• Sab. Set 18th, 2021

Venaria strategica: impresa e lavoro, commercio, turismo

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  1. Venaria strategica: impresa e lavoro, commercio, turismo
    Se ci posizioniamo in Piazza Annunziata, e con un compasso tracciamo idealmente un cerchio in linea d’aria nel raggio di poco meno di 500 metri ci sono 10 fabbricati/aree dismessi per un totale di oltre 40.000 metri quadrati di spazi vuoti tra edifici comunali, di proprietà demaniale e di privati.
    Se al conteggio aggiungiamo il vecchio ospedale e i diversi locali sfitti lungo via Mensa, abbiamo l’idea di come questo rappresenti il vero
    ostacolo per qualsiasi ipotesi di rilancio del commercio e di sviluppo non solo del Centro storico ma dell’intera Venaria.
    La riapertura e restituzione alla collettività dei contenitori vuoti è la pre-condizione per trasformare finalmente l’asse commerciale Via
    Mensa e Viale Buridani in quel centro commerciale naturale della Città.
    Ripensare il commercio di vicinato e su aree pubbliche all’interno del percorso che dalla Reggia si snoda fino a I Portici, passando per
    Piazza De Gasperi. È necessario un piano di sviluppo locale per riqualificare le aree individuate in un disegno integrato a forte vocazione turistica e culturale.
    Venaria strategica ha questa ambizione. Coinvolgere gli enti sovracomunali che furono i promotori del progetto La Venaria (Agenzie del Demanio, MIBAC, Regione Piemonte, Università), affinché in un processo di alleanza di comunità, si elabori un progetto d’intervento per completare la trasformazione di Venaria attuando quell’Unicum in un sistema virtuoso di reciproco beneficio con la Reggia.
    In questo quadro è necessario ripensare le aree pre-parco (Consorzi Martiny e Artico, ex Icove) in ottica di recupero e/o riconversione,
    verificando la compatibilità urbanistica in modo da ipotizzare progetti di riqualificazione urbana e delle fasce fluviali interessate. Connotando
    le aree d’intervento che oggi vedono un mix di destinazioni e attività con diversi edifici non utilizzati.
    Un’occasione di sviluppo la cui diretta conseguenza sarebbe la creazione di nuovi posti di lavoro, in funzione della capacità di attrarre investimenti sul territorio.

PARTI DELLA PRIMA STESURA DEL PROGRAMMA

LAVORO

L’indebitamento degli enti locali è la strada per le privatizzazioni dei servizi. Per questo è necessario un forte controllo democratico dal basso in grado di mettere in crisi le politiche basate su queste privatizzazioni. In questi anni (dati del 2016) si sono corrisposti allo Stato 700 miliardi di euro in più di quanto è tornato in termini di beni e servizi. I soldi sono serviti solo al pagamento degli interessi del debito. In Italia esistono 9.000 miliardi di ricchezza interamente in mano ai privati per favorire l’accumulazione finanziaria e il profitto di pochi. Pertanto nell’attuale
sistema finanziario gli enti locali non sono in grado di fare investimenti pubblici necessari a creare nuova e buona occupazione4. Nel settore pubblico, è risultata la riduzione e precarizzazione dell’organico, l’incremento dell’esternalizzazione e la privatizzazione della produzione e della distribuzione dei servizi, spesso affidati mediante gare di appaltato a
cooperative (a volte fasulle) o a società di capitali. Si tratta di servizi essenziali e di attività operative all’interno delle strutture pubbliche: cura, pulizia, manutenzione, refezione scolastica, guardianìa, biblioteche,…
I contratti di lavoro a “tempo parziale”, con clausole elastiche e flessibili pongono le lavoratrici e i lavoratori in una condizione facilmente ricattabile e comportano uno sfruttamento eccessivo in cambio di un reddito inferiore a quello necessario per assicurare a sé e alla propria famiglia una vita dignitosa. Per quanto attiene la situazione locale occorre precisare che il Comune non può essere una sorta di ufficio di
collocamento, magari a fini clientelari. Il Comune non ha né i mezzi economici né quelli normativi per effettuare facili assunzioni. Ciò che può legittimamente provare a realizzare è la ricerca di collaborazioni con i livelli sovra-comunali (Regione Piemonte e Città Metropolitana) per provare a finanziare progetti in grado di garantire maggiori possibilità di lavoro, soprattutto per le categorie più deboli (giovani, over 55, donne,…)
La nostra coalizione si impegna a favorire qualsiasi iniziativa che possa svilupparsi sul territorio comunale, purché sia improntata sul rispetto delle leggi e di tutte le categorie sociali: imprenditori, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti. Per quanto concerne i lavoratori dipendenti il Comune in base al ruolo esercitato deve garantire: come datore di lavoro

