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Da #restate a casa, a #liberi tutti? Riapre il mercato del sabato in Viale Buridani

Andrea Parmeggiani 46 anni
disegnatore di carrozzeria.
Iscritto e militante di Sinistra Italiana
sostiene il Progetto Civico
per Venaria Reale con Sinistra Civica.

Il mercato rionale riveste da sempre un’importanza fondamentale come luogo di aggregazione e di inclusione degli abitanti, un luogo di memoria e di incontro tra generazioni, spesso l’anima pulsante della vita sociale dei rioni di tutte le città italiane.   

Premesso che sono molto contento del fatto che riaprano tutti i mercati, per il commercio, che sta vivendo una crisi davvero inedita, e per i cittadini che possono fruire nuovamente di un servizio fondamentale. Finalmente, il tanto atteso ritorno alla normalità sembra arrivato, avrebbe dovuto essere un processo graduale, ma sembra sempre piu il tana libera tutti di quando si gioca a nascondino.

La riapertura rappresenta sicuramente una necessità fondamentale volta a garantire la tenuta sociale ed economica della città, ma non possiamo accettare che il bisogno di lavorare sia in contrapposizione al  diritto di stare in salute. Occorre trovare il giusto compromesso per traghettare il paese fuori da questo terribile periodo.

Le precauzioni cui attenersi per scongiurare una nuova impennata di casi Covid-19 riguardano principalmente la frequente igienizzazione delle mani, il distanziamento sociale e l’uso della mascherina. Il mercato di viale Buridani, così com’è strutturato, e’ in grado di rispondere all’esigenza di distanziamento in primis? Probabilmente no.

Già’ normalmente il mercato del viale non è sicuro perché limita fortemente l’accesso ai mezzi di soccorso e i banchi, posti in entrambi i lati, lasciano davvero poco spazio, il rischio di assembramenti e’ oggettivamente inevitabile.

Non vorrei far parte delle forze dell’ordine, una via d’uscita potrebbe però essere quella di modificare la struttura del mercato, il che consentirebbe a tutti gli ambulanti di poter lavorare e garantirebbe dall’altra parte di non incappare in situazioni difficili.

Proposta di merito: limitare il mercato nel viale Buridani ad un lato solo, lasciando quindi una corsia libera per eventuali emergenze e incrementare lo spazio a disposizione, e allungarlo fino ad occupare la piazza De Gasperi, luogo peraltro già attrezzato. Questa sistemazione ovviamente risulterebbe provvisoria, ma non dimentichiamo che la futura amministrazione avrà comunque l’onere di risolvere il problema dell’accesso ai mezzi di soccorso nel viale. 

Proposta di metodo: sul rispetto dei protocolli e la diffusione dei DPI è necessario che i diversi soggetti coinvolti siano protagonisti e si realizzi una concertazione. Il Comitato istituzionale previsto dal protocollo firmato dal governo e le parti sociali offrono la possibilità di costituire dei luoghi di confronto e monitoraggio per far sì’ che questi mesi di fermo non siano risultati un sacrificio inutile.

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50 anni di diritti

Carlo Viggiani 43 anni
Tecnico di laboratorio chimico
Delegato sindacale FIOM

Era il 20 maggio 1970, quando venne varata la legge 300 “Lo Statuto dei Lavoratori”, una conquista epocale, in quanto, prima di allora, la situazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro non era minimamente paragonabile a quella odierna, una parola di troppo, o semplicemente un no ed eri fuori, licenziato o nel migliore dei casi, confinato in qualche reparto.

Sebbene siano trascorsi 50 anni, basta rivolgersi a chi queste ingiustizie le ha vissute in prima persona, e che ora assiste impotente a questo scempio, fatto di un susseguirsi di conquiste che vengono meno, riportando indietro nel tempo la situazione.

Nel corso degli anni si è assistito ad un tentativo subdolo di spostare gli equilibri, di quello che già per sua natura è un rapporto impari, quello tra datore e dipendente.

