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LISTA SINISTRA CIVICA

SINISTRA CIVICA IN LISTA!!!

e che lista…

Da ieri sera (13/07/2020/), SINISTRA CIVICA, dispone (orgogliosamente!) di una LISTA di CANDIDATE e di CANDIDATI plurale, ricca di persone con storie, esperienze e competenze eterogenee, che hanno saputo mettersi insieme, con grande spirito unitario, sostenendo le tre parole d’ordine programmatiche, riportate anche nel nostro simbolo, ovvero: SOSTENIBILITA’, EQUITA’ e SOLIDARIETA’.

È composta da DONNE (13) e UOMINI (11) che si riconoscono nei VALORI COSTITUZIONALI e che intendono combattere ogni forma di violenza e di discriminazione, ivi compresi razzismo e fascismo.

Una lista di candidate e di candidati all’amministrazione cittadina rispettosa delle differenze di genere e di età, rappresentativa di tutte le categorie sociali e professionali, dagli studenti a chi non è più lavorativamente attivo.

Che fa della differenza appunto un valore e del lavoro collettivo la propria forza, perché ognuna ed ognuno di loro possano concorrere alla formazione delle proposte e delle decisioni a cui saremo chiamati.

Una rosa di persone che è stata e sarà affiancata da un gruppo di lavoro che, con grande impegno ed abnegazione, ha in definitiva permesso di mettere in campo una progettualità che si richiama apertamente ai valori della sinistra.

Tutto questo nell’ottica di valorizzare la nostra città e di ricostruire una vera COMUNITA’ venariese, più coesa, solidale e giusta.

1) BOIETTO ALESSANDRA ANCONA 01/04/1998

2) CAMINITI MARIA ROSA BENESTARE (RC) 04/11/1979

3) CHIRICO NICCOLO’ VENARIA REALE (TO) 01/03/2001

4) COSTAMAGNA GIUSEPPE TORINO 21/02/1952

5) CRIVELLER VALENTINA VENARIA REALE (TO) 11/04/1984

6) D’APICE MARTA VENARIA REALE (TO) 31/12/1991

7) FERRANDO DARIA GENOVA 07/05/1948

8) GRAZIANO ROSA ROCCALUMERA (ME) 18/12/1946

9) IZZO FRANCO TORINO 03/07/1976

10) MANGIERI LUIGI CARIGNANO (TO) 19/04/1977

11) MANTOVANI MASSIMILIANO VENARIA REALE (TO) 15/08/1970

12) NOTO SONIA SANTINA VENARIA REALE (TO) 09/07/1981

13) PARMEGGIANI ANDREA TORINO 11/11/1974

14) PEROSINO GIAN CARLO TIGLIOLE (AT) 01/05/1951

15) PITTA ANNIBALE TORINO 08/11/1956

16) POLIERI SIMONA VENARIA REALE (TO) 02/04/1991

17) RITIRI MARINA TORINO 14/08/1961

18) RUBETTI MADDALENA TORINO 05/02/1947

19) SANTANGELO SEBASTIANA detta “LILIANA” TORINO 17/02/1958

20) SAVINO MARIA TORINO 14/08/1954

21) SCHIERANO SONIA VENARIA REALE (TO) 07/09/1976

22) VIANZONE LUCA GIOVANNI TORINO 01/07/1973

23) VIGGIANI CARLO VENARIA REALE (TO) 27/04/1976

24) ZECCHINATO GUALTIERO VENARIA REALE (TO) 18/02/1956

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Cara regione Piemonte che fine ha fatto il programma pit-stop?

Carlo Viggiani 43 anni
Tecnico di laboratorio chimico
Delegato sindacale FIOM

Anche il nostro poliambulatorio doveva farne parte, sebbene a me non risulta che non abbia mai visto la luce.

Lo chiedo per un amico: visto che il centrodestra venariese rivendica a sé stesso di riaprire il pronto soccorso (prerogativa della Regione, governata dal centrodestra) chieda, anche, a sé stesso che fine ha fatto questo progetto avviato a Rivoli, Susa e Pinerolo, seppure con tutti i suoi limiti (carenza di reagenti), come evidenziato dalla stampa locale. clicca qui per approfondire

Ancora una volta abbiamo perso un’occasione per dare un significato ad una struttura che rischia di diventare una cattedrale nel deserto.

Sempre rimanendo sul tema tamponi e mappatura del contagio, leggo con un certo disappunto che la regione Piemonte ha dato il via libera alla possibilità di effettuare test sierologici ai cittadini in laboratori privati, e chi non se lo può permettere?

Le istituzioni non devono tutelare la salute di tutti?

clicca qui per approfondire

Nonostante quanto propagandato, scopriamo che per la riapertura del pronto soccorso, se così possiamo definirlo, toccherà attendere luglio, salvo sorprese, dopo anche Giaveno, altro che prima i venariesi.

clicca qui per approfondire

Bisogna ammettere che, anche con il centrodestra in regione, il peso di Venaria, nel panorama piemontese, non è cambiato. È bene che su questo si rifletta tutti, se si ha a cuore il futuro della nostra città.

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IL CAMBIAMENTO CON IL PROGETTO CIVICO.

Come culture e storie differenti possono giungere ad una nuova idea della politica locale: l’Alleanza comunitaria.

Franco Izzo

Una breve premessa.

Negli ultimi decenni, paradossalmente, all’enfasi posta sulla necessità di rafforzare il ruolo delle autonomie locali, ha corrisposto un indebolimento strutturale delle loro capacità di incidere concretamente sulle problematiche sociali.

