• Mer. Dic 1st, 2021

Appendice: Rifiuti

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È necessario maggiore impegno nella direzione della riduzione del riuso e della differenziazione nella raccolta.
Sono soddisfacenti le percentuali di raccolta differenziata che la nostra Città ha conseguito, ma ancora relativamente lontani dall’obbiettivo del 70 %. Il ciclo dei rifiuti va governato in modo efficiente e trasparente, evitando privatizzazioni.
Non si può subordinare alle logiche del mercato la gestione di un servizio così importante per la qualità della vita. I servizi ed i beni collettivi che riguardano energia, acqua, materia, beni ambientali devono essere pubblici.
Le amministrazioni comunali devono individuare comportamenti o procedure utili a ridurre i rifiuti. Lo stesso approccio va proposto dalla pubblica amministrazione ai privati che erogano servizi con un tavolo di concertazione tra gli enti interessati, quali commercianti, produttori e via dicendo. Il comune (con il Servizio Ambiente) ed utilizzo della comunicazione; es. “Venaria Oggi”), i servizi sanitari, alcune categorie artigianali (carrozzieri, meccanici, riparatori in genere) o le strutture ricettive (alberghi, ristoranti, fast-food, mense) potrebbero:
• impiegare prodotti durevoli, riutilizzabili, facilmente riparabili;
• limitare l’adozione di prodotti usa e getta e sostituirli con beni facilmente riutilizzabili;
• utilizzare nuove tecnologie al fine del risparmio energetico e di materia;
• utilizzare prodotti realizzati con materiali o componenti riciclati.
La raccolta differenziata dei rifiuti è importante, ma va finalizzata al riciclaggio. Periodicamente la società addetta alla raccolta dei rifiuti dovrebbe presentare una relazione, da rendere pubblica ai cittadini di Venaria. I rifiuti differenziati come vengono utilizzati?
L’obiettivo da conseguire, anche a media/lunga scadenza, con uno specifico piano programmatico è la quantificazione dei rifiuti e il riconoscimento dell’utenza con la possibilità di identificare, misurare gli effettivi rifiuti conferiti e applicare la tariffa per ogni singolo utente.
È presente sul territorio venariese un solo ecocentro che si ritiene sufficiente, ma a condizione di una maggiore disponibilità dei giorni e dell’orario di apertura. In sintesi, facendo riferimento alle funzioni del Servizio Ambiente, proponiamo quanto segue:
• migliore collaborazione con la società che gestisce il servizio di raccolta rifiuti per prevedere sistemi adatti al conseguimento degli obiettivi sopra descritti;
• politiche generali volte a ridurre il quantitativo di imballaggi e l’incentivazione, in ogni punto vendita, della possibilità di acquistare materiali sfusi o alla spina;
• servizi di vigilanza e prevenzione in tema di abbandono di rifiuti e smaltimento di questi, in modo da contribuire alla salubrità dell’ambiente;
• favorire il compostaggio domestico del rifiuto organico (ove possibile e conveniente);
• tavoli di concertazione tra amministrazione, commercianti, produttori e cittadini per stimolare un dibattito aperto attraverso il quale possano emergere idee per uscire dal problema “rifiuti”;
• esame attento del problema riguardante la raccolta differenziata nei confronti delle attività commerciali (mercati) che trattano grandi volumi attualmente con differenziato poco praticato;
• massimo impegno nel comunicare ai cittadini i complessi problemi della produzione e gestione dei rifiuti (educare la collettività); importante la comunicazione in rete sui risultati del monitoraggio della raccolta differenziata;
• gestione del rifiuti esclusivamente mediante soggetti pubblici oppure aziende partecipate

Appendice: Rischio idrogeologico a Venaria – Idee per un progetto di salvaguardia del territorio


