{"id":1473,"date":"2021-01-17T13:42:36","date_gmt":"2021-01-17T13:42:36","guid":{"rendered":"https:\/\/sinistracivica.it\/?p=1473"},"modified":"2021-01-17T13:42:37","modified_gmt":"2021-01-17T13:42:37","slug":"rischio-idrogeologico-a-venaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sinistracivica.it\/index.php\/2021\/01\/17\/rischio-idrogeologico-a-venaria\/","title":{"rendered":"RISCHIO IDROGEOLOGICO  A VENARIA"},"content":{"rendered":"\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"50\" height=\"50\" class=\"wp-image-1428\" style=\"width: 50px;\" src=\"https:\/\/sinistracivica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/cropped-cropped-logo-nuovo-web-1.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/sinistracivica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/cropped-cropped-logo-nuovo-web-1.jpg 238w, https:\/\/sinistracivica.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/cropped-cropped-logo-nuovo-web-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 50px) 100vw, 50px\" \/>Sono passati quasi 20 anni dal novembre 1994, dalla grave alluvione del Ceronda che sconvolse buona parte della nostra citt\u00e0. Da allora ogni evento di piena, a seguito di piogge un po\u2019 pi\u00f9 intense e prolungate del solito, viene osservato con preoccupazione. In effetti <strong>una porzione significativa del<br>territorio di Venaria \u00e8 classificata come area ad elevato rischio idrogeologico.<\/strong> Tale classificazione \u00e8 la logica conseguenza della semplice osservazione del Foglio \u201cTorino Nord\/Ovest\u201d della Carta Geologica d\u2019Italia, redatta in scala 1:100.000 e disponibile, in prima redazione, gi\u00e0 fin dagli anni precedenti il secondo conflitto mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella Carta sono chiaramente evidenziate, con varie sfumature di azzurro, le aree, lungo i corsi dello Stura di Lanzo e del Ceronda, idrogeologicamente appartenenti alle regioni fluviali, cio\u00e8 quelle che, con frequenza assai variabile, possono essere allagate. Per usare un espressione pi\u00f9 \u201cmoderna\u201d, si tratta delle cosiddette \u201cfasce di pertinenza fluviale\u201d, quelle soggette a pi\u00f9 elevato rischio di esondazione. Nell\u2019immagine sopra proposta sono delimitate, con linee rosse, le aree alluvionate in<br>occasione dell\u2019evento del novembre 1994, grosso modo coincidenti con la tipologia \u201calluvioni recenti\u201d (in azzurro) della carta geologica succitata.<br>Ma i geologi che hanno redatto quella Carta non hanno scoperto la pericolosit\u00e0 delle fasce fluviali del Ceronda e dello Stura soltanto negli anni \u201940 del secolo scorso. In quel periodo si resero disponibili le risorse per la pubblicazione del Foglio \u201cTorino Nord\/Ovest\u201d (e delle relative \u201cNote\u201d), ma i rilevamenti geologici furono effettuati molti anni prima e soprattutto i tecnici dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, incaricati delle indagini, fecero ampio riferimento ai documenti storici sugli eventi naturali che caratterizzarono<br>il territorio nei decenni precedenti. In altri termini<strong>: il rischio idrogeologico di ampie aree intorno ai fiumi Ceronda e Stura \u00e8 conosciuto da tempi storici e con buona precisione da almeno due secoli.