La ragione a mio parere sta principalmente nel fatto che, in ossequio ad un’impostazione neo liberista, il decentramento di poteri è stato concepito nell’ambito di un disegno complessivo di restringimento delle funzioni pubbliche.

Tale disegno si è realizzato in politiche che hanno trovato applicazione compiuta con il “patto di stabilità interna”. Nel concreto, le politiche adottate hanno vincolato gli enti locali ed in particolare i comuni ad un sintomatico taglio delle risorse disponibili (producendo conseguentemente un accrescimento dell’imposizione locale, una riduzione delle loro opere pubbliche, l’alienazione di parte del patrimonio comune e una disponibilità maggiore a rendere edificabili i terreni, esternalizzazioni e un aumento delle tariffe dei servizi, specie quelli a domanda individuale). Il blocco delle assunzioni, inoltre, ha determinato una aggiuntiva difficoltà degli enti locali a poter svolgere le proprie funzioni anche per una “carenza” di personale.

Ancora, le leggi elettorali e le normative sul funzionamento economico, amministrativo e politico, approvate nel corso degli anni, ne hanno drasticamente ridotto la capacità di rappresentanza democratica e appunto di possibilità di svolgere efficacemente la propria funzione politica.

Nonostante ciò, credo che gli enti locali abbiano e continuano a svolgere una fondamentale funzione democratica.

Contestualmente, le autonomie locali e soprattutto i comuni, restano le istituzioni più vicine ai cittadini e devono confrontarsi, seppure risultino sempre meno gli strumenti a loro disposizione, con una crescente domanda sociale (e non mi riferisco solo ai poveri), che potremmo definire di prossimità. Insomma, il Comune è la politica a portata di mano. Lo Stato come vicino di casa.

Infatti, i cittadini gli domandano tutto.

Il disagio sociale (che si esprime in varie forme, economiche e non), la disgregazione della società (a cominciare dai luoghi del lavoro, ma non solo), “la società liquida” cui si riferisce il sociologo Bauman, sono un dato oggettivo del nostro tempo: ciò nonostante la dimensione comunale resta, proprio dal punto di vista sociale, uno dei principali luoghi di tenuta delle relazioni, di resistenza dell’organizzazione civile e comunitaria ed anche di espressione della solidarietà tra le persone.

Con questo presupposto provo a indicare il mio punto di allontanamento degli schemi politici “classici” che vedono un centrosinistra contrapposto a un centro destra a prescindere dai contenuti, anche se poi, a ben guardare, i programmi di questi due schieramenti risultano sempre più simili.

Ovviamente, per me, questo non significa affatto che la sinistra non abbia ragione d’essere, piuttosto l’opposto. Ma una sinistra che “revisiona” la propria cultura in modo attivo e senza rinunciare ai propri valori. Il contrario di quanto ha prevalso negli ultimi decenni, ovvero una rivisitazione passiva del proprio punto di vista, che sostanzialmente ha significato subire quello degli altri.

La concretezza è il campo del confronto ed è proprio sulla concretezza delle priorità di intervento e dei progetti che si può validare un programma politico. Ma tra le priorità a mio parere deve esserci il sistema delle relazioni, deve esserci appunto la Comunità. Quindi, una buona amministrazione, non può essere semplicemente quella che eroga i servizi nel modo migliore. Una buona amministrazione è anche quella che promuove e si interroga su percorsi di riorganizzazione e autodeterminazione della propria Comunità, con intenzionalità e inclusione.

La riorganizzazione della Comunità

Sul tema “del lavoro comunitario” nel corso degli anni in molti hanno scritto e agito.  Osservando la nostra città penso sia giusto valutare il lavoro e le proposte di Gianni Marchetto e la sua Associazione “Esperienze e Mappe grezze”, esplicitamente riferite all’ opera e all’esperienza di Saul David Alinsky, diffusa negli USA e noto per la sua attività di organizzatore di comunità. Appunto, nelle sue iniziative, Alinsky metteva sempre al centro del tentativo organizzativo proprio l’autodeterminazione della comunità.

A questo proposito, la nostra città, ha la possibilità di riconsiderare anche il lavoro realizzato dall’Amministrazione Catania “Ter”, ovvero il tentativo di costruzione del nuovo Piano Regolatore Sociale, troppo facilmente accantonato dal Sindaco Falcone e dal Movimento 5 Stelle. Tale intento, che è stato ovviamente ignorato anche dagli altri soggetti politici, rappresentava un modo molto concreto per praticare un’idea nuova di riorganizzazione della nostra Comunità sui temi del welfare, importante sia per i suoi contenuti e allo stesso modo, altrettanto utile per i metodi adottati.

Anche l’esperienza del Bilancio Partecipativo voluta dall’ amministrazione grillina uscente, pur considerando i suoi limiti, consistenti a mio parere nella eccessiva centralità data alla Giunta comunale e al Sindaco, merita di non essere abbandonata, piuttosto inserita in una pratica più sistemica e allo stesso tempo più spontanea.

Proprio in virtù del “lavoro” di costruzione della Comunità Venariese, evidentemente, bisogna considerare l’importante attività di tutti quei soggetti che agiscono quotidianamente con il proprio impegno solidale: Caritas, OO.SS, Associazioni Culturali e sportive, le scuole cittadine, il CISSA e altri soggetti istituzionali.