  • massima attenzione alle condizioni del lavoro subordinato specie se svolto su proprie commesse da cooperative “vere” e non costituite per aggirare le leggi sul lavoro;
  • ripudio del caporalato mistificato da “false” cooperative;
  • assunzioni dirette di lavoratori tramite i contratti (tra i più favorevoli) previsti dalla legge, specialmente in merito alla tutela dei diritti accessori (ferie, maternità, malattia, orari);
  • controllo, in collaborazione e appoggio coi sindacati, del rispetto di tali diritti, contrastando le situazioni ricattatorie verso chi li rivendica;
  • controllo, per quanto di propria competenza, degli abusi e del proliferare dei subappalti;
  • collaborazione con l’agenzia territoriale del lavoro per proposte occupazionali rivolgendo l’attenzione alle situazioni di giovani, di lavoratori in mobilità, esodati, disoccupati, cassa integrati. Il Comune come garante sul territorio
  • è chiamato alla sorveglianza, controllo, collaborazione continua con l’Ispettorato del lavoro per il rispetto delle leggi di contrasto agli infortuni, al lavoro nero e alle normative sulla sicurezza; argomento quest’ultimo molto presente nei cantieri edili del territorio comunale (ponteggi, macchinari, impianti, ecc.). Il Comune nel suo ruolo di mediatore
  • deve offrire ampia disponibilità ponendosi, nelle crisi aziendali locali, come mediatore a favore dei lavoratori meno tutelati per favorire soluzioni che ne preservino i diritti, l’occupazione, il ricollocamento;
    Il Comune come promotore
  • deve favorire l’arrivo di nuove attività imprenditoriali, non inquinanti, che sviluppino l’occupazione locale e il
    riutilizzo di luoghi e strutture abbandonate o dismesse

4 Gli enti locali sono chiamati fin dal 2007 al contenimento della spesa del personale secondo i criteri dettati dai commi 557 e seguenti della legge n. 296/2006, differenziati in base alla tipologia di ente ed alla situazione organizzativa e/o finanziaria, secondo quanto stabilito da successivi interventi legislativi che hanno introdotto dei vincoli per la copertura del turnover. Per i comuni prima soggetti al patto di stabilità ed ora agli obiettivi di saldo finale di finanza pubblica, il comma 557 citato impone una progressiva riduzione della spesa di personale.