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le scelte del passato<\/strong><br>Ma se la pericolosit\u00e0 delle fasce fluviali era nota gi\u00e0 in passato, come \u00e8 possibile che l\u2019Uomo sia stato tanto stupido da costruire strutture importanti in tali aree. L\u2019Uomo non \u00e8 mai stato particolarmente<br>\u201cstupido\u201d o \u201cintelligente\u201d, soprattutto in passato, quando non poteva permettersi il lusso di effettuare scelte \u201cstupide\u201d o \u201cintelligenti\u201d. Gi\u00e0 Leonardo Da Vinci, nel suo Codice Hammer, citava il rapporto di<br>amore e odio dei popoli nei confronti dell\u2019acqua; da essa dipendeva la vita, ma da essa bisognava proteggersi; l\u2019uomo era costretto a vivere pericolosamente vicino all\u2019acqua ed \u00e8 per tale ragione che, fin dall\u2019antichit\u00e0, ha sviluppato tecniche di interventi lungo le fasce fluviali allo scopo di contenerne la forza distruttrice. L\u2019ingegneria idraulica \u00e8 una delle discipline pi\u00f9 antiche. Molti citano la saggezza degli antichi (o dei vecchi); in realt\u00e0 non erano pi\u00f9 \u201csaggi\u201d, cos\u00ec come non erano pi\u00f9 \u201cstupidi\u201d o pi\u00f9 \u201cintelligenti\u201d; semplicemente costruirono citt\u00e0, ponti, strade,\u2026 dove hanno potuto ed in molti casi proprio in riva ai fiumi: per approfittare di pi\u00f9 facili approvvigionamenti idrici, per utilizzare pi\u00f9 comodamente le vie d\u2019acqua, per smaltire i rifiuti, per fini militari,\u2026 Lungo i fiumi ed in particolare lungo i canali da essi alimentati, sorgevano i mulini; nei primi decenni della<br>rivoluzione industriale la forza motrice dell\u2019acqua \u00e8 stata condizione fondamentale per lo sviluppo.<br>Il Canale alimentato dalla Traversa di derivazione idrica sul Ceronda, immediatamente a valle del Ponte Cavallo, \u00e8 stato costruito con un finanziamento approvato dallo Stato Italiano in risposta ai moti<br>di protesta dei torinesi per lo spostamento della Capitale a Firenze; quel canale contribu\u00ec, in modo importante, a fornire la forza motrice necessaria a lanciare la nascente attivit\u00e0 industriale torinese.<br>L\u2019uomo, in passato, non ha effettuato scelte \u201cstupide\u201d o \u201cintelligenti\u201d, ma semplicemente quelle \u201cpossibili\u201d, senza alternative, le uniche a permettere lo sfruttamento delle risorse naturali senza poter contare su efficaci sistemi di trasporto.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli eventi che hanno consentito un improvviso cambiamento della situazione, una vera e propria rivoluzione tecnologica, sono stati l\u2019invenzione del motore a scoppio e lo sfruttamento dell\u2019energia<br>elettrica. Tali eventi hanno dimostrato che era possibile stravolgere le modalit\u00e0 di trasporto delle materie. Soprattutto hanno dimostrato che era possibile il trasporto, molto pi\u00f9 facile, dell\u2019energia: attraverso cavi conduttori era possibile trasportare molta pi\u00f9 energia ed in modo molto pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 facilmente utilizzabile rispetto ai fiumi ed ai canali d\u2019acqua.<br>Tale rivoluzione tecnologica, nel periodo compreso tra le due Guerre Mondiali, ha conferito all\u2019uomo una<strong> libert\u00e0 \u201cpotenziale\u201d <\/strong>straordinaria: <strong>la possibilit\u00e0 di costruire lontano dai fiumi, di vivere con sicurezza lontano dall\u2019acqua, pur sfruttandola come risorsa in modo pi\u00f9 efficace rispetto al passato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La libert\u00e0 \u201cpotenziale\u201d dell\u2019uomo \u201cintelligente\u201d<\/strong><br>La libert\u00e0, garantita dalla tecnologia, di sfruttare le risorse idriche, senza essere costretti a viverci pericolosamente vicino, \u00e8 stata sopra definita \u201cpotenziale\u201d. Abbiamo prima accennato che, in passato, l\u2019uomo non poteva effettuare scelte \u201cstupide\u201d o \u201cintelligenti\u201d, ma solo quelle \u201cpossibili\u201d. Con i<br>progressi tecnologici, grosso modo collocabili nel decennio 1925 \u00f7 1935, l\u2019uomo ha avuto la possibilit\u00e0 di scegliere veramente, ma con esiti purtroppo infelici. Evidentemente hanno prevalso le abitudini acquisite nei secoli precedenti e le rive dei fiumi sono state ulteriormente occupate da<br>fabbriche, case, impianti sportivi, campeggi, strade,\u2026 ragionando come in passato e quindi sbagliando gravemente e senza giustificazioni.