Fino ad arrivare a quel maledetto 7 marzo 2015, data di approvazione del Job’s Act, dopo anni di tentativi, accadde quello ancora oggi in molti non si spiegano, un clamoroso autogol da parte di quella che agli occhi di tutti rappresentava la sinistra italiana, sebbene di sinistra avesse ben poco, lo statuto dei lavoratori viene depredato di quello che era uno dei suoi punti cardine, ovvero l’articolo 18, facendo credere a tutti che fosse cosa buona e giusta.

La domanda è: perché dare all’imprenditore la possibilità di licenziare senza giusta causa? È stata una dimostrazione di forza,una sconfitta pesante per tutti, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze.

Quella pseudosinistra, oggi finalmente esce allo scoperto strizzando l’occhio alle destre, dopo averlo strizzato ai padroni. E noi spaventati da questa pandemia, che mina a ciò che di più importante abbiamo, ovvero la salute, oggi riscopriamo l’importanza dei diritti e delle tutele sui luoghi di lavoro.

Ci aspettano anni di grandi cambiamenti, non commettiamo più gli errori del passato, i diritti non si vendono.





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“LIKE”, PEZZI MANCANTI DEL PUZZLE PROGRAMMA?

Massimiliano Mantovani
50 anni Operaio-

Come tutti sanno Venaria Reale arriva da un’esperienza di pluri-commissariamento decisamente anomala; è infatti la terza volta che la nostra città viene appunto commissariata, questo è il dato oggettivo.

Sicuramente i più impegnati politicamente argomenteranno il dato scambiandosi colpe, imputandosi a vicenda accordi non responsabilmente sostenuti, altri indicheranno il motivo nell’ incompetenza amministrativa e/o all’inesperienza politica; viceversa. molti altri, potrebbero vantarsi di esser stati all’opposizione ed appuntarsi fieri la medaglia per aver messo in difficoltà le varie maggioranze e quindi riuscendo a far cadere il sindaco di turno.

Non è mio volere analizzare le cause e le dinamiche, sia politiche che personali, che hanno portato a tali esiti. D’altro canto, ci siamo ormai abituati da associare la politica ad un nome che ci dia più o meno garanzie di affidabilità, simpatia, onestà, competenze e quant’altro tocchi la nostra emotività. Questa cattiva abitudine, in molti casi, ci ha fatto dimenticare che le caratteristiche appena elencate dovrebbero essere messe a disposizione da soggetto che si candidi a rappresentare un progetto comune, ovvero “il Programma”. Un programma che formuli delle proposte politiche e le linee guida da seguire nel quinquennio avvenire.

L’ideale sarebbe avere un programma ampiamente discusso con quella parte di cittadini che abbiano la voglia e la costanza di partecipare alla costruzione dello stesso, per poi, una volta condivisi i punti, renderlo pubblico. In modo da permettere a tutti eventuali modifiche e/o integrazioni. Rendere pubblico il proprio programma per una forza politica, qualunque essa sia, dovrebbe esser il primo obbiettivo al quale pensare, in modo da consentire al singolo cittadino di avere piena consapevolezza del suo voto e di sentirsi parte integrante di un percorso. Uno dei motivi per il quale siamo stati commissariati in questi anni, forse, andrebbe ricercato proprio nella mancata e piena condivisione del programma, nei tempi e nei modi adeguati a favorire partecipazione e consapevolezza.

Tuttora, nella nostra città, le varie coalizioni che intendono presentarsi non hanno ancora palesato il proprio programma, se non, in certi casi in forma di bozza. In altri bisogna raccogliere pezzi del puzzle dentro “la scatola” dei social network, per farsi una vaga idea delle proposte di governo della città.

Alcune ricerche in materia di comunicazione politica, eseguite coinvolgendo elettori residenti in vari comuni dove si era prossimi al voto, mostrano dati interessanti: circa il 57% degli intervistati legge i programmi dei candidati, ma solo il 10% lo ricorda. Questo ultimo dato è quello che ci fa capire che per rendere un programma utile alla città occorre che quest’ultimo sia l’esito di un percorso inclusivo, partecipato e condiviso.

Purtroppo, da parte delle varie coalizioni, ad oggi, ci sembra di assistere alla mera ricerca forsennata di qualche “like” in più.