In questo senso e sempre più chiaramente, la soluzione di problemi sociali, la possibilità di iniziative di sviluppo comunitario, diviene realizzabile con modalità operative adattabili e decentrate, in contesti più vicini alla quotidianità e fondate sulla promozione di reti miste, intese come sistema di corresponsabilità tra soggetti diversi. Fare sviluppo di comunità significa considerare la comunità intera come attore di cambiamento sociale.

A mio parere, tra gli elementi emersi con la Pandemia, c’è appunto il bisogno di mettere in campo le specificità territoriali, il dinamismo sociale, riconoscere la Comunità, attivando sinergie tra gli enti statali e i soggetti privati su obiettivi di interesse pubblico molto definiti, come ad esempio la salute e la prevenzione.

Il Progetto Civico, Alessandro Brescia e l’Alleanza Comunitaria

Il 15 febbraio 2020 viene presentato Progetto Civico e Alessandro Brescia candidato Sindaco, in una conferenza stampa in cui Alessandro Cubello, Flavia Bogiatto, Pino Capogna parlano delle ragioni per cui, persone con culture e storie politiche molto diverse, hanno deciso di collaborare ed impegnarsi in vista delle prossime elezioni amministrative, con un Progetto fuori dagli schemi: porre al centro appunto l’ idea che la amministrazione assuma tra i suoi obbiettivi  principali proprio “il rafforzamento delle relazioni sociali”, “ la riorganizzazione della Comunità” il progetto di “una Alleanza Comunitaria”. Questo credo sia l’elemento principale di distinzione dagli altri progetti in campo: gli altri in sostanza domandano una delega e cercano di presentarsi come affidabili e migliori. Progetto Civico considera fondamentale per realizzare un progetto di cambiamento concreto nella nostra città che si mobiliti l’intera comunità.

Con l’articolo del 12 maggio 2020 Alessandro Brescia torna sul tema, dopo la drammatica e ancora in essere vicenda pandemica: 

“Il Comune come possibile “agente” di sviluppo locale per promuovere un’ALLEANZA DI COMUNITA’, capace di dar vita a un “SOGGETTO COLLETTIVO MULTI-ESPERTO”, frutto dell’integrazione di saperi, risorse e azioni dei soggetti, pubblici, privati e del terzo settore.”

La parola comunità, le idee comunitariste, non sono quindi una novità nel mondo e nel nostro paese. Hanno una storia lunga e differenziata. Anche nella nostra città mi è capitato di conoscere persone che si definivano comunitarie. Sono parole maggiormente appannaggio di operatori sociali, associazioni impegnate sul fronte dell’assistenza e della solidarietà. La novità del “Progetto Civico” sta nel voler trasformare queste parole e idee in un programma politico per la nostra città. Un’Agenda politica per l’Innovazione Sociale e per lo Sviluppo sostenibile di Venaria Reale.
Un’idea che a suo tempo anche il Comitato Comunità Futura di Chindamo, Russo e Longo aveva provato a proporre a tutte le forze democratiche cittadine incontrando tanto interesse quanto incomprensione. Quindi, per quanto sia faticoso questo percorso, fatto di un confronto autentico, difficoltà oggettive dovute alla sproporzione di mezzi e strumenti rispetto agli altri soggetti politici in campo, problematicità derivanti proprio dalla diversità rispetto alla consuetudine politica,   per quanto complesso sia praticare la democrazia e riconoscere lo “straniero”, inteso in senso lato, come colui che è diverso da te, Progetto Civico per Venaria è qualcosa per cui vale davvero la pena impegnarsi, nei modi e nelle forme che si renderanno possibili. l

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50 anni di diritti

Carlo Viggiani 43 anni
Tecnico di laboratorio chimico
Delegato sindacale FIOM

Era il 20 maggio 1970, quando venne varata la legge 300 “Lo Statuto dei Lavoratori”, una conquista epocale, in quanto, prima di allora, la situazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro non era minimamente paragonabile a quella odierna, una parola di troppo, o semplicemente un no ed eri fuori, licenziato o nel migliore dei casi, confinato in qualche reparto.

Sebbene siano trascorsi 50 anni, basta rivolgersi a chi queste ingiustizie le ha vissute in prima persona, e che ora assiste impotente a questo scempio, fatto di un susseguirsi di conquiste che vengono meno, riportando indietro nel tempo la situazione.

Nel corso degli anni si è assistito ad un tentativo subdolo di spostare gli equilibri, di quello che già per sua natura è un rapporto impari, quello tra datore e dipendente.

Fino ad arrivare a quel maledetto 7 marzo 2015, data di approvazione del Job’s Act, dopo anni di tentativi, accadde quello ancora oggi in molti non si spiegano, un clamoroso autogol da parte di quella che agli occhi di tutti rappresentava la sinistra italiana, sebbene di sinistra avesse ben poco, lo statuto dei lavoratori viene depredato di quello che era uno dei suoi punti cardine, ovvero l’articolo 18, facendo credere a tutti che fosse cosa buona e giusta.

La domanda è: perché dare all’imprenditore la possibilità di licenziare senza giusta causa? È stata una dimostrazione di forza,una sconfitta pesante per tutti, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze.

Quella pseudosinistra, oggi finalmente esce allo scoperto strizzando l’occhio alle destre, dopo averlo strizzato ai padroni. E noi spaventati da questa pandemia, che mina a ciò che di più importante abbiamo, ovvero la salute, oggi riscopriamo l’importanza dei diritti e delle tutele sui luoghi di lavoro.