<br>Questa storia vale anche e soprattutto per Venaria. Le possibilit\u00e0 \u201cpotenziali\u201d dovute alla libert\u00e0 di effettuare le scelte pi\u00f9 corrette per il territorio e pi\u00f9 funzionali per un ordinato sviluppo socioeconomico sono state in gran parte ignorate. Vi \u00e8 chi sostiene che 50 anni fa non vi era ancora sufficiente consapevolezza intorno a questi problemi (come se oggi ce ne fosse); ma si tratta di una affermazione profondamente sbagliata e utile solo per coprire l\u2019ignoranza e la stupidit\u00e0 di coloro che, a partire dagli anni \u201850 e \u201860 hanno rinunciato ad utilizzare, da persone \u201cintelligenti\u201d, le possibilit\u00e0 di scelte connesse alla libert\u00e0 \u201cpotenziale\u201d offerta dalla tecnologia. In quegli anni il compianto Bruno PEYRONEL (docente di Botanica all\u2019Universit\u00e0 di Torino e fondatore del movimento ambientalista piemontese) descriveva, inascoltato, sulla \u201cStampa\u201d di Torino, i rischi<br>connessi all\u2019incremento edificatorio folle lungo le rive dei fiumi, preannunciando gli eventi che effettivamente si manifestarono alcuni decenni dopo. Dunque gi\u00e0 50 anni fa vi erano le condizioni giuste per l\u2019agire \u201cintelligente\u201d. Tuttavia si sono effettuate scelte di segno totalmente opposto. A Venaria si \u00e8 costruito ovunque, anche lungo i fiumi. Accanto al Centro Storico, edificato pericolosamente sulla riva destra del Ceronda, ma in un periodo che non consentiva alternative, negli ultimi decenni sono state occupate le aree oggi definite ad alto rischio idrogeologico, ma gi\u00e0 ben note da oltre un secolo come pericolosamente esondabili. Esempio eclatante \u00e8 rappresentato dall\u2019area del \u201cParco Basso\u201d (lungo il viale Carlo Emanuele II) ove sono sorti un complesso industriale (ex Cromo-Dora), campi sportivi, parcheggi e addirittura dei palazzi. L\u2019evento pi\u00f9 eclatante \u00e8 stato il crollo, nel novembre 1994, di una parte del Palazzo in P.za Vittorio Veneto, costruito sulla riva destra del Ceronda immediatamente a valle del Ponte Cavallo. Oggi i tempi sono cambiati? L\u2019uomo ha finalmente deciso di utilizzare \u201cintelligentemente\u201d la libert\u00e0 \u201cpotenziale\u201d offerta dalla tecnologia? Quali sono le attuali scelte sul territorio di Venaria?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La situazione attuale<\/strong><br>La scelta pi\u00f9 sbagliata \u00e8 la fiducia acritica nei confronti della scienza e della tecnologia, o meglio il loro uso scorretto per giustificare scelte sbagliate sul territorio. La consapevolezza della pericolosit\u00e0 delle aree a forte rischio idrogeologico, invece che comportare una saggia rinuncia a nuove<br>edificazioni, induce a effettuare comunque nuovi interventi, salvo delegare ai tecnici (ingegneri idraulici e\/o geologi poco competenti) il compito di trovare soluzioni per limitare o addirittura annullare il rischio idrogeologico. Non \u00e8 solo una scelta sbagliata, ma anche pericolosa ed inutilmente dispendiosa. <strong>Gli interventi di sistemazione idraulica <\/strong>(rettificazioni, disalvei, realizzazione di briglie, difese spondali, arginature,\u2026) infatti<strong> sono:<\/strong><br><strong>! molto costosi<\/strong> (comportano la sottrazione di risorse economiche da altri capitoli di spesa pubblica ben pi\u00f9 utili ed importanti);<br><strong>! poco sicuri <\/strong>(con essi non si elimina il rischio idrogeologico, ma si \u201cprova\u201d a ridurlo; pertanto, a fronte di impegni economici esorbitanti, non si acquisisce sicurezza vera);<br><strong>! pericolosi <\/strong>(la trasformazione dei letti fluviali in una sorta di canali dove l\u2019acqua pu\u00f2 teoricamente scorrere in modo migliore, per semplici leggi della fisica, determina un pericoloso incremento di energia delle acque verso valle, in quanto gli interventi di sistemazione idraulica comportano la<br>riduzione dei fattori di dissipazione che normalmente caratterizzano gli alvei naturali; soprattutto occorre ben riflettere su un fatto importante; se davvero fosse possibile contenere tutta l\u2019acqua di piena entro l\u2019alveo normale del Ceronda, ci\u00f2 significherebbe che tutta la portata di massima piena, non potendo espandersi allagando la fascia sinistra, eserciterebbe un\u2019azione erosiva devastante nei confronti della sponda destra, dove sorge il centro storico di Venaria);<br><strong>! dannosi per l\u2019ambiente <\/strong>naturale (essi comportano la banalizzazione degli ecosistemi fluviali, con gravi ripercussioni per le cenosi acquatiche).<br>Purtroppo la maggior parte dei tecnici (soprattutto gli ingegneri geofurbi) negano i punti succitati e propongono interventi di sistemazione idraulica ovunque (e quasi sempre con le tecniche pi\u00f9 tradizionali, pi\u00f9 costose e pi\u00f9 devastanti). D\u2019altra parte non potrebbero fare diversamente; se la<br>raccontassero in modo giusto, molti di loro non lavorerebbero pi\u00f9 e soprattutto verrebbero a mancare le commesse per numerose ditte del cemento. Gli interventi di sistemazione idraulica andrebbero effettuati esclusivamente nel \u201ctentativo\u201d di difendere i sistemi che non possono essere ricollocati; essi sono essenzialmente i ponti (indispensabili<br>per garantire una efficace rete di trasporti in un territorio caratterizzato da un fitto reticolo idrografico), i centri abitati (non \u00e8 possibile ricollocare interi paesi) e, in qualche caso, quegli impianti<br>industriali il cui trasferimento potrebbe comportare gravi rischi per il mantenimento delle produzioni. In tutte le altre situazioni \u00e8 molto meglio lasciare fare ai fiumi il loro mestiere di trasportatori naturali dell\u2019acqua, senza interferenze, nella maggior parte dei casi inutili, costose e pericolose e soprattutto evitando di costruire ancora lungo i fiumi. Questo sarebbe il modo \u201cintelligente\u201d di operare cogliendo in pieno le possibilit\u00e0 offerte dalla libert\u00e0 \u201cpotenziale\u201d offerta dalla tecnologia. Ma cosa succede a Venaria? Evitiamo i commenti e proponiamo un breve elenco:<br><strong>!<\/strong> con il progetto \u201cLa Venaria Reale\u201d sono stati realizzati estesi parcheggi, quasi tutti in aree a forte rischio di esondazione (evidentemente \u00e8 stato deciso che la maggior parte dei numerosi visitatori dovr\u00e0 \u201csbarcare\u201d in Venaria con mezzi privati);<br><strong>!<\/strong> la circonvallazione di Venaria ha coinvolto ampie aree che appartengono alla regione fluviale dello Stura, oltre ad un nuovo ponte;<br><strong>!