Mentre, proprio oggi ed a maggior ragione nella difficile situazione economica e sociale legata all’epidemia in atto, servirebbe un programma politico che guardi al futuro e che indichi delle linee guida per affrontarlo.

Oltre che all’intento della buona ed efficace amministrazione della macchina comunale, che dovrebbe essere insita in coloro che si candidano a responsabili della città, nei programmi mi piacerebbe vedere scritto quanto segue:

-quali sono le prospettive a tutela del Parco Pubblico “la Mandria” e, soprattutto, se la futura amministrazione intenda far sì che rimanga appunto un bene pubblico;

-quali sono le prospettive per la messa in sicurezza delle sponde fluviali;

-come si pensa di agire per migliorare il welfare comunale;

-come si pensa di sostenere i molti commercianti non ubicati nelle vicinanze delle vie centrali;

-come si intende, sempre che lo si intenda, recuperare gli edifici abbandonati tipo le ex caserme che sono comunque strutture del pubblico in gestione all’ente di competenza ma sempre a servizio del pubblico, per non fargli fare poi la fine dell’ex infermeria quadrupedi data in mano a privati;

-che volontà si ha, sempre che la si abbia, di favorire la democrazia partecipata, la reintroduzione e rimodulazione dei comitati di quartiere quali unico punto di reale contatto fra i cittadini ed il palazzo comunale;

-che si abbia intenzione di chiedere alla Regione Piemonte il rispetto dell’accordo siglato nel 2010  per la realizzazione del secondo lotto dell’ospedale.

-che vi siano indicazioni atte a migliorare le strutture scolastiche pubbliche, fucina della cultura dei nostri figli,  presenti all’interno del nostro territorio

Questi sono i punti che vorrei poter leggere nei programmi delle coalizioni e molti altri ancora e credo che anche tanti miei concittadini sarebbero lieti di leggerli.

Ma per ora posso solo immaginare che la “destra cittadina” segua gli schemi di quella nazionale, magari favorendo i ricchi anziché i più bisognosi, come nel caso della “flat tax”, o rinfocolando l’odio verso le minoranze, come nel caso degli immigrati.

Mentre, nella cosiddetta coalizione di “centro-sinistra”, ci si impegna a far conoscere la figura, come giusto che sia, della candidata sindaca, tralasciando, per il momento, di rivelare indirizzi politici precisi. In tale contesto, il puzzle della nostra città continua a rimanere scomposto, quando invece avrebbe un urgente bisogno di tasselli impegnativi, quali ad esempio la sostenibilità ambientale, l’equità e la solidarietà, requisiti indispensabili per affrontare nel migliore dei modi i complicati giorni futuri, al posto di qualche facile “like”

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Silvia Romano

Luigi Mangieri 43 anni
Gestore clienti società di factoring,
settore bancario

Nei giorni scorsi è stata liberata Silvia Romano.

Il suo impegno come cooperante nei paesi in via di sviluppo dedicandosi ai bambini orfani, ha rappresentato una delle declinazioni migliori del concetto di solidarietà che la nostra lista presenta tra i suoi valori fondanti e che cercheremo di destinare al futuro della nostra città.

Non dimentichiamo però le voci che l’hanno offesa indegnamente: “poteva stare a casa e aiutare gli italiani”, “se l’è cercata”, solo per citarne alcuni.

Noi non la giudichiamo, anzi sosteniamo con forza che il clima d’odio e la caparbietà nell’attaccare il prossimo, lo straniero, o solamente quello che non conosciamo, perché in fondo fa paura, siano degli stupidi esercizi che si macchiano di superficiale e barbara inconsistenza.

Gli attacchi senza dati alla mano, o totalmente inventati, sono sempre più frequenti, ma la società che immaginiamo per la nostra città è fatta di competenze, che nel recente passato sono mancate, e di visione del futuro; questo anche grazie all’aiuto di chi fa parte, o lo vorrà fare, della nostra lista, compresi i soggetti che hanno già amministrato, sapendolo fare, la Res publica.

