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DECRESCITA E RUOLO DELLA NUOVA SINISTRA

Diadmin

Gen 17, 2021

Sono già esaurite le risorse naturali prodotte dalla Terra per il 2020. Dal 22 agosto è iniziata la fase del “debito”, calcolato dal Global Footprint Network*1
. Si è trattato di un anno eccezionale,
fortemente condizionato dalla crisi economica dovuta alla clausura imposta per la lotta contro il Covid-19. Ma nell’anno precedente (2019) la data fatidica fu il 29 luglio, quando si consumarono 1,6 pianeti. Si tratta dell’Earth Overshoot Day, il giorno in cui si finisce di utilizzare quello che il
pianeta produce in un anno per consumare le risorse del futuro. Nel 1993 era il 21 ottobre. Dal 1970 l’impronta ecologica degli abitanti della Terra è più che triplicata e a questi ritmi serviranno le risorse di due pianeti entro metà secolo. Per l’Italia i ricercatori hanno verificato che l’impronta
ecologica sta diminuendo dopo il picco dei primi anni 2000, ma è quasi quattro volte superiore alla biocapacità del nostro Paese.
Limiti fisici del pianeta e dello sviluppo
La questione dei limiti fisici del pianeta è oggetto di dibattito da molti decenni; essa fu affrontata, mediante criteri scientifici, con il primo “rapporto sui limiti dello sviluppo” commissionato al MIT
(Massachusetts Institute of Technology) dal Club di Roma*2
Fu pubblicato nel 1972 e rappresentò il primo tentativo di utilizzo di complessi modelli di simulazione al computer allo scopo di prevedere
le conseguenze della continua crescita della popolazione sulla Terra e dello sfruttamento delle risorse sull’ecosistema globale sulla sopravvivenza della specie umana. Quel rapporto fu oggetto di un dibattito molto contrastato e polemico. Esso raccomandava molta attenzione all’evoluzione demografica della popolazione umana e di mantenere costante il livello di ricchezza e di sfruttamento della Natura, in quanto allora il pianeta era ancora in grado di produrre le risorse necessarie e di smaltire i rifiuti. Gli Autori furono fortemente criticati soprattutto perché anche solo l’idea di porre un freno alla crescita avrebbe comportato la crisi di un modello socioeconomico ormai profondamente radicato in tutto il mondo (o quasi). L’avversione verso il rapporto del MIT non era dovuto ad una critica oggettiva, ma ad un atteggiamento ideologico e politico che rifiutava una realtà scomoda. Gli Autori del rapporto furono liquidati come visionari ecocatastrofisti.
Trent’anni dopo tre degli scienziati che avevano lavorato alla redazione del primo rapporto del 1972 (MEADOWS D., MEADOWS D. e RANDERS J.), sulla base di strumenti informatici più raffinati e di una enorme mole di dati, pubblicarono un testo sui “nuovi limiti dello sviluppo” giungendo alla seguente conclusione: i limiti dello sviluppo sono già stati superati. È una versione più pessimistica rispetto a quella precedente e ciò perché la crescita nei decenni intercorsi è aumentata con un ritmo superiore
a quanto previsto. L’incremento demografico è proseguito oltre le previsioni e di conseguenza il consumo delle risorse naturali ha anticipato l’esaurimento della sostenibilità. Il primo rapporto del 1972 aveva innescato un netto rifiuto da parte delle classi dirigenti, ma aveva anche sollevato non poche perplessità nella comunità scientifica. Il momento storico degli anni settanta (e ancor più nei due decenni successivi) era dominato dall’ottimismo e nulla doveva porsi come ostacolo all’ubriacatura dell’incremento della ricchezza.

*1) Nel 2003 Mathis WACKERNAGEL e altri fondarono il Global Footprint Network, che si propone di migliorare ed aggiornare la misura dell’impronta ecologica e di conferirle un’importanza analoga a quella del PIL. Il Global Footprint Network collabora con 22 paesi (tra i quali Australia, Brasile, Canada, Cina, Finlandia, Francia, Germania, Italia,
*2) Associazione non governativa, non-profit, di scienziati, economisti, uomini d’affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di stato

Con il passare degli anni sono risultati segnali sempre più evidenti sui rischi reali del pianeta ed il nuovo rapporto sui limiti dello sviluppo
non ha fatto altro che offrire una sintesi di ciò che gran parte della comunità scientifica internazionale aveva ormai riconosciuto. Oggi quasi tutti gli scienziati e ricercatori del Mondo sono fortemente preoccupati sul destino del pianeta, ma i loro accorati appelli sono quasi del tutto trascurati dagli economisti, dai capi di governo e dai leaders delle principali forze politiche, con poche distinzioni tra le destre e le sinistre tradizionali.
Evidentemente la fede nella crescita infinita è più forte della ragione e ciò nonostante alcune marcate evidenze. Infatti la grave crisi economica attuale è contemporanea, ma conseguente e causa, di altre crisi del Pianeta.