Commercio, aree mercatali,sicurezza

Un rilancio della nostra Città non può che passare anche attraverso una nuova politica nei confronti del commercio locale. A Venaria, come nel resto d’Italia, si susseguono le chiusure degli esercizi commerciali, danneggiati, oltre che dal perdurare della crisi, anche dalla concorrenza degli ipermercati che assediano le piccole e medie realtà
urbane e dall’e-commerce.
Va riconsiderata l’importanza del commercio locale, del negozio così detto “di prossimità”, che ancora oggi ha una valenza economica e sociale per tutto il tessuto cittadino.
Si ritiene importante promuovere un Centro Storico “pulsante”, con le straordinarie ricchezze che è capace di esprimere.
In esso è necessario profondere un significativo sforzo per contrastare il degrado, il deterioramento sociale e la
chiusura delle attività storiche. Occorre un progetto articolato e complessivo con il quale:
• riagganciare l’attività di conservazione del contesto urbano al pieno coinvolgimento di chi vi abita od opera;
• accrescere un senso di appartenenza dei residenti che non sempre si percepiscono parte della vita del proprio
quartiere.
Va pensata una sistematica programmazione di eventi, valorizzati nel contesto del centro storico, tendenti al miglior livello culturale e calendarizzati. Un questi anni abbiamo visto perdersi buone opportunità per far incontrare i venariesi con le realtà commerciali del territorio. Manifestazioni e mercatini a tema specifico 5 sono opportunità per
far uscire i venariesi di casa ed avvicinare turisti e residenti dei comuni limitrofi. Tutto ciò non può prescindere dalla necessità di una integrale ricognizione e riqualificazione del Centro Storico con arredi, pulizia, segnaletica ed il migliore recupero di spazi ed edifici pubblici (quali ad esempio la vecchia caserma dei Carabinieri di Via Medici del Vascello), edifici purtroppo abbandonati al degrado e per i quali andrebbe accelerata la dismissione da parte del Demanio.
È fondamentale formare un unicum commerciale tra gli assi principali della città: via Mensa, viale Buridani, corso Garibaldi e corso Matteotti. A tal proposito sarebbe utile prolungare la pedonalizzazione che ha rivoluzionato via Mensa fino a piazza Vittorio Veneto, anche nella prima parte del Viale Buridani per consentire di sviluppare una passerella
continua che dalla Reggia porti al cuore commerciale della città. La pedonalizzazione della prima parte del viale Buridani, concordata con residenti ed operatori commerciali, deve rappresentare l’opportunità di non spezzare la città in tante frazioni poco comunicanti tra loro.
Importante è anche una revisione della tassazione locale che grava sul commercio, immaginando sgravi per chi si impegna ad investire nel rilancio della propria attività, ad esempio sostituendo insegne e mettendole a tema con il contesto storico, attrezzando fioriere o piante, realizzando dehors e partecipando a quell’abbellimento della città che
dovrà essere uno tra gli obiettivi della prossima amministrazione.
Va inoltre realizzata una sistematica, anche permanente, campagna di comunicazione/informazione che ricordi ai venariesi cos’è il Centro Storico per tutti noi, ovunque abitiamo o lavoriamo. Vanno fornite tutte le informazioni di dettaglio utili ad avere chiare le opportunità e attività che vi si possono trovare: commercio, ristorazione, cultura, servizi pubblici e privati, giorni e orari di apertura, tutte le varie modalità di accesso al Centro. Un preciso vademecum che consenta di sapere che è semplice, bello ed utile tornare a vivere, quando possibile, i luoghi della nostra migliore identità. Una campagna di comunicazione-informazione da realizzare mediante i classici strumenti di stampa e diffusione,
come anche attraverso un sito web dedicato.
Il tema inerente le attività economiche-produttive è importante e delicato, non solo per quanto riguarda il lavoro ed il rilancio della Città, ma anche per quanto concerne la situazione attuale della distribuzione temporale e
spaziale delle aree mercatali, rispetto alla quale è necessario sviluppare un approfondimento in collaborazione delle categorie di settore e tenendo conto delle necessità della città, soprattutto in funzione della loro localizzazione settimanale onde evitare l’esclusione di alcuni quartieri.
Fondamentale, a questo proposito, è la sicurezza da garantire a tutti i cittadini nel caso di emergenza6 (incendi, incidenti stradali, transito dei mezzi di soccorso, ambulanze, ecc.), che richiede inderogabili misure di prevenzione nel rispetto dell’attuale normativa, per altro molto severa. E’ quindi indispensabile richiamare l’attenzione sulla necessità di predisporre un programma che valuti tutti i rischi e le criticità che ne derivano e predisponga le necessarie risposte organizzative. La situazione, al momento più critica è quella riguardante il mercato del sabato in viale Buridani, che necessità di una urgente proposta risolutiva.

5 Per esempio riportare una rievocazione storica, oppure lanciare un festival delle Pro Loco di tutte le Valli di Lanzo dove Venaria rappresenta la porta principale d’ingresso.

