{"id":1506,"date":"2021-01-17T13:30:20","date_gmt":"2021-01-17T13:30:20","guid":{"rendered":"https:\/\/sinistracivica.it\/?p=1506"},"modified":"2021-01-17T13:30:21","modified_gmt":"2021-01-17T13:30:21","slug":"decrescita-e-ruolo-della-nuova-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sinistracivica.it\/index.php\/2021\/01\/17\/decrescita-e-ruolo-della-nuova-sinistra\/","title":{"rendered":"DECRESCITA E RUOLO DELLA NUOVA SINISTRA"},"content":{"rendered":"\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"50\" height=\"50\" class=\"wp-image-1428\" style=\"width: 50px;\" src=\"https:\/\/sinistracivica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/cropped-cropped-logo-nuovo-web-1.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/sinistracivica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/cropped-cropped-logo-nuovo-web-1.jpg 238w, https:\/\/sinistracivica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/cropped-cropped-logo-nuovo-web-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 50px) 100vw, 50px\" \/>Sono gi\u00e0 esaurite le risorse naturali prodotte dalla Terra per il 2020. Dal 22 agosto \u00e8 iniziata la fase del \u201cdebito\u201d, calcolato dal <strong>Global Footprint Network<\/strong>*1<br>. Si \u00e8 trattato di un anno eccezionale,<br>fortemente condizionato dalla crisi economica dovuta alla clausura imposta per la lotta contro il Covid-19. Ma nell\u2019anno precedente (2019) la data fatidica fu il 29 luglio, quando si consumarono 1,6 pianeti. Si tratta dell\u2019Earth Overshoot Day, il giorno in cui si finisce di utilizzare quello che il<br>pianeta produce in un anno per consumare le risorse del futuro. Nel 1993 era il 21 ottobre. Dal 1970 l\u2019impronta ecologica degli abitanti della Terra \u00e8 pi\u00f9 che triplicata e a questi ritmi serviranno le risorse di due pianeti entro met\u00e0 secolo. Per l\u2019Italia i ricercatori hanno verificato che l\u2019impronta<br>ecologica sta diminuendo dopo il picco dei primi anni 2000, ma \u00e8 quasi quattro volte superiore alla biocapacit\u00e0 del nostro Paese.<br>                    <strong>Limiti fisici del pianeta e dello sviluppo<\/strong><br>La questione dei limiti fisici del pianeta \u00e8 oggetto di dibattito da molti decenni; essa fu affrontata, mediante criteri scientifici, con il primo \u201crapporto sui limiti dello sviluppo\u201d commissionato al MIT<br>(Massachusetts Institute of Technology) dal Club di Roma*2<br> Fu pubblicato nel 1972 e rappresent\u00f2 il primo tentativo di utilizzo di complessi modelli di simulazione al computer allo scopo di prevedere<br>le conseguenze della continua crescita della popolazione sulla Terra e dello sfruttamento delle risorse sull\u2019ecosistema globale sulla sopravvivenza della specie umana. Quel rapporto fu oggetto di un dibattito molto contrastato e polemico. Esso raccomandava molta attenzione all\u2019evoluzione demografica della popolazione umana e di mantenere costante il livello di ricchezza e di sfruttamento della Natura, in quanto allora il pianeta era ancora in grado di produrre le risorse necessarie e di smaltire i rifiuti. Gli Autori furono fortemente criticati soprattutto perch\u00e9 anche solo l\u2019idea di porre un freno alla crescita avrebbe comportato la crisi di un modello socioeconomico ormai profondamente radicato in tutto il mondo (o quasi). L\u2019avversione verso il rapporto del MIT non era dovuto ad una critica oggettiva, ma ad un atteggiamento ideologico e politico che rifiutava una realt\u00e0 scomoda. Gli Autori del rapporto furono liquidati come visionari ecocatastrofisti.