Ci aspettano anni di grandi cambiamenti, non commettiamo più gli errori del passato, i diritti non si vendono.





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“LIKE”, PEZZI MANCANTI DEL PUZZLE PROGRAMMA?

Massimiliano Mantovani
50 anni Operaio-

Come tutti sanno Venaria Reale arriva da un’esperienza di pluri-commissariamento decisamente anomala; è infatti la terza volta che la nostra città viene appunto commissariata, questo è il dato oggettivo.

Sicuramente i più impegnati politicamente argomenteranno il dato scambiandosi colpe, imputandosi a vicenda accordi non responsabilmente sostenuti, altri indicheranno il motivo nell’ incompetenza amministrativa e/o all’inesperienza politica; viceversa. molti altri, potrebbero vantarsi di esser stati all’opposizione ed appuntarsi fieri la medaglia per aver messo in difficoltà le varie maggioranze e quindi riuscendo a far cadere il sindaco di turno.

Non è mio volere analizzare le cause e le dinamiche, sia politiche che personali, che hanno portato a tali esiti. D’altro canto, ci siamo ormai abituati da associare la politica ad un nome che ci dia più o meno garanzie di affidabilità, simpatia, onestà, competenze e quant’altro tocchi la nostra emotività. Questa cattiva abitudine, in molti casi, ci ha fatto dimenticare che le caratteristiche appena elencate dovrebbero essere messe a disposizione da soggetto che si candidi a rappresentare un progetto comune, ovvero “il Programma”. Un programma che formuli delle proposte politiche e le linee guida da seguire nel quinquennio avvenire.

L’ideale sarebbe avere un programma ampiamente discusso con quella parte di cittadini che abbiano la voglia e la costanza di partecipare alla costruzione dello stesso, per poi, una volta condivisi i punti, renderlo pubblico. In modo da permettere a tutti eventuali modifiche e/o integrazioni. Rendere pubblico il proprio programma per una forza politica, qualunque essa sia, dovrebbe esser il primo obbiettivo al quale pensare, in modo da consentire al singolo cittadino di avere piena consapevolezza del suo voto e di sentirsi parte integrante di un percorso. Uno dei motivi per il quale siamo stati commissariati in questi anni, forse, andrebbe ricercato proprio nella mancata e piena condivisione del programma, nei tempi e nei modi adeguati a favorire partecipazione e consapevolezza.

Tuttora, nella nostra città, le varie coalizioni che intendono presentarsi non hanno ancora palesato il proprio programma, se non, in certi casi in forma di bozza. In altri bisogna raccogliere pezzi del puzzle dentro “la scatola” dei social network, per farsi una vaga idea delle proposte di governo della città.

Alcune ricerche in materia di comunicazione politica, eseguite coinvolgendo elettori residenti in vari comuni dove si era prossimi al voto, mostrano dati interessanti: circa il 57% degli intervistati legge i programmi dei candidati, ma solo il 10% lo ricorda. Questo ultimo dato è quello che ci fa capire che per rendere un programma utile alla città occorre che quest’ultimo sia l’esito di un percorso inclusivo, partecipato e condiviso.

Purtroppo, da parte delle varie coalizioni, ad oggi, ci sembra di assistere alla mera ricerca forsennata di qualche “like” in più.

Mentre, proprio oggi ed a maggior ragione nella difficile situazione economica e sociale legata all’epidemia in atto, servirebbe un programma politico che guardi al futuro e che indichi delle linee guida per affrontarlo.

Oltre che all’intento della buona ed efficace amministrazione della macchina comunale, che dovrebbe essere insita in coloro che si candidano a responsabili della città, nei programmi mi piacerebbe vedere scritto quanto segue:

-quali sono le prospettive a tutela del Parco Pubblico “la Mandria” e, soprattutto, se la futura amministrazione intenda far sì che rimanga appunto un bene pubblico;

-quali sono le prospettive per la messa in sicurezza delle sponde fluviali;

-come si pensa di agire per migliorare il welfare comunale;

-come si pensa di sostenere i molti commercianti non ubicati nelle vicinanze delle vie centrali;

-come si intende, sempre che lo si intenda, recuperare gli edifici abbandonati tipo le ex caserme che sono comunque strutture del pubblico in gestione all’ente di competenza ma sempre a servizio del pubblico, per non fargli fare poi la fine dell’ex infermeria quadrupedi data in mano a privati;

-che volontà si ha, sempre che la si abbia, di favorire la democrazia partecipata, la reintroduzione e rimodulazione dei comitati di quartiere quali unico punto di reale contatto fra i cittadini ed il palazzo comunale;

-che si abbia intenzione di chiedere alla Regione Piemonte il rispetto dell’accordo siglato nel 2010  per la realizzazione del secondo lotto dell’ospedale.

-che vi siano indicazioni atte a migliorare le strutture scolastiche pubbliche, fucina della cultura dei nostri figli,  presenti all’interno del nostro territorio

Questi sono i punti che vorrei poter leggere nei programmi delle coalizioni e molti altri ancora e credo che anche tanti miei concittadini sarebbero lieti di leggerli.

Ma per ora posso solo immaginare che la “destra cittadina” segua gli schemi di quella nazionale, magari favorendo i ricchi anziché i più bisognosi, come nel caso della “flat tax”, o rinfocolando l’odio verso le minoranze, come nel caso degli immigrati.