Turismo


Si sente sempre più spesso parlare di “turismo sostenibile” senza approfondire il suo significato.
Secondo le definizioni dell’Organizzazione Mondiale del Turismo:“lo sviluppo sostenibile del turismo va incontro ai bisogni dei turisti e delle aree ospitanti attuali e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro…”,
e dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile:“il turismo responsabile è quello attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture; riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio; opera favorendo la positiva interazione tra industria, comunità locale e viaggiatori”, si evince che tali definizioni sono coerenti con il principio fondamentale secondo il quale tutte le risorse dovrebbero essere gestite in modo tale che le esigenze sociali, estetiche ed economiche possano essere soddisfatte mantenendo l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica, i sistemi di vita dell’area in questione, nel pieno rispetto dell’art. 3 e 9 della Costituzione.
Pertanto, i prodotti turistici “sostenibili” sono quelli che agiscono in armonia con l’ambiente, la comunità e le culture locali, in modo tale che essi siano i beneficiari e non le vittime dello sviluppo turistico. Il turismo sostenibile guarda quindi al futuro: è un insieme di pratiche e scelte che non danneggiano l’ambiente e non alterano i processi sociali, produttivi e culturali locali, piuttosto contribuiscono ad arricchirli, favoriscono lo sviluppo culturale e migliorano la qualità della vita dei residenti.
Il settore turistico è considerata una tra le principali attività economiche, e offre occupazione, eppure se da un lato contribuisce allo sviluppo socio-economico del paese, dall’altro, quando è smodato ed eccedente, è anche
causa di degrado ambientale. Pertanto si ritiene fondamentale promuovere una cultura ambientalista, affermando l’idea di città compatibile con la sua vocazione turistica, rappresentata dall’unicum: Centro Storico, Reggia di Diana e Parco della Mandria. La Reggia di Diana è un polo di attrazione turistica ed anche occasione per muovere risorse. È necessario investire sul turismo culturale ed escursionistico fornendo servizi di carattere informativo, in collaborazione con
la Reggia, l’imprenditoria della ricezione e della ristorazione, gli enti pubblici, le associazioni culturali, turistiche e sportive. Occorre coinvolgere gli operatori, le associazioni culturali ed il volontariato che operano nel settore per lo sviluppo cittadino. Vale l’idea di una ospitalità integrata nei confronti del visitatore, con un “benvenuto a 360
gradi”, ponendo attenzione all’efficienza della biglietteria, alla disponibilità dei servizi essenziali, all’organizzazione delle visite guidate, nella Reggia e nel centro storico, alla ristorazione, all’oggettistica di qualità, alle offerte culturali, ricreative e sportive, ad un’ostello della gioventù, a locali per la permanenza degli studenti (per es. quelli impegnati con il centro restauro della Reggia) e con un’onesta politica dei prezzi, non trascurando ambiti strettamente collegati quali: l’artigianato d’eccellenza, il commercio, la ricettività, le start-up innovative e la green economy.
In sintesi la nostra proposta può essere riassunta nei seguenti punti:
• avviare una (seppur graduale) riconversione dell’apparato produttivo di Venaria che tenga conto della sua specificità
(Reggia, giardini, Mandria, centro storico);
• promuovere una serie di rapporti con altre città d’arte (nazionali e internazionali) o simili alla nostra (es. Versailles
in Francia e Postdam in Germania).
• promuovere l’inserimento lavorativo dei cittadini diversamente abili;
• attrarre risorse e investimenti sinergici pubblici e privati, anche internazionali.
Occorre favorire iniziative che stimolino i turisti a fermarsi “un giorno in più”, attratti da attività artigianali particolari, offerte culturali espressione del territorio, strutture espositive, intrattenimento giornaliero e serale.

6. “Il sindaco è autorità comunale di protezione civile”(art. 15 della legge 24 febbraio 1992, n. 225)
7. Un progetto complessivo e definitivo di sistemazione del viale e della piazza De Gasperi in grado di ospitare, con comodità e sicurezza, le attività mercatali e, allo stesso tempo di consentire la pedonalizzazione (totale o parziale) del viale.Tale progetto dovrà risultare dal confronto con gli operatori commerciali, con i cittadini residenti direttamente coinvolti, senza deroghe rispetto agli interessi generali della città e della sicurezza. Si propone di considerare l’intera lunghezza del viale Buridani con
una sola fila di banchi ad occupare una carreggiata e lo spazio pedonale centrale, per lasciare libera la carreggiata opposta resa pedonale in occasione del mercato ed accessibile ai mezzi di intervento e di soccorso. L’intero asse del viale non è sufficiente per ospitare il numero attuale dei banchi. Potrebbe essere necessario sfruttare anche l’area della piazza Alcide De Gasperi più prossima (lato Nord – Ovest).