<br>Trent\u2019anni dopo tre degli scienziati che avevano lavorato alla redazione del primo rapporto del 1972 (MEADOWS D., MEADOWS D. e RANDERS J.), sulla base di strumenti informatici pi\u00f9 raffinati e di una enorme mole di dati, pubblicarono un testo sui \u201cnuovi limiti dello sviluppo\u201d giungendo alla seguente conclusione: i limiti dello sviluppo sono gi\u00e0 stati superati. \u00c8 una versione pi\u00f9 pessimistica rispetto a quella precedente e ci\u00f2 perch\u00e9 la crescita nei decenni intercorsi \u00e8 aumentata con un ritmo superiore<br>a quanto previsto. L\u2019incremento demografico \u00e8 proseguito oltre le previsioni e di conseguenza il consumo delle risorse naturali ha anticipato l\u2019esaurimento della sostenibilit\u00e0. Il primo rapporto del 1972 aveva innescato un netto rifiuto da parte delle classi dirigenti, ma aveva anche sollevato non poche perplessit\u00e0 nella comunit\u00e0 scientifica. Il momento storico degli anni settanta (e ancor pi\u00f9 nei due decenni successivi) era dominato dall&#8217;ottimismo e nulla doveva porsi come ostacolo all&#8217;ubriacatura dell&#8217;incremento della ricchezza.<\/p>\n\n\n\n<p>*1) <em>Nel 2003 Mathis WACKERNAGEL e altri fondarono il Global Footprint Network, che si propone di migliorare ed aggiornare la misura dell\u2019impronta ecologica e di conferirle un\u2019importanza analoga a quella del PIL. Il Global Footprint Network collabora con 22 paesi (tra i quali Australia, Brasile, Canada, Cina, Finlandia, Francia, Germania, Italia,<\/em><br>*2) <em>Associazione non governativa, non-profit, di scienziati, economisti, uomini d\u2019affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di stato<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Con il passare degli anni sono risultati segnali sempre pi\u00f9 evidenti sui rischi reali del pianeta ed il nuovo rapporto sui limiti dello sviluppo<br>non ha fatto altro che offrire una sintesi di ci\u00f2 che gran parte della comunit\u00e0 scientifica internazionale aveva ormai riconosciuto. Oggi quasi tutti gli scienziati e ricercatori del Mondo sono fortemente preoccupati sul destino del pianeta, ma i loro accorati appelli sono quasi del tutto trascurati dagli economisti, dai capi di governo e dai leaders delle principali forze politiche, con poche distinzioni tra le destre e le sinistre tradizionali.<br>Evidentemente la fede nella crescita infinita \u00e8 pi\u00f9 forte della ragione e ci\u00f2 nonostante alcune marcate evidenze. Infatti la grave crisi economica attuale \u00e8 contemporanea, ma conseguente e causa, di altre crisi del Pianeta.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>Esplosione demografica<\/strong> (il ritmo di crescita della popolazione mondiale ha confermato le pi\u00f9<br>pessimistiche previsioni formulate nel passato; ogni anno si aggiungono 80 milioni di persone, per la maggior parte \u201cpoveri\u201d; abbiamo raggiunto il traguardo di oltre 7 miliardi di individui, ma stiamo andando velocemente verso gli 8 miliardi e \u201ctutti\u201d hanno il diritto ad una vita almeno decorosa e quindi \u201ctutti\u201d hanno il diritto di consumare le risorse del Pianeta *3<\/li><li><strong>Crisi energetica<\/strong> (nonostante i progressi tecnologici inerenti nuovi fonti energetiche e sistemi meno energivori, si prevede comunque un incremento dei consumi per sostenere la crescita; ma i combustibili fossili, costituenti oggi la fonte principale senza ancora valide alternative, non sono inesauribili e gi\u00e0 il petrolio ha raggiunto (o sta per raggiungere) il picco di produzione globale *4; quella energetica \u00e8 una delle sfide del secolo per l\u2019umanit\u00e0).