Silvia è stata attaccata anche nei momenti della liberazione e al suo ritorno in Italia da parte di chi si è fatto troppe domande sulla sua conversione all’Islam.

Anche in questo caso è desolante ricordare ancora una volta che noi non pesiamo certi tipi di scelte; ma non scordiamoci da quale parte politica o quotidiano partono le accuse e “se il problema è il vestito, occupatevi di quelli in nero con il braccio alzato” (cit. Andrea Purgatori) che, aggiungo, vogliono governarci anche a livello locale 

Probabilmente la nostra cooperante non è stata messa completamente a conoscenza dello stato della società ai tempi della pandemia, trovandola diversa da come l’aveva lasciata, ma uguale nell’ignoranza di certa classe politica che sembra non voler capire di come il pianeta si stia riprendendo ciò che gli era stato tolto e che occorreranno scelte ambientali che hanno come obiettivo la sostenibilità anziché la cementificazione (monitoraggio delle emanazioni provenienti dalla Barricalla e gestione dell’Ecocentro).

Auspichiamo che la politica ritorni a compiere scelte attraverso le leve dei soggetti più esperti, senza cadere nell’incompetenza e nei finti slogan e cortesie che cercano solamente di attirare consensi.

“Non nascondetevi dietro la politica. E’ l’umanità” che vi manca” (cit. Riccardo Cucchi).

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Affinché il virus non contagi la democrazia La politica deve svolgere la propria funzione.

Franco Izzo 43 anni

Riflettendo pure autocriticamente su questi mesi e sulla nostra realtà cittadina, un tema emerge, ancora più in quanto commissariata, affrontato molto parzialmente nel dibattito pubblico: mi riferisco al tema del ruolo che in un momento tanto difficile deve avere la politica. In poche parole ritengo che la politica deve essere protagonista e attenta promotrice delle prassi democratiche. Una questione molto concreta.

Sul polemizzare e il dissentire.

Il confronto e le divergenze sono una parte importante della democrazia. Il conflitto delle idee non è un disvalore. Piuttosto quando manca il confronto a mio parere è più probabile che si realizzino scelte sbagliate e opache. O che prevalgano le opinioni e/o gli interessi di pochi. La fase straordinaria che stiamo vivendo è tale anche dal punto di vista democratico, con questo non intendo criticare l’operato di alcuno, preferisco proporre una riflessione concreta su quanto è possibile e necessario realizzare per “convivere” con il COVID 19 tutelando il più possibile la salute, il reddito e permettetemi la democrazia.

Infatti sono convinto che la democrazia è inerente alla quotidianità di ciascuno, tutt’altro che astrazione o semplice rispetto delle regole e delle norme.  In altri termini norme e regole sono necessarie, ma ancora più lo sono le pratiche e la cultura.

La condizione in cui ci troviamo.

La fase che viviamo è difficile e rischia di diventare pure peggio. Dovremmo riconoscere per onestà che la pandemia ha aggiunto tragicamente incertezza e precarietà ad un quadro sociale, economico e politico che certo non si presentava come idilliaco. A mio parere la pandemia è stato un acceleratore che ha evidenziato i limiti del liberismo e del suo modello economico e sociale. Ritengo altresì che tutti possiamo riconoscere di trovarci a dover affrontare una situazione straordinaria e di emergenza.

Il politico è chi politica fa. (citando il film Forrest Gump)

A prescindere quindi dal mio approccio politico e culturale, di uomo di sinistra, mi sorprende molto l’atteggiamento della politica che realizza polemiche di basso profilo (quindi non assumendo la realtà come il campo del confronto), nondimeno quanto coloro che nella sostanza a fronte di una situazione straordinaria, assumano per poterla gestire, modi e proposte assolutamente ordinari e in continuità con le politiche prevalenti prima della pandemia. Quindi per meglio uscire dall’emergenza sono necessarie azioni straordinarie per quanto ponderate e il più possibile condivise, anche nella nostra città, priva di un sindaco, di una Giunta e di un Consiglio Comunale. In questo senso è inevitabile e forse dovuto, ricordare al Commissario prefettizio che nella nostra comunità esiste una società civile e una vita democratica. Esiste la politica. Tutte le azioni che in qualche modo condizionano la vita sociale hanno un valore politico. Quindi si prestano ad un confronto.