  1. Esplosione demografica (il ritmo di crescita della popolazione mondiale ha confermato le più
    pessimistiche previsioni formulate nel passato; ogni anno si aggiungono 80 milioni di persone, per la maggior parte “poveri”; abbiamo raggiunto il traguardo di oltre 7 miliardi di individui, ma stiamo andando velocemente verso gli 8 miliardi e “tutti” hanno il diritto ad una vita almeno decorosa e quindi “tutti” hanno il diritto di consumare le risorse del Pianeta *3
  2. Crisi energetica (nonostante i progressi tecnologici inerenti nuovi fonti energetiche e sistemi meno energivori, si prevede comunque un incremento dei consumi per sostenere la crescita; ma i combustibili fossili, costituenti oggi la fonte principale senza ancora valide alternative, non sono inesauribili e già il petrolio ha raggiunto (o sta per raggiungere) il picco di produzione globale *4; quella energetica è una delle sfide del secolo per l’umanità).
  3. Crisi climatica (nel recente passato geologico della Terra sono stati documentati periodi con valori del tasso di CO2 nell’atmosfera paragonabili a quello attuale, ma non si è mai verificato un
    incremento così rapido come quello al quale stiamo assistendo; l’umanità sta procedendo ad un esperimento climatico rischiosissimo, con effetti ben noti ed ampiamente documentati; la drastica riduzione della produzione di “gas serra” deve costituire un obiettivo strategico della massima importanza).
    Fino all’anno 1800 circa è risultato un modesto aumento di concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’aria, intorno al valore di 280 ppm. Nei due secoli successivi è risultato un incremento fino al valore prossimo di
    380 ppm nella situazione attuale (quasi il 40 % in più).
  4. Crisi delle risorse (la stima dell’impronta ecologica costituisce una delle tante metodologie per confrontare i consumi delle risorse naturali con quelli potenzialmente producibili dal sistema Terra, ma non è il solo; diversi altri metodi portano allo stesso risultato; i limiti dello sviluppo
    sono stati raggiunti alla fine degli anni ottanta; da allora stiamo consumando le riserve del Pianeta determinando un “deficit” crescente e sempre più insostenibile).
  5. Sperequazioni e tensioni sociali (il succitato “deficit” globale viene pagato, in misura crescente, dalle porzioni più povere e più deboli della popolazione globale; l’impronta ecologica dell’italiano medio, per esempio, è pari al triplo di quella media globale, ma essa risulta molto diversa anche all’interno della popolazione del nostro Paese; il cittadino venaruese medio quattro volte tanto; ad ogni cittadino del Mondo spetta una fetta relativamente piccola di risorse e a condizione che esse
    siano distribuite in modo equanime, ma ciò non accade a causa dei privilegi di una minoranza della popolazione globale; intanto quella fetta si riduce per l’esplosione demografica; ciò inasprisce gli attuali conflitti sociali e ne innesca altri ancora più pericolosi, determinando uno
    scenario che potrebbe diventare ingovernabile).

L’illusione della crescita infinita
*3 “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela” (Gen. 1, 28). Questa frase del libro della Genesi indica le linee essenziali della vocazione dell’uomo sulla Terra (introduzione dell’omelia di GIOVANNI PAOLO II in occasione della celebrazione della parola per i fedeli dell’arcidiocesi di Macero – Brasile, 1991). Quindi quel “andate e
moltiplicatevi” ha ancora grande valore per chi segue con fedeltà i precetti della Chiesa cattolica romana, nonostante il fatto che Dio parlò con due uomini; ma come parlerebbe oggi a una popolazione mondiale che ha raggiungerà presto 8 miliardi di abitanti? Parlerebbe con le stesse parole della Chiesa Cattolica?

*4 Il Picco del Petrolio è il momento in cui la produzione mondiale raggiunge il massimo. Dopo questo punto, essa declina, con gravi conseguenze sulle disponibilità energetiche. Tale modello previsionale è costantemente aggiornato dalla ASPO (ASPO-Association for the Study of Peak Oil & gas – http://www.aspoitalia.it è il sito web italiano dell’Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio). Il picco potrebbe essere già raggiunto.


“Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito o è un pazzo o è un economista”. È la famosa frase pronunciata da Kennet BOULDING (economista, pacifista e poeta inglese
naturalizzato negli USA). Quella frase corrisponde ad una precisa domanda, ripetutamente rivolta agli economisti, nessuno dei quali si mai degnato di fornire risposte documentate. D’altra parte non potrebbero, in quanto non sarebbero in grado per diversi motivi. È interessante consultare le pagine web relative ai programmi curriculari (la discipline di insegnamento) delle
facoltà di economia. A parte la matematica quasi non esistono discipline scientifiche, in particolare quelle riguardanti la natura delle materie (le risorse naturali). Ma come è possibile trattare sui valori delle attività
dell’uomo (merci e servizi e dell’ammontare dell’equivalente in denaro) e dei loro scambi, ignorando l’origine, la qualità, la disponibilità in Natura dei materiali (materie prime) necessarie per le produzioni a qualunque livello? Ha ragione Yves COCHET quando afferma che “la teoria economica neoclassica contemporanea nasconde, dietro l’eleganza matematica, la sua indifferenza per le leggi fondamentali della biologia, della chimica e della fisica e in particolare quelle della termodinamica”. L’ecomia è una delle discipline più antiche, che da sempre ha accompagnato la storia delle civiltà. Nei secoli essa è andata via via evolvendosi in forme sempre più articolate, fino a diventare quell’insieme molto complesso dei giorni nostri, talora di difficile comprensione per la maggior parte delle persone. Tuttavia è facile riconoscere, anche per chi non è esperto, uno dei presupposti fondamentali della storia dell’economia e cioè la possibilità dello sfruttamento illimitato delle risorse del pianeta. L’economista, nel suo ragionare sui meccanismi che regolano le produzioni, gli scambi, i mercati e le transazioni finanziarie, quasi sempre ignora i meccanismi naturali che presiedono alla formazione delle risorse materiali ed energetiche. Certamente nelle diverse epoche ha dovuto confrontarsi con “accidenti” quali eruzioni vulcaniche, terremoti, alluvioni,… ma
limitati nel tempo e nello spazio; oppure non ha potuto ignorare periodi caratterizzati da epidemie, carestie, situazioni climatiche sfavorevoli,… che hanno coinvolto talora interi continenti, ma destinati comunque a
risolversi, spesso creando nuove prospettive di crescita. In tutti i casi sempre con la certezza della piena disponibilità di risorse apparentemente infinite e sfruttabili in misura via via maggiore con le crescenti
potenzialità della tecnologia. Questa è la storia che ha pesantemente condizionato la formazione culturale della maggior parte degli
economisti. Per loro non esiste la possibilità del venir meno di quello succitato come presupposto fondamentale, cioè lo sfruttamento illimitato delle risorse della Terra. Per tale motivo neppure prevedono di
rispondere in modo adeguato alla provocazione di K. BOULDING. Ciò significa un atteggiamento negativo, conservatore e superficiale nei confronti delle nuove teorie, ideologie, movimenti culturali,… che propongono ragionamenti alternativi o idee innovative rispetto ai gravi problemi che caratterizzano il mondo attuale e che l’umanità non ha mai conosciuto. Tale atteggiamento, da parte degli economisti, spesso considerati veri e propri opinion-leaders, coinvolge e condiziona poi i mezzi di comunicazione, le classi politiche e dirigenti e gli amministratori. A questo proposito si può citare, quale esempio qualificante, il movimento della decrescita felice.
Molto frequentemente ignoranza e superficialità, per le ragioni sopra esposte, caratterizzano le valutazioni espresse nei confronti del movimento per la decrescita felice. Per esempio spesso si sente affermare che è ridicolo pensare che tutti si possa tornare a “zappare la terra”, come se tale movimento predicasse l’idea di un ritorno indietro nel tempo, negando quindi i progressi tecnologici che, nelle società più ricche, hanno da
sempre accompagnato la crescita e quindi il benessere. In realtà nulla è più falso. Il movimento ispirato dalle idee di Nocholas GEORGESCU-ROEGEN e di Serge LATOUCHE assegna invece alla scienza ed alla tecnologia un’importanza strategica. Infatti il risparmio delle risorse e dell’energia, la scelta di un regime di vita più sobrio, la rinuncia agli sprechi più sfacciati del consumismo,… da soli non basterebbero per riportare la Terra verso un equilibrio sostenibile. La popolazione umana è ormai troppo numerosa, per cui, a fronte della necessità di ridurre lo sfruttamento delle risorse, occorre promuovere, per quanto possibile, la massima efficienza dei sistemi energetici e produttivi (compresi soprattutto le fasi del recupero e riciclo) e ciò significa un maggiore impegno nella ricerca scientifica e nel coseguente sviluppo tecnologico. Condizione necessaria per la descrescita felice è la massima promozione della “Cultura”.