Mentre, nella cosiddetta coalizione di “centro-sinistra”, ci si impegna a far conoscere la figura, come giusto che sia, della candidata sindaca, tralasciando, per il momento, di rivelare indirizzi politici precisi. In tale contesto, il puzzle della nostra città continua a rimanere scomposto, quando invece avrebbe un urgente bisogno di tasselli impegnativi, quali ad esempio la sostenibilità ambientale, l’equità e la solidarietà, requisiti indispensabili per affrontare nel migliore dei modi i complicati giorni futuri, al posto di qualche facile “like”

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Silvia Romano

Luigi Mangieri 43 anni
Gestore clienti società di factoring,
settore bancario

Nei giorni scorsi è stata liberata Silvia Romano.

Il suo impegno come cooperante nei paesi in via di sviluppo dedicandosi ai bambini orfani, ha rappresentato una delle declinazioni migliori del concetto di solidarietà che la nostra lista presenta tra i suoi valori fondanti e che cercheremo di destinare al futuro della nostra città.

Non dimentichiamo però le voci che l’hanno offesa indegnamente: “poteva stare a casa e aiutare gli italiani”, “se l’è cercata”, solo per citarne alcuni.

Noi non la giudichiamo, anzi sosteniamo con forza che il clima d’odio e la caparbietà nell’attaccare il prossimo, lo straniero, o solamente quello che non conosciamo, perché in fondo fa paura, siano degli stupidi esercizi che si macchiano di superficiale e barbara inconsistenza.

Gli attacchi senza dati alla mano, o totalmente inventati, sono sempre più frequenti, ma la società che immaginiamo per la nostra città è fatta di competenze, che nel recente passato sono mancate, e di visione del futuro; questo anche grazie all’aiuto di chi fa parte, o lo vorrà fare, della nostra lista, compresi i soggetti che hanno già amministrato, sapendolo fare, la Res publica.

Silvia è stata attaccata anche nei momenti della liberazione e al suo ritorno in Italia da parte di chi si è fatto troppe domande sulla sua conversione all’Islam.

Anche in questo caso è desolante ricordare ancora una volta che noi non pesiamo certi tipi di scelte; ma non scordiamoci da quale parte politica o quotidiano partono le accuse e “se il problema è il vestito, occupatevi di quelli in nero con il braccio alzato” (cit. Andrea Purgatori) che, aggiungo, vogliono governarci anche a livello locale 

Probabilmente la nostra cooperante non è stata messa completamente a conoscenza dello stato della società ai tempi della pandemia, trovandola diversa da come l’aveva lasciata, ma uguale nell’ignoranza di certa classe politica che sembra non voler capire di come il pianeta si stia riprendendo ciò che gli era stato tolto e che occorreranno scelte ambientali che hanno come obiettivo la sostenibilità anziché la cementificazione (monitoraggio delle emanazioni provenienti dalla Barricalla e gestione dell’Ecocentro).

Auspichiamo che la politica ritorni a compiere scelte attraverso le leve dei soggetti più esperti, senza cadere nell’incompetenza e nei finti slogan e cortesie che cercano solamente di attirare consensi.

“Non nascondetevi dietro la politica. E’ l’umanità” che vi manca” (cit. Riccardo Cucchi).

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Affinché il virus non contagi la democrazia La politica deve svolgere la propria funzione.

Franco Izzo 43 anni

Riflettendo pure autocriticamente su questi mesi e sulla nostra realtà cittadina, un tema emerge, ancora più in quanto commissariata, affrontato molto parzialmente nel dibattito pubblico: mi riferisco al tema del ruolo che in un momento tanto difficile deve avere la politica. In poche parole ritengo che la politica deve essere protagonista e attenta promotrice delle prassi democratiche. Una questione molto concreta.

Sul polemizzare e il dissentire.

Il confronto e le divergenze sono una parte importante della democrazia. Il conflitto delle idee non è un disvalore. Piuttosto quando manca il confronto a mio parere è più probabile che si realizzino scelte sbagliate e opache. O che prevalgano le opinioni e/o gli interessi di pochi. La fase straordinaria che stiamo vivendo è tale anche dal punto di vista democratico, con questo non intendo criticare l’operato di alcuno, preferisco proporre una riflessione concreta su quanto è possibile e necessario realizzare per “convivere” con il COVID 19 tutelando il più possibile la salute, il reddito e permettetemi la democrazia.

Infatti sono convinto che la democrazia è inerente alla quotidianità di ciascuno, tutt’altro che astrazione o semplice rispetto delle regole e delle norme.  In altri termini norme e regole sono necessarie, ma ancora più lo sono le pratiche e la cultura.

La condizione in cui ci troviamo.

La fase che viviamo è difficile e rischia di diventare pure peggio. Dovremmo riconoscere per onestà che la pandemia ha aggiunto tragicamente incertezza e precarietà ad un quadro sociale, economico e politico che certo non si presentava come idilliaco. A mio parere la pandemia è stato un acceleratore che ha evidenziato i limiti del liberismo e del suo modello economico e sociale. Ritengo altresì che tutti possiamo riconoscere di trovarci a dover affrontare una situazione straordinaria e di emergenza.