Pertanto ritengo doveroso di mio fare alcune proposte che possano evidenziare l’utilità della politica e il nesso tra la democrazia e la sua validità.

  1. La tutela della salute e prevenire i rischi dall’epidemia COVID 19 sono prioritari, sarebbe importante che nella nostra città si costituisse un Comitato istituzionale e partecipato allo scopo di promuovere e vigilare su tutte le attività di prevenzione (come previsto anche dal “Protocollo governo e parti sociali” del 24/4); infatti, a dimostrazione, bisognerebbe monitorare e verificare il rispetto del protocollo presso le piccole attività commerciali, parrucchieri, estetisti, ecc. che fremono comprensibilmente per aprire. Ma ci sono ovviamente tutte le altre aziende (ca. 2.800 con oltre 9.000 addetti – la stragrande maggioranza sta’ tutta al di sotto dei 15 addetti – solo in ca. 30 aziende vi sono le OO.SS. organizzate in RSU e RLS – e il resto?). Sono informate? Sono attrezzate per prevenire il contagio? Sono sufficientemente supportate? Hanno dei luoghi adeguati in cui possano sentire il proprio disagio e i propri interessi rappresentati? Anche a livello cittadino. Questo Comitato potrebbe essere lo strumento per tutti i soggetti coinvolti, i componenti dovrebbero essere le OO.SS e Datori di Lavoro, ASL, CISSA, Centro per l’Impiego, Comune e tutti quei soggetti utili a realizzare gli obbiettivi di una prevenzione del contagio dal virus nei luoghi di lavoro e di vita cittadina.
  2. Sui Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), verifica e informazione: Sarebbe fondamentale che l’Amministrazione comunale promuovesse una verifica dei DPI a cominciare dalla RSA e dalle altre strutture sanitarie presenti sul territorio informando costantemente i cittadini (ad esempio nella nostra RSA i tamponi sono stati effettuati a partire solo dal 29 aprile, con quale esito sarebbe importante fosse di dominio pubblico).

Così come presso l’ASL TO3 sarebbe necessario verificare quanti test hanno a disposizione (dai tamponi ai test sierologici, ecc.), visto che ci sarebbe bisogno di iniziare una “mappatura” a partire intanto da tutti coloro i quali dovranno andare a lavorare, a seguire tra tutti gli over 60enni.

  • Supporto ai cittadini: Contemporaneamente bisognerebbe attivare tutte le iniziative necessarie per supportare i cittadini nel provare ad usufruire più agevolmente intanto degli strumenti di sostegno economico esistenti come il reddito di cittadinanza, indennità 600 euro, sospensione mutui, ecc. (realizzando magari degli accordi con i CAAF per potenziare alcuni servizi e/o istituendo o potenziando uffici comunali preposti).
  • Supporto alle Imprese: Credo ancora si possa ragionare utilizzando il Patto Territoriale Zona Ovest (di cui Venaria fa parte ed è co-fondatrice) per attivare iniziative di supporto informativo e pratico anche alle aziende, in particolare a quelle piccole e medie che caratterizzano il nostro tessuto produttivo, che verosimilmente possono essere le realtà produttive con maggiori difficoltà sia a realizzare la prevenzione sia ad affrontare le conseguenze economiche del Virus. Bisognerebbe verificare ad esempio quante di queste piccole e micro imprese hanno fatto la domanda per la Cassa Integrazione e quali esiti ha avuto tale domanda presso l’INPS? Penso sia possibile farlo.

Anche in questo caso si dovrebbero in fretta attivare azioni intanto utili ad utilizzare le opportunità già esistenti. Informazione e supporto sono sostanziali.