Sono passati 25 anni dal novembre 1994, quando l’alluvione del Ceronda sconvolse parte della nostra città: una
porzione significativa del territorio di Venaria è classificata come area ad elevato rischio idrogeologico. A Venaria
si è costruito ovunque, anche lungo i fiumi. Un esempio è l’area del “Parco Basso” (viale Carlo Emanuele II) ove
sono sorti un complesso industriale (ex Cromodora), campi sportivi, parcheggi e palazzi. L’evento più eclatante è stato il crollo, nel novembre 1994, di una parte di un palazzo in P.za Vittorio Veneto, costruito sulla riva destra del Ceronda presso il Ponte Cavallo.
La consapevolezza della pericolosità delle aree a forte rischio idrogeologico comporta la rinuncia a nuove edificazioni;
invece si effettuano nuovi interventi, salvo delegare ai tecnici (ingegneri idraulici e/o geologi) il compito di trovare soluzioni per ridurre il rischio idrogeologico, che non è solo una scelta sbagliata, ma anche pericolosa e dispendiosa.
Infatti gli interventi di sistemazione idraulica sono:
• costosi (con sottrazione di risorse da altri capitoli di spesa pubblica);
• poco sicuri (non si elimina il rischio, ma si “prova” a ridurlo);
• pericolosi (la “sistemazione” dei fiumi in canali dove l’acqua scorre “meglio” comporta l’incremento di energia verso valle, in quanto gli interventi riducono i fattori di dissipazione tipici degli alvei naturali; se davvero fosse possibile contenere tutta l’acqua di piena entro l’alveo normale del Ceronda, ciò significherebbe che tutta la portata di massima piena, non potendo espandersi allagando la fascia sinistra, eserciterebbe un’azione erosiva devastante nei confronti della sponda destra, dove sorge il centro storico di Venaria);
• dannosi per l’ambiente (comportano gravi ripercussioni per le cenosi35 acquatiche).
Gli interventi di sistemazione idraulica andrebbero effettuati nel “tentativo” di difendere i sistemi non ricollocabili: ponti, centri abitati e, in qualche caso, impianti industriali. In tutte le altre situazioni è meglio lasciare ai fiumi il loro mestiere di trasportatori naturali d’acqua, senza interventi di sistemazione idraulica e soprattutto evitare di costruire
ancora lungo i fiumi. Ma cosa succede, invece, a Venaria?
• con il progetto “La Venaria Reale” sono stati realizzati parcheggi in aree esondabili;
• la circonvallazione ha coinvolto ampie aree della regione fluviale dello Stura e la costruzione di un nuovo ponte;
• il recupero della zona industriale Martinì, con la realizzazione di una nuova strada, interessa un complesso industriale realizzato in un’area a rischio idrogeologico;
• è prevista la costruzione di un nuovo ponte sul Ceronda a monte del ponte Castellamonte per garantire i trasporti verso la zona industriale ancora presente nel Parco Basso e per migliorare la viabilità verso l’unicum Reggia- Mandria;
• parte del Parco Basso è stato coinvolto per costosi interventi di realizzazione dei giardini connessi alla Reggia,
cioè nell’area maggiormente esposta nell’alluvione del 1994.
Forse il prossimo autunno, forse tra 5, 50 o 100 anni, forse con un rischio maggiore in virtù dei cambiamenti
climatici o forse (speriamo) mai, potrebbe verificarsi un’alluvione come quella del novembre 1994. La distruzione
risulterebbe maggiore. Molti sosterranno che il clima è impazzito, che gli interventi di sistemazione idraulica non
sono stati sufficienti, che non è stata compiuta la “pulizia” del fiume, o altre simili motivazioni. La realtà, purtroppo,
sarà un’altra: le acque incontreranno più strutture da distruggere: tutte quelle edificate dopo l’alluvione del novembre
1994.
Proponiamo la riapertura del dibattito riguardo gli interventi effettivamente realizzabili in funzione dei seguenti
criteri:
• rinunciare al mito della sicurezza totale (è un obiettivo illusorio; la realtà anche se scomoda, va comunque
spiegata ai cittadini, rinunciando alla demagogia);
• economicità degli interventi (occorre spiegare ai cittadini che le risorse economiche disponibili sono poche
ed è inutile spendere per non risolvere il problema e per aumentare il rischio);
• rispettare la libertà di divagazione del fiume (ovunque ciò sia possibile, secondo le concezioni più avanzate
della gestione idraulica dei corsi d’acqua ed in coerenza con le necessità di tutela ambientale; condizione indispensabile
per ottenere qualche risultato concreto);
• intervenire su scala di bacino (non significa prevedere interventi di sistemazione idraulica tradizionali, inutili,
dispendiosi e pericolosi ma, per esempio, prevedere casse di laminazione lungo il corso del Ceronda a monte
della città di Venaria: il risultato è una riduzione dei picchi di piena e l’aumento dei tempi di corrivazione; la
somma di tanti piccoli vantaggi porta ad un risultato significativo);
• piccoli interventi (per esempio sulle soglie trasversali presenti anche nel tratto fluviale cittadino ed altri ancora,
sempre riconoscendo che ciascuno non è determinante, ma utile, insieme agli altri, per la riduzione del rischio);
• si esclude la demolizione del ponte Castellamonte; non è un intervento utile per la prevenzione dalle esondazioni; va invece riqualificato ed inserito nell’ambientazione storico-architettonica del complesso Reggia-
Mandria come sua naturale destinazione;
• si accetta l’agibilità dei parcheggi recentemente realizzati, ma si esclude la loro ricostruzione in caso di danni rilevanti causati da eventuali alluvioni; in ogni caso sono escluse realizzazioni di qualunque altra struttura a completamento o integrazione.

35Cenosi=Insieme di animali e vegetali che convivono nel medesimo ambiente formando un ecosistema