<\/li><li><strong>Crisi climatica<\/strong> (nel recente passato geologico della Terra sono stati documentati periodi con valori del tasso di CO2 nell\u2019atmosfera paragonabili a quello attuale, ma non si \u00e8 mai verificato un<br>incremento cos\u00ec rapido come quello al quale stiamo assistendo; l\u2019umanit\u00e0 sta procedendo ad un esperimento climatico rischiosissimo, con effetti ben noti ed ampiamente documentati; la drastica riduzione della produzione di \u201cgas serra\u201d deve costituire un obiettivo strategico della massima importanza).<br><em>Fino all\u2019anno 1800 circa \u00e8 risultato un modesto aumento di concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell\u2019aria, intorno al valore di 280 ppm. Nei due secoli successivi \u00e8 risultato un incremento fino al valore prossimo di<br>380 ppm nella situazione attuale (quasi il 40 % in pi\u00f9).<\/em><\/li><li><strong>Crisi delle risorse<\/strong> (la stima dell\u2019impronta ecologica costituisce una delle tante metodologie per confrontare i consumi delle risorse naturali con quelli potenzialmente producibili dal sistema Terra, ma non \u00e8 il solo; diversi altri metodi portano allo stesso risultato; i limiti dello sviluppo<br>sono stati raggiunti alla fine degli anni ottanta; da allora stiamo consumando le riserve del Pianeta determinando un \u201cdeficit\u201d crescente e sempre pi\u00f9 insostenibile).<\/li><li><strong>Sperequazioni e tensioni sociali<\/strong> (il succitato \u201cdeficit\u201d globale viene pagato, in misura crescente, dalle porzioni pi\u00f9 povere e pi\u00f9 deboli della popolazione globale; l\u2019impronta ecologica dell\u2019italiano medio, per esempio, \u00e8 pari al triplo di quella media globale, ma essa risulta molto diversa anche all\u2019interno della popolazione del nostro Paese; il cittadino venaruese medio quattro volte tanto; ad ogni cittadino del Mondo spetta una fetta relativamente piccola di risorse e a condizione che esse<br>siano distribuite in modo equanime, ma ci\u00f2 non accade a causa dei privilegi di una minoranza della popolazione globale; intanto quella fetta si riduce per l\u2019esplosione demografica; ci\u00f2 inasprisce gli attuali conflitti sociali e ne innesca altri ancora pi\u00f9 pericolosi, determinando uno<br>scenario che potrebbe diventare ingovernabile).<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><strong>                                    L\u2019illusione della crescita infinita<\/strong><br>*<em>3 \u201cSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela\u201d (Gen. 1, 28). Questa frase del libro della Genesi indica le linee essenziali della vocazione dell\u2019uomo sulla Terra (introduzione dell\u2019omelia di GIOVANNI PAOLO II in occasione della celebrazione della parola per i fedeli dell\u2019arcidiocesi di Macero &#8211; Brasile, 1991). Quindi quel \u201candate e<br>moltiplicatevi\u201d ha ancora grande valore per chi segue con fedelt\u00e0 i precetti della Chiesa cattolica romana, nonostante il fatto che Dio parl\u00f2 con due uomini; ma come parlerebbe oggi a una popolazione mondiale che ha raggiunger\u00e0 presto 8 miliardi di abitanti? Parlerebbe con le stesse parole della Chiesa Cattolica? <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>*<em>4 Il Picco del Petrolio \u00e8 il momento in cui la produzione mondiale raggiunge il massimo. Dopo questo punto, essa declina, con gravi conseguenze sulle disponibilit\u00e0 energetiche. Tale modello previsionale \u00e8 costantemente aggiornato dalla ASPO (ASPO-Association for the Study of Peak Oil &amp; gas &#8211; http:\/\/www.aspoitalia.it \u00e8 il sito web italiano dell\u2019Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio). Il picco potrebbe essere gi\u00e0 raggiunto.