULTI-ESPERTO”, frutto dell’integrazione di saperi, risorse e azioni dei soggetti, pubblici, privati e del terzo settore.”

La parola comunità, le idee comunitariste, non sono quindi una novità nel mondo e nel nostro paese. Hanno una storia lunga e differenziata. Anche nella nostra città mi è capitato di conoscere persone che si definivano comunitarie. Sono parole maggiormente appannaggio di operatori sociali, associazioni impegnate sul fronte dell’assistenza e della solidarietà. La novità del “Progetto Civico” sta nel voler trasformare queste parole e idee in un programma politico per la nostra città. Un’Agenda politica per l’Innovazione Sociale e per lo Sviluppo sostenibile di Venaria Reale.
Un’idea che a suo tempo anche il Comitato Comunità Futura di Chindamo, Russo e Longo aveva provato a proporre a tutte le forze democratiche cittadine incontrando tanto interesse quanto incomprensione. Quindi, per quanto sia faticoso questo percorso, fatto di un confronto autentico, difficoltà oggettive dovute alla sproporzione di mezzi e strumenti rispetto agli altri soggetti politici in campo, problematicità derivanti proprio dalla diversità rispetto alla consuetudine politica,   per quanto complesso sia praticare la democrazia e riconoscere lo “straniero”, inteso in senso lato, come colui che è diverso da te, Progetto Civico per Venaria è qualcosa per cui vale davvero la pena impegnarsi, nei modi e nelle forme che si renderanno possibili. l