Il politico è chi politica fa. (citando il film Forrest Gump)

A prescindere quindi dal mio approccio politico e culturale, di uomo di sinistra, mi sorprende molto l’atteggiamento della politica che realizza polemiche di basso profilo (quindi non assumendo la realtà come il campo del confronto), nondimeno quanto coloro che nella sostanza a fronte di una situazione straordinaria, assumano per poterla gestire, modi e proposte assolutamente ordinari e in continuità con le politiche prevalenti prima della pandemia. Quindi per meglio uscire dall’emergenza sono necessarie azioni straordinarie per quanto ponderate e il più possibile condivise, anche nella nostra città, priva di un sindaco, di una Giunta e di un Consiglio Comunale. In questo senso è inevitabile e forse dovuto, ricordare al Commissario prefettizio che nella nostra comunità esiste una società civile e una vita democratica. Esiste la politica. Tutte le azioni che in qualche modo condizionano la vita sociale hanno un valore politico. Quindi si prestano ad un confronto.

Pertanto ritengo doveroso di mio fare alcune proposte che possano evidenziare l’utilità della politica e il nesso tra la democrazia e la sua validità.

  1. La tutela della salute e prevenire i rischi dall’epidemia COVID 19 sono prioritari, sarebbe importante che nella nostra città si costituisse un Comitato istituzionale e partecipato allo scopo di promuovere e vigilare su tutte le attività di prevenzione (come previsto anche dal “Protocollo governo e parti sociali” del 24/4); infatti, a dimostrazione, bisognerebbe monitorare e verificare il rispetto del protocollo presso le piccole attività commerciali, parrucchieri, estetisti, ecc. che fremono comprensibilmente per aprire. Ma ci sono ovviamente tutte le altre aziende (ca. 2.800 con oltre 9.000 addetti – la stragrande maggioranza sta’ tutta al di sotto dei 15 addetti – solo in ca. 30 aziende vi sono le OO.SS. organizzate in RSU e RLS – e il resto?). Sono informate? Sono attrezzate per prevenire il contagio? Sono sufficientemente supportate? Hanno dei luoghi adeguati in cui possano sentire il proprio disagio e i propri interessi rappresentati? Anche a livello cittadino. Questo Comitato potrebbe essere lo strumento per tutti i soggetti coinvolti, i componenti dovrebbero essere le OO.SS e Datori di Lavoro, ASL, CISSA, Centro per l’Impiego, Comune e tutti quei soggetti utili a realizzare gli obbiettivi di una prevenzione del contagio dal virus nei luoghi di lavoro e di vita cittadina.
  2. Sui Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), verifica e informazione: Sarebbe fondamentale che l’Amministrazione comunale promuovesse una verifica dei DPI a cominciare dalla RSA e dalle altre strutture sanitarie presenti sul territorio informando costantemente i cittadini (ad esempio nella nostra RSA i tamponi sono stati effettuati a partire solo dal 29 aprile, con quale esito sarebbe importante fosse di dominio pubblico).

Così come presso l’ASL TO3 sarebbe necessario verificare quanti test hanno a disposizione (dai tamponi ai test sierologici, ecc.), visto che ci sarebbe bisogno di iniziare una “mappatura” a partire intanto da tutti coloro i quali dovranno andare a lavorare, a seguire tra tutti gli over 60enni.

  • Supporto ai cittadini: Contemporaneamente bisognerebbe attivare tutte le iniziative necessarie per supportare i cittadini nel provare ad usufruire più agevolmente intanto degli strumenti di sostegno economico esistenti come il reddito di cittadinanza, indennità 600 euro, sospensione mutui, ecc. (realizzando magari degli accordi con i CAAF per potenziare alcuni servizi e/o istituendo o potenziando uffici comunali preposti).
  • Supporto alle Imprese: Credo ancora si possa ragionare utilizzando il Patto Territoriale Zona Ovest (di cui Venaria fa parte ed è co-fondatrice) per attivare iniziative di supporto informativo e pratico anche alle aziende, in particolare a quelle piccole e medie che caratterizzano il nostro tessuto produttivo, che verosimilmente possono essere le realtà produttive con maggiori difficoltà sia a realizzare la prevenzione sia ad affrontare le conseguenze economiche del Virus. Bisognerebbe verificare ad esempio quante di queste piccole e micro imprese hanno fatto la domanda per la Cassa Integrazione e quali esiti ha avuto tale domanda presso l’INPS? Penso sia possibile farlo.

Anche in questo caso si dovrebbero in fretta attivare azioni intanto utili ad utilizzare le opportunità già esistenti. Informazione e supporto sono sostanziali.

  • Supporto agli studenti e alle loro famiglie: L’istruzione è un diritto fondamentale e indispensabile alla convivenza civile. Anche in questo caso sarebbe opportuno che gli alunni e le famiglie fossero supportati e informati. Le scelte non possono essere appannaggio soltanto dei dirigenti scolastici o degli insegnati, che evidentemente svolgono la propria funzione egregiamente pur in condizioni di grande disagio, ma non è corretto e credo non sia utile che le famiglie e gli allievi svolgano un ruolo assolutamente passivo. Diventa necessario dotarsi di un piano che deve essere condiviso, sulla didattica a distanza e sulle prospettive (evidentemente non mi riferisco al merito della didattica). Ma esistono anche altri aspetti da considerare a partire per es. da una programmazione di eventuali interventi di manutenzione o ristrutturazione, sulla sanificazione e riprogettazione dell’utilizzo delle aule e degli spazi che prima o dopo dovranno ospitare gli alunni. In ultimo non per importanza, lo scrivo da persona estremamente consapevole che la scuola non è una babysitter, sono necessarie azioni per le famiglie e i genitori lavoratori per gestire la conseguenza della chiusura anticipata delle stesse. Non sarebbe opportuno ragionare anche da questo punto di vista su un monitoraggio e l’elaborazione di iniziative di supporto?