<\/em><br><br><br>\u201cChi crede che una crescita esponenziale possa continuare all\u2019infinito in un mondo finito o \u00e8 un pazzo o \u00e8 un economista\u201d. \u00c8 la famosa frase pronunciata da Kennet BOULDING (economista, pacifista e poeta inglese<br>naturalizzato negli USA). Quella frase corrisponde ad una precisa domanda, ripetutamente rivolta agli economisti, nessuno dei quali si mai degnato di fornire risposte documentate. D\u2019altra parte non potrebbero, in quanto non sarebbero in grado per diversi motivi. \u00c8 interessante consultare le pagine web relative ai programmi curriculari (la discipline di insegnamento) delle<br>facolt\u00e0 di economia. A parte la matematica quasi non esistono discipline scientifiche, in particolare quelle riguardanti la natura delle materie (le risorse naturali). Ma come \u00e8 possibile trattare sui valori delle attivit\u00e0<br>dell\u2019uomo (merci e servizi e dell\u2019ammontare dell\u2019equivalente in denaro) e dei loro scambi, ignorando l\u2019origine, la qualit\u00e0, la disponibilit\u00e0 in Natura dei materiali (materie prime) necessarie per le produzioni a qualunque livello? Ha ragione Yves COCHET quando afferma che \u201cla teoria economica neoclassica contemporanea nasconde, dietro l\u2019eleganza matematica, la sua indifferenza per le leggi fondamentali della biologia, della chimica e della fisica e in particolare quelle della termodinamica\u201d. L\u2019ecomia \u00e8 una delle discipline pi\u00f9 antiche, che da sempre ha accompagnato la storia delle civilt\u00e0. Nei secoli essa \u00e8 andata via via evolvendosi in forme sempre pi\u00f9 articolate, fino a diventare quell\u2019insieme molto complesso dei giorni nostri, talora di difficile comprensione per la maggior parte delle persone. Tuttavia \u00e8 facile riconoscere, anche per chi non \u00e8 esperto, uno dei presupposti fondamentali della storia dell\u2019economia e cio\u00e8 la possibilit\u00e0 dello sfruttamento illimitato delle risorse del pianeta. L\u2019economista, nel suo ragionare sui meccanismi che regolano le produzioni, gli scambi, i mercati e le transazioni finanziarie, quasi sempre ignora i meccanismi naturali che presiedono alla formazione delle risorse materiali ed energetiche. Certamente nelle diverse epoche ha dovuto confrontarsi con \u201caccidenti\u201d quali eruzioni vulcaniche, terremoti, alluvioni,\u2026 ma<br>limitati nel tempo e nello spazio; oppure non ha potuto ignorare periodi caratterizzati da epidemie, carestie, situazioni climatiche sfavorevoli,\u2026 che hanno coinvolto talora interi continenti, ma destinati comunque a<br>risolversi, spesso creando nuove prospettive di crescita. In tutti i casi sempre con la certezza della piena disponibilit\u00e0 di risorse apparentemente infinite e sfruttabili in misura via via maggiore con le crescenti<br>potenzialit\u00e0 della tecnologia. Questa \u00e8 la storia che ha pesantemente condizionato la formazione culturale della maggior parte degli<br>economisti. Per loro non esiste la possibilit\u00e0 del venir meno di quello succitato come presupposto fondamentale, cio\u00e8 lo sfruttamento illimitato delle risorse della Terra. Per tale motivo neppure prevedono di<br>rispondere in modo adeguato alla provocazione di K. BOULDING. Ci\u00f2 significa un atteggiamento negativo, conservatore e superficiale nei confronti delle nuove teorie, ideologie, movimenti culturali,\u2026 che propongono ragionamenti alternativi o idee innovative rispetto ai gravi problemi che caratterizzano il mondo attuale e che l\u2019umanit\u00e0 non ha mai conosciuto. Tale atteggiamento, da parte degli economisti, spesso considerati veri e propri opinion-leaders, coinvolge e condiziona poi i mezzi di comunicazione, le classi politiche e dirigenti e gli amministratori. A questo proposito si pu\u00f2 citare, quale esempio qualificante, il <strong>movimento della decrescita felice.