  • Supporto agli studenti e alle loro famiglie: L’istruzione è un diritto fondamentale e indispensabile alla convivenza civile. Anche in questo caso sarebbe opportuno che gli alunni e le famiglie fossero supportati e informati. Le scelte non possono essere appannaggio soltanto dei dirigenti scolastici o degli insegnati, che evidentemente svolgono la propria funzione egregiamente pur in condizioni di grande disagio, ma non è corretto e credo non sia utile che le famiglie e gli allievi svolgano un ruolo assolutamente passivo. Diventa necessario dotarsi di un piano che deve essere condiviso, sulla didattica a distanza e sulle prospettive (evidentemente non mi riferisco al merito della didattica). Ma esistono anche altri aspetti da considerare a partire per es. da una programmazione di eventuali interventi di manutenzione o ristrutturazione, sulla sanificazione e riprogettazione dell’utilizzo delle aule e degli spazi che prima o dopo dovranno ospitare gli alunni. In ultimo non per importanza, lo scrivo da persona estremamente consapevole che la scuola non è una babysitter, sono necessarie azioni per le famiglie e i genitori lavoratori per gestire la conseguenza della chiusura anticipata delle stesse. Non sarebbe opportuno ragionare anche da questo punto di vista su un monitoraggio e l’elaborazione di iniziative di supporto?

Concludendo

Con azioni di questo tipo in primo luogo sono convinto si possano raggiungere obiettivi più ambiziosi per affrontare adeguatamente l’epidemia e le sue conseguenze.

Inoltre penso si possa prevenire il grave rischio di una ulteriore deriva culturale, di distacco dalle istituzioni pubbliche, dalle prassi democratiche, il rischio che cresca una conflittualità tipo i “forconi”, perché considero con questo tipo di iniziative o altre migliori, certamente non ordinarie, si possa prosciugare la palude in cui sovente i cittadini vivono o hanno la percezione di essere, una palude sociale in cui può crescere il “virus” antidemocratico. Un “Virus” pericoloso quanto la malattia.

E a questo proposito vanno conosciute e recuperate le esperienze virtuose che ci sono nel tessuto sociale di Venaria, metterle “all’onore del mondo” perché così facendo vengano opportunamente imitate.

Questo dovrebbe esse uno dei compiti dell’attuale Commissaria: non costa niente! La politica deve fare il suo mestiere. Dovrebbe essere un approccio ragionevole e, quasi scontato. Ma in questa fase perfino l’ovvio forse è qualcosa di straordinario.

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Il ritorno del supereroe

Carlo Viggiani 43 anni
Tecnico di laboratorio chimico
Delegato sindacale FIOM dal 2017

Per il nostro supereroe è ora di ritornare a mettere il mantello, ora che le acque si sono calmate puó tornare in trincea. Il suo posto è sempre lì, lo attende così come lo ha lasciato, ed esattamente come prima tornerà a casa da lavoro impaurito, perché da allora nulla è cambiato, abbiamo solamente preso tempo, cercando di vedere se nel frattempo qualcuno o qualcosa si muovesse.

E lui, che chiede di lavorare in sicurezza, viene magari accusato di essere egoista o di essere responsabile della morte economica del Paese; già, perché la colpa è sempre degli altri, ma in fondo se ti va male finirai in una bella lista di caduti per il lavoro. Diverrai un eroe per sempre.

Non è un film di fantascienza e i supereroi purtroppo non esistono, ci sono solamente molti lavoratori che si sentono soli ed abbandonati a se stessi, ma in questa folle situazione, è chiaro a tutti che nessuno si salva da solo.

Purtroppo, però, viviamo nella società in cui si delega tutto, in cui si sente il bisogno dell’uomo forte al comando che prende le decisioni per tutti.  Fortunatamente, non tutti la pensano così, qualcuno pensa ancora che si debba dare il proprio contributo affinché il mondo sia un posto migliore.

È giunto il momento di contribuire alla costruzione del futuro (nostro, ma soprattutto dei nostri figli): solo una comunità solidale, equa e sostenibile ci salverà dal collasso. Aiutiamo ad aiutare. Insieme ce la possiamo fare.

Da un pensiero di Mauro Scardovelli:

Le idee diventano qualcosa a cui è attaccata la nostra sopravvivenza.
Per questo vi invito seriamente quando fate un dialogo con qualcuno ad avere infinito rispetto delle idee che questa persona ha, qualunque esse siano