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50 anni di diritti

Carlo Viggiani 43 anni
Tecnico di laboratorio chimico
Delegato sindacale FIOM

Era il 20 maggio 1970, quando venne varata la legge 300 “Lo Statuto dei Lavoratori”, una conquista epocale, in quanto, prima di allora, la situazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro non era minimamente paragonabile a quella odierna, una parola di troppo, o semplicemente un no ed eri fuori, licenziato o nel migliore dei casi, confinato in qualche reparto.

Sebbene siano trascorsi 50 anni, basta rivolgersi a chi queste ingiustizie le ha vissute in prima persona, e che ora assiste impotente a questo scempio, fatto di un susseguirsi di conquiste che vengono meno, riportando indietro nel tempo la situazione.

Nel corso degli anni si è assistito ad un tentativo subdolo di spostare gli equilibri, di quello che già per sua natura è un rapporto impari, quello tra datore e dipendente.

Fino ad arrivare a quel maledetto 7 marzo 2015, data di approvazione del Job’s Act, dopo anni di tentativi, accadde quello ancora oggi in molti non si spiegano, un clamoroso autogol da parte di quella che agli occhi di tutti rappresentava la sinistra italiana, sebbene di sinistra avesse ben poco, lo statuto dei lavoratori viene depredato di quello che era uno dei suoi punti cardine, ovvero l’articolo 18, facendo credere a tutti che fosse cosa buona e giusta.

La domanda è: perché dare all’imprenditore la possibilità di licenziare senza giusta causa? È stata una dimostrazione di forza,una sconfitta pesante per tutti, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze.

Quella pseudosinistra, oggi finalmente esce allo scoperto strizzando l’occhio alle destre, dopo averlo strizzato ai padroni. E noi spaventati da questa pandemia, che mina a ciò che di più importante abbiamo, ovvero la salute, oggi riscopriamo l’importanza dei diritti e delle tutele sui luoghi di lavoro.

Ci aspettano anni di grandi cambiamenti, non commettiamo più gli errori del passato, i diritti non si vendono.





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