<\/strong><br>Molto frequentemente ignoranza e superficialit\u00e0, per le ragioni sopra esposte, caratterizzano le valutazioni espresse nei confronti del movimento per la decrescita felice. Per esempio spesso si sente affermare che \u00e8 ridicolo pensare che tutti si possa tornare a \u201czappare la terra\u201d, come se tale movimento predicasse l\u2019idea di un ritorno indietro nel tempo, negando quindi i progressi tecnologici che, nelle societ\u00e0 pi\u00f9 ricche, hanno da<br>sempre accompagnato la crescita e quindi il benessere. In realt\u00e0 nulla \u00e8 pi\u00f9 falso. Il movimento ispirato dalle idee di Nocholas GEORGESCU-ROEGEN e di Serge LATOUCHE assegna invece alla scienza ed alla tecnologia un\u2019importanza strategica. Infatti il risparmio delle risorse e dell\u2019energia, la scelta di un regime di vita pi\u00f9 sobrio, la rinuncia agli sprechi pi\u00f9 sfacciati del consumismo,\u2026 da soli non basterebbero per riportare la Terra verso un equilibrio sostenibile. La popolazione umana \u00e8 ormai troppo numerosa, per cui, a fronte della necessit\u00e0 di ridurre lo sfruttamento delle risorse, occorre promuovere, per quanto possibile, la massima efficienza dei sistemi energetici e produttivi (compresi soprattutto le fasi del recupero e riciclo) e ci\u00f2 significa un maggiore impegno nella ricerca scientifica e nel coseguente sviluppo tecnologico. Condizione necessaria per la descrescita felice \u00e8 la massima promozione della \u201cCultura\u201d.<br>Altra sciocchezza di cui si sente spesso parlare negli ultimi tempi \u00e8 la seguente: in questa fase di grave crisi economica, con segno negativo del PIL, stiamo tutti sperimentando cosa significa la decrescita, con la<br>riduzione dei servizi (anche quelli essenziali), con la perdita di posti di lavoro, con l\u2019aumento della povert\u00e0,\u2026 Tale affermazione \u00e8 frequentemente ripetuta anche da rinomati economisti e da esponenti politici di primo piano nei talk-show e sulla carta stampata, a dimostrazione di quanto sia diffusa l\u2019ignoranza e la superficialit\u00e0 di alcuni personaggi che tanta influenza hanno sull\u2019opinione pubblica e tanta responsabilit\u00e0 hanno sulla governance dei processi economici.<br>Deve invece essere ben chiaro che la decrescita attuale la stiamo subendo e dato che gli attuali leaders politici non sono in grado di comprenderne le ragioni vere (insosteniblit\u00e0 a livello di Pianeta), non riusciamo a venirne fuori, in quanto le ricette che vengono proposte sono ancora quelle vecchie, quelle maturate nei secoli passati, quando il mondo era diverso.<br>La decrescita felice \u00e8 ben altra cosa, che nulla ha a che vedere con quella che stiamo subendo. Essa infatti si basa sull\u2019analisi approfondita di quali aspetti della vita moderna sono essenziali (sanit\u00e0, scuola, cultura,<br>ricerca,\u2026) e quindi da conservare e, per quanto possibile, promuovere ulteriormente, in coerenza anche con i principi della solidariet\u00e0 e quali invece sono da ritenere non indispensabili o inutili o eccessivamente<br>energivori o impattanti sulla biosfera. Anche in questo caso si comprende quanto sia importante la massima promozione della \u201c<em>Cultura<\/em>\u201d a tuti i livelli.