Concludendo

Con azioni di questo tipo in primo luogo sono convinto si possano raggiungere obiettivi più ambiziosi per affrontare adeguatamente l’epidemia e le sue conseguenze.

Inoltre penso si possa prevenire il grave rischio di una ulteriore deriva culturale, di distacco dalle istituzioni pubbliche, dalle prassi democratiche, il rischio che cresca una conflittualità tipo i “forconi”, perché considero con questo tipo di iniziative o altre migliori, certamente non ordinarie, si possa prosciugare la palude in cui sovente i cittadini vivono o hanno la percezione di essere, una palude sociale in cui può crescere il “virus” antidemocratico. Un “Virus” pericoloso quanto la malattia.

E a questo proposito vanno conosciute e recuperate le esperienze virtuose che ci sono nel tessuto sociale di Venaria, metterle “all’onore del mondo” perché così facendo vengano opportunamente imitate.

Questo dovrebbe esse uno dei compiti dell’attuale Commissaria: non costa niente! La politica deve fare il suo mestiere. Dovrebbe essere un approccio ragionevole e, quasi scontato. Ma in questa fase perfino l’ovvio forse è qualcosa di straordinario.

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Il ritorno del supereroe

Carlo Viggiani 43 anni
Tecnico di laboratorio chimico
Delegato sindacale FIOM dal 2017

Per il nostro supereroe è ora di ritornare a mettere il mantello, ora che le acque si sono calmate puó tornare in trincea. Il suo posto è sempre lì, lo attende così come lo ha lasciato, ed esattamente come prima tornerà a casa da lavoro impaurito, perché da allora nulla è cambiato, abbiamo solamente preso tempo, cercando di vedere se nel frattempo qualcuno o qualcosa si muovesse.

E lui, che chiede di lavorare in sicurezza, viene magari accusato di essere egoista o di essere responsabile della morte economica del Paese; già, perché la colpa è sempre degli altri, ma in fondo se ti va male finirai in una bella lista di caduti per il lavoro. Diverrai un eroe per sempre.

Non è un film di fantascienza e i supereroi purtroppo non esistono, ci sono solamente molti lavoratori che si sentono soli ed abbandonati a se stessi, ma in questa folle situazione, è chiaro a tutti che nessuno si salva da solo.

Purtroppo, però, viviamo nella società in cui si delega tutto, in cui si sente il bisogno dell’uomo forte al comando che prende le decisioni per tutti.  Fortunatamente, non tutti la pensano così, qualcuno pensa ancora che si debba dare il proprio contributo affinché il mondo sia un posto migliore.

È giunto il momento di contribuire alla costruzione del futuro (nostro, ma soprattutto dei nostri figli): solo una comunità solidale, equa e sostenibile ci salverà dal collasso. Aiutiamo ad aiutare. Insieme ce la possiamo fare.

Da un pensiero di Mauro Scardovelli:

Le idee diventano qualcosa a cui è attaccata la nostra sopravvivenza.
Per questo vi invito seriamente quando fate un dialogo con qualcuno ad avere infinito rispetto delle idee che questa persona ha, qualunque esse siano

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SANITA’ E ASSISTENZA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Elena Chinaglia, 53 anni già Assessora all’Ambiente a Beinasco e Gassino Torinese. Ama la vita, la natura e la politica. 

Il 7 febbraio 2020 come Associazione Rete Civica della collina torinese abbiamo organizzato una serata di riflessione sul tema della sanità pubblica dal titolo “E’ tutta salute”, con la partecipazione di Nerina Dirindin, già Direttrice generale del Ministero della Salute, e Mauro Trioni, Direttore del Distretto Chivasso San Mauro dell’ASL TO4, con l’intento di evidenziare quanto il bistrattato Sistema Sanitario Nazionale fosse a ben vedere l’unico in grado di garantire a tutta la popolazione cure appropriate e con costi inferiori per il singolo e la collettività rispetto a sistemi in cui ci si affida ai privati e alle assicurazioni, in cui ognuno provvede al pagamento delle cure di cui necessita. Nonostante i malfunzionamenti, le liste di attesa, la corruzione e la malasanità.

Era il 7 febbraio.

Poi è esplosa l’emergenza CoVid 19. E il vantaggio dell’avere un sistema pubblico di cura, universale e che non chiede la carta di credito quando si varcano le porte degli ospedali,  si è palesato chiaramente a tutti noi. Sono emerse anche le disfunzioni e le lacune legate non alla mancanza di professionalità (ringraziamo il personale sanitario per il grande sacrificio che sta facendo), ma ai tagli indiscriminati di questi anni alla spesa sanitaria, alla trasformazione delle ASL in aziende, attente solo a far quadrare i bilanci, alla scelta di non sviluppare la sanità di territorio, riversando così tutta l’emergenza sugli ospedali, che hanno rischiato il collasso.

