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IL MASSACRO DEL CERONDA

Gian Carlo Perosino
Ex Insegnante in pensione
https://green-crest.blog/

Nell’ambito del dibattito politico locale, soprattutto nei tempi delle competizioni elettorali, si sente spesso affermare che, in primo luogo, bisogna vincere. Per vincere bisogna saper comunicare, essere “convincenti” nei confronti dei cittadini. Occorre proporre argomenti facilmente comprensibili, sintetizzabili con brevi slogan, legati ai problemi quotidiani, evitando di “volare troppo alto” o di raccontare di “massimi sistemi”, di trattare “argomenti di carattere globale” (apparentemente meno legati a quelli di carattere locale). Per esempio il tema dell’ambiente è forse riconosciuto come importante, ma come se fosse una questione lontana, di competenza dello Stato e delle grandi organizzazioni internazionali, quali Europa ed Organizzazione delle Nazioni Unite. Cosa mai può fare una piccola amministrazione locale? Quindi quale importanza può essere riconosciuta dai cittadini/elettori e fino a che punto può essere coinvolta la politica?

In realtà il tema dell’ambiente è fondamentale e le azioni di governo locale possono essere determinanti ed incidere direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. Dato lo scarso spazio disponibile per un breve articolo, si propone un solo esempio, ma molto significativo e riguardante l’ecosistema fluviale del Ceronda, il corso d’acqua responsabile della situazione di rischio idrologico nel territorio della nostra città.

Il tratto fluviale compreso tra Druento e Venaria è stato recentemente oggetto di un importante intervento di sistemazione idraulica, al fine di “compensare” alcuni effetti erosionali conseguenza degli ultimi eventi di piena, i quali, di fatto, avevano contribuito ad allargare il letto del Ceronda, cioè ad ampliare la sua sezione ci deflusso. Le erosioni inoltre avevano interessato le sponde non protette dalla tipica vegetazione naturale spondale ai bordi di campi agricoli, in aree per nulla interessate dalla presenza di edifici e infrastrutture, per di più in territorio protetto.

Invece di lasciar fare al Ceronda il suo mestiere di fiume, con la massima possibilità di divagazione, libero di occupare le sue fasce di pertinenza (perimetrate dalla Natura negli ultimi 15.000 anni), sono entrate in azione le ruspe che hanno letteralmente devastato il corso d’acqua, le sue sponde e le aree limitrofe (figura 1).

Figura 1

1 – Le ruspe sono entrate nell’alveo del Ceronda, letteralmente devastandolo.

Il risultato è il seguente:

  • il prosciugamento per ampi tratti ha determinato la soppressione di una parte significativa dell’ittiofauna;
  • la distruzione del bosco ripario;
  • la riduzione della funzionalità fluviale, importante per garantire i processi di mantenimento della buona qualità delle acque;
  • un incremento, seppur lieve, del rischio idrogeologico verso valle (cioè verso Venaria), in quanto sono stati ridotti i naturali sistemi di dissipazione dell’energia delle acque di piena (il fiume è stato ridotto ad un canale; figura 2).
Figura 2

2 – Il letto del ceronda è stato prima prosciugato (deviando l’acqua lungo un canale parallelo). Quindi la sua larghezza è stata ridotta e sulla destra è stata realizzata una scogliera che in parte ha sostituito la vegetazione spondale. Le acque di piena “rimbalzeranno” sulla scogliera stessa e scivoleranno verso valle senza perdere energia, perciò più pericolose e tutto ciò per evitare l’erosione di qualche metro di campo agricolo di scarso valore.

Tale intervento è servito a far lavorare per un mese 4/5 operai, a rovinare la natura del fiume e a renderlo un po’ più pericoloso verso valle. Sono stati spesi i “nostri” soldi, quelli che sarebbero sufficienti per garantire il lavoro a due insegnanti per cinque anni, oppure per realizzare due o anche tre posti di terapia intensiva di cui oggi tanto si parla. Ma dato che interventi del genere sul reticolo idrografico locale (ed in generale su quello piemontese) sono assai numerosi e molto rari quelle veramente necessari, possiamo facilmente innaginare quanti soldi vengono letteralmente “bruciati” invece di essere investiti per i settori fiondamentali (sanità, scuola, ricerca,…).

Quando, a fronte di richieste specifiche, ci rispondono che non ci sono i soldi, non dobbiamo accettare una simile risposta, ma dobbiamo pretendere che ci spieghino per quali altri impieghi sono stati previsti.

Una risposta su “IL MASSACRO DEL CERONDA”

Concordo pienamente con Giancarlo, come vengono spesi i soldi, quanto alla pericolosità del Ceronda sicuramente più viene incanalato più aumenta la sua forza. Si dice comunque che prima o poi i corsi d’acqua so riappropriamo del proprio alveo originale.

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