<br>                                            <strong>Decrescita e sinistra<\/strong><br>La <strong>politica \u00e8 l\u2019arte di governare la societ\u00e0<\/strong>; per Giovanni SARTORI <em>\u00e8 la \u201csfera delle decisioni collettive sovrane\u201d. <\/em>\u00c8 un\u2019arte complessa ed anche faticosa da praticare con onest\u00e0 e coerenza, ma affascinante ed<br>indispensabile se condotta con le regole della democrazia. La complessit\u00e0 della politica comporta un notevole impegno per chi la pratica come soggetto militante. Essa infatti richiede una sintesi di un insieme vasto di<br>conoscenze e di competenze e, sulla base di esse, una buona attitudine all\u2019analisi critica degli eventi passati e contemporanei, al fine di sviluppare proposte concrete per la soluzione dei problemi attuali della collettivit\u00e0 e<br>di fornire prospettive per un futuro migliore. I partiti sono (o dovrebbero essere) le strutture organizzative adatte per permettere alle persone di esercitare la politica nelle migliori condizioni e di garantire il conseguimento concreto di obiettivi condivisi.<br>Pertanto, a \u201ctutti\u201d, ma in particolare a chi pratica la militanza ed ancor pi\u00f9 a coloro che occupano posizioni importanti (dirigenti di partito, amministratori, governanti,\u2026), viene richiesto il massimo impegno per lo<br>studio (analisi), inteso in senso generale. Ci\u00f2 ovviamente non significa che \u201ctutti\u201d dovrebbero essere filosofi, economisti, fisici, naturalisti, insegnanti, medici,\u2026 ma che siano disponibili a comprendere, nella misura possibile secondo la disponibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di ciascuno, quali sono le radici storiche e culturali che sono alla base degli attuali sistemi sociali e soprattutto quali sono le nuove idee emergenti, i nuovi sistemi di<br>pensiero, le nuove correnti filosofiche e sociologiche maggiormente ispirate dalle conoscenze che via via emergono, in modo sempre pi\u00f9 rapido, grazie soprattutto all\u2019immenso lavoro che stanno conducendo i ricercatori in tutti i campi della cultura. Si tratta di un impegno intellettuale certamente faticoso, ma molto importante, soprattuto considerando che viviamo in un mondo globalizzato in rapida evoluzione e che ci pone sfide che l\u2019umanit\u00e0 non aveva mai conosciuto. Ma se questo \u00e8 l\u2019atteggiamento corretto, allora non \u00e8 pi\u00f9 possibile tollerare l\u2019ignoranza e la superficialit\u00e0. Occorre recuperare una delle tradizioni fondamentali della storia della sinistra e cio\u00e8 l\u2019attitudine allo studio ed all\u2019analisi critica a cui occorre aggiungere la propensione all\u2019interesse nei confronti del \u201cnuovo\u201d come, per esempio, il movimento per la decrescita felice. Si tratta appunto di un movimento; non \u00e8 un partito. L\u2019insieme delle idee che esso esprime non \u00e8 un programma politico di governo, ma una sorta di esercizio intelettuale che deriva dall\u2019analisi attenta e meticolosa dei pi\u00f9 importanti eventi che si stanno verificando a livello del pianeta. \u00c8 qualche cosa di simile ad una corrente filosofica da guardare (e studiare criticamente) con interesse e curiosit\u00e0, perch\u00e9 da essa si possono trarre suggerimenti e idee che potrebbero essere oggetto di elaborazione politica e quindi concretamente (ed utilmente) utilizzabili per azioni di governo vere e proprie.<br>Venaria Reale, dicembre 2020<br>Gian Carlo PEROSINO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono gi\u00e0 esaurite le risorse naturali prodotte dalla Terra per il 2020. Dal 22 agosto \u00e8 iniziata la fase del \u201cdebito\u201d, calcolato dal Global Footprint Network*1. 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