Parallelamente è emersa l’inadeguatezza e l’insostenibilità del sistema di assistenza degli anziani, parcheggiati nelle RSA/RSSA (Residenze Sanitarie/Sociosanitarie Assistenziali) e Case di Riposo. Un virus particolarmente virulento con anziani e pluripatologici sta mietendo un gran numero di vittime. Ma non è colpa solo del virus. Si sconta l’assenza da decenni di un pensiero chiaro e strutturato  su come garantire una vita dignitosa alle persone  anziane, di un sistema in grado di integrarle nella vita sociale anziché parcheggiarle in luoghi di non-vita, nonostante il fenomeno del progressivo invecchiamento della popolazione sia evidente da anni. Qui le criticità sono maggiori: nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo personale sottopagato, precario, poco istruito a proteggersi e a proteggere, scarsità di investimenti, pochi controlli, mancanza di protocolli e linee guida. Alcuni casi di veri e propri lager, con anziani abbandonati e vittime di violenze, ma in generale un sistema che ha dimostrato di essere l’anello debole del welfare italiano.  E poi le decisioni sbagliate prese al manifestarsi dell’emergenza, su cui oggi la magistratura indaga, come il trasferire pazienti infetti nelle RSA, moltiplicando i contagi.

Questi giorni in cui si inizia a parlare della “fase 2”, della fine della quarantena,  sono giorni preziosi, in cui interrogarsi su come sarà il dopo. O meglio, su come vorremmo che fosse. Individuando gli strumenti e le azioni perché ognuno di noi possa far sentire la propria voce, non demandando solo a politici e tecnici la strutturazione del futuro. Volenti o nolenti, il virus ha prodotto in pochissimo tempo delle modificazioni sostanziali nella vita di ognuno e nella società intera. Siamo di fronte a una cesura della storia, quei momenti dove si gira pagina e si legge di un  nuovo scenario, un nuovo equilibrio, un nuovo mondo.

Noi ci siamo in mezzo ed è difficile vedere cosa ci sarà al di là, ma niente può esimerci dall’assumerci il nostro compito.

Pretendere il rafforzamento del  Sistema Sanitario Nazionale, in primis, eliminando i malfunzionamenti e i disservizi, abbandonando il percorso intrapreso soprattutto dalla Regione Lombardia, ma cui il Piemonte da anni si ispira, di una maggiore presenza di strutture e prestazioni gestite da privati, deve essere la strada maestra; il vero ringraziamento al personale sanitario, ai volontari, a chi in questi giorni si è sacrificato e continua a farlo per permettere a tutti noi di uscire dall’emergenza e tornare a vivere.

Al contempo occorre ripensare l’assistenza agli anziani: prima del CoVid 19 si ragionava su sperimentazioni di cohousing e residenze con portierato sociale, su appartamenti singoli dotati di servizi comunitari (cucina, assistenza infermieristica, piccole manutenzioni, ecc) recuperando stabili e immobili dei centri storici. Idee che faticavano a decollare perché troppo avveniristiche, costose, frenate dalle pastoie burocratiche,  o semplicemente perché era più comodo ricorrere alle case di riposo.

Il virus , in neanche due mesi, ci ha obbligato a trasformazioni  che avrebbero richiesto anni in tempi normali. Cerchiamo di non tornare indietro. Relegare una grossa fetta di popolazione in luoghi chiusi, in attesa di morire, non deve più essere. In questo modo i tanti che ci hanno lasciato in silenzio, soli, che non abbiamo potuto salutare, non saranno morti invano. 

E quindi troviamo i modi per riappropriarci della funzione di cittadini, che hanno a cuore il bene pubblico, perché, come ci dice anche il Papa ,“siamo tutti sulla stessa barca e o ci si salva insieme o non si salva nessuno”

Sollecitiamo i Sindaci,  in qualità di autorità sanitarie locali,  e gli amministratori, a riacquisire il loro ruolo di indirizzo delle politiche sulla sanità e l’assistenza, perché si avvii un sistema di sanità di territorio, che dia risposte alle mutate esigenze della popolazione, un sistema capillare di ambulatori, assistenza domiciliare, cura delle cronicità, che eviti il congestionamento degli ospedali, ma anche limiti gli spostamenti, offra servizi a domicilio (spesa, cura della persona, ecc), permetta alle persone di rimanere il più a lungo possibile nelle proprie case, vicino agli affetti . Per migliorare la vita, di tutti. In questi giorni di forzata reclusione, in piena emergenza e senza preparazione,  è stato fatto. Vuol dire che si può fare.

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IL VERO PATRIOTA È CHI CANTA “BELLA CIAO”

Comunicato stampa del 19/04/2020

In questo momento, in cui le libertà personali vengono messe pesantemente in crisi a causa dell’emergenza COVID-19, riteniamo necessario ricordare con maggiore forza chi difese la libertà nel nostro paese dai fascismi.

Per questa ragione, Sinistra Civica esprime il proprio massimo sostegno all’iniziativa dell’ANPI di Venaria ed all’istituzione scolastico cittadina; quest’ultima oggetto di pretestuose critiche sulle colonne de “Il Giornale” per la proposta di alcuni insegnanti di fare cantare ai propri studenti il canto popolare “Bella Ciao”.

Questa canzone, che è diventata, anche al di fuori dei confini nazionali, un inno alla libertà, crediamo non sia il canto di una parte politica, ma un brano che rappresenta tutti gli italiani.

A questo proposito non comprendiamo le prese di posizione di alcuni cittadini che ritengono tale iniziativa “di parte” e condanniamo fermamente i tentativi di censura e strumentalizzazione politica. Auspichiamo che tutte le forze politiche venariesi, che hanno a cuore la democrazia, facciano la stessa cosa.

Questo sì sarebbe un bel modo di onorare la conquista della libertà nel 1945 quale simbolo di unità e patrimonio nazionale di tutte e tutti, da difendere, riaffermare e tramandare alle future generazioni in tutto il suo immutato valore.