Altra sciocchezza di cui si sente spesso parlare negli ultimi tempi è la seguente: in questa fase di grave crisi economica, con segno negativo del PIL, stiamo tutti sperimentando cosa significa la decrescita, con la
riduzione dei servizi (anche quelli essenziali), con la perdita di posti di lavoro, con l’aumento della povertà,… Tale affermazione è frequentemente ripetuta anche da rinomati economisti e da esponenti politici di primo piano nei talk-show e sulla carta stampata, a dimostrazione di quanto sia diffusa l’ignoranza e la superficialità di alcuni personaggi che tanta influenza hanno sull’opinione pubblica e tanta responsabilità hanno sulla governance dei processi economici.
Deve invece essere ben chiaro che la decrescita attuale la stiamo subendo e dato che gli attuali leaders politici non sono in grado di comprenderne le ragioni vere (insosteniblità a livello di Pianeta), non riusciamo a venirne fuori, in quanto le ricette che vengono proposte sono ancora quelle vecchie, quelle maturate nei secoli passati, quando il mondo era diverso.
La decrescita felice è ben altra cosa, che nulla ha a che vedere con quella che stiamo subendo. Essa infatti si basa sull’analisi approfondita di quali aspetti della vita moderna sono essenziali (sanità, scuola, cultura,
ricerca,…) e quindi da conservare e, per quanto possibile, promuovere ulteriormente, in coerenza anche con i principi della solidarietà e quali invece sono da ritenere non indispensabili o inutili o eccessivamente
energivori o impattanti sulla biosfera. Anche in questo caso si comprende quanto sia importante la massima promozione della “Cultura” a tuti i livelli.
Decrescita e sinistra
La politica è l’arte di governare la società; per Giovanni SARTORI è la “sfera delle decisioni collettive sovrane”. È un’arte complessa ed anche faticosa da praticare con onestà e coerenza, ma affascinante ed
indispensabile se condotta con le regole della democrazia. La complessità della politica comporta un notevole impegno per chi la pratica come soggetto militante. Essa infatti richiede una sintesi di un insieme vasto di
conoscenze e di competenze e, sulla base di esse, una buona attitudine all’analisi critica degli eventi passati e contemporanei, al fine di sviluppare proposte concrete per la soluzione dei problemi attuali della collettività e
di fornire prospettive per un futuro migliore. I partiti sono (o dovrebbero essere) le strutture organizzative adatte per permettere alle persone di esercitare la politica nelle migliori condizioni e di garantire il conseguimento concreto di obiettivi condivisi.
Pertanto, a “tutti”, ma in particolare a chi pratica la militanza ed ancor più a coloro che occupano posizioni importanti (dirigenti di partito, amministratori, governanti,…), viene richiesto il massimo impegno per lo
studio (analisi), inteso in senso generale. Ciò ovviamente non significa che “tutti” dovrebbero essere filosofi, economisti, fisici, naturalisti, insegnanti, medici,… ma che siano disponibili a comprendere, nella misura possibile secondo la disponibilità e la capacità di ciascuno, quali sono le radici storiche e culturali che sono alla base degli attuali sistemi sociali e soprattutto quali sono le nuove idee emergenti, i nuovi sistemi di
pensiero, le nuove correnti filosofiche e sociologiche maggiormente ispirate dalle conoscenze che via via emergono, in modo sempre più rapido, grazie soprattutto all’immenso lavoro che stanno conducendo i ricercatori in tutti i campi della cultura. Si tratta di un impegno intellettuale certamente faticoso, ma molto importante, soprattuto considerando che viviamo in un mondo globalizzato in rapida evoluzione e che ci pone sfide che l’umanità non aveva mai conosciuto. Ma se questo è l’atteggiamento corretto, allora non è più possibile tollerare l’ignoranza e la superficialità. Occorre recuperare una delle tradizioni fondamentali della storia della sinistra e cioè l’attitudine allo studio ed all’analisi critica a cui occorre aggiungere la propensione all’interesse nei confronti del “nuovo” come, per esempio, il movimento per la decrescita felice. Si tratta appunto di un movimento; non è un partito. L’insieme delle idee che esso esprime non è un programma politico di governo, ma una sorta di esercizio intelettuale che deriva dall’analisi attenta e meticolosa dei più importanti eventi che si stanno verificando a livello del pianeta. È qualche cosa di simile ad una corrente filosofica da guardare (e studiare criticamente) con interesse e curiosità, perché da essa si possono trarre suggerimenti e idee che potrebbero essere oggetto di elaborazione politica e quindi concretamente (ed utilmente) utilizzabili per azioni di governo vere e proprie.
Venaria Reale, dicembre 2020
Gian Carlo PEROSINO

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