<\/strong> il recupero della zona industriale della Martin\u00ec, anche con la realizzazione di una nuova strada, coinvolge un \u201crudere\u201d di complesso industriale realizzato in un\u2019area sbagliata, con una estremit\u00e0 del muro perimetrale a pochi metri di distanza dalla sponda destra dello Stura, quindi a forte rischio idrogeologico; il mantenere a tutti costi tale struttura (tra l\u2019altro con garanzie assai remote circa le possibilit\u00e0 di rilancio economico e produttivo) significa spendere notevoli risorse della collettivit\u00e0 per la messa in sicurezza idraulica e con ulteriori rischi a valle (discorso analogo potrebbe valere per l\u2019area dell\u2019ex SNIA);<br><strong>! <\/strong>\u00e8 previsto un nuovo ponte sul Ceronda a monte del ponte Castellamonte (che sar\u00e0 probabilmente demolito) anche per garantire i trasporti verso la zona industriale ancora presente nel Parco Basso (allora non verr\u00e0 mai ricollocata?) e per migliorare la viabilit\u00e0 verso l\u2019unicum Reggia-Mandria in<br>prevedibile incremento (che cosa \u00e8 il turismo sostenibile?);<br><strong>!<\/strong> buona parte del Parco Basso \u00e8 gi\u00e0 stato coinvolto per costosi interventi di realizzazione dei giardini connessi alla Reggia (soprattutto la Grande Peschiera e gli impianti tecnologici), cio\u00e8 nell\u2019area che \u00e8 stata maggiormente esposta nell\u2019alluvione del 1994.<br>Forse il prossimo autunno, forse tra 5 anni, forse tra 50 o 100, forse con un rischio maggiore in virt\u00f9 dei cambiamenti climatici o forse (speriamo) mai, potrebbe verificarsi un alluvione come nel novembre 1994. La distruzione risulterebbe decisamente maggiore. Molti allora sosterranno che il<br>clima \u00e8 impazzito, che gli interventi di sistemazione idraulica non sono stati sufficienti, che non \u00e8 stata compiuta alcuna \u201cpulizia\u201d del fiume e tante altre stupidaggini. La realt\u00e0 sar\u00e0 un\u2019altra: le acque di piena incontreranno pi\u00f9 strutture da distruggere, tutte quelle edificate dopo l\u2019alluvione del novembre 1994. Forse domani, forse (speriamo) mai!<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Sinistra Civica <\/strong>propone la riapertura del dibattito intorno agli interventi realmente possibili in funzione dei seguenti criteri:<br><strong>\u2022 rinunciare al mito della sicurezza totale <\/strong>(\u00e8 un obiettivo illusorio; la realt\u00e0 \u00e8 scomoda da accettare, ma va comunque spiegata ai cittadini, rinunciando definitivamente alla demagogia);<br><strong>\u2022 economicit\u00e0 degli interventi<\/strong> (occorre avere il coraggio e l\u2019onest\u00e0 intelletuale e politica di ammettere e spiegare ai cittadini che \u00e8 inutile illudersi, le risorse economiche disponibili saranno molto contenute e d\u2019altra parte sarebbe inutile spendere tanti soldi per non risolvere il problema e per aumentare il rischio);<br><strong>\u2022 rispettare la libert\u00e0 di divagazione del fiume<\/strong> (naturalmente ovunque ci\u00f2 sia possibile, secondo le concezioni pi\u00f9 moderne ed avanzate della gestione idraulica dei corsi dacqua ed in coerenza con le necessit\u00e0 di tutela ambientale; questa \u00e8 la condizione indispensabile per sperare di ottenere qualche risultato concreto);  <\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u2022 intervenire su scala di bacino<\/strong> (che non significa prevedere interventi di sistemazione idraulica tradizionali, inutili, dispendiosi e pericolosi ma, per esempio, prevedere casse di laminazione lungo tutto il corso del Ceronda a monte di Venaria; ma non illudiamoci: il risultato finale sar\u00e0 una lieve<br>riduzione dei picchi di piena e l\u2019aumento dei tempi di corrivazione, ma la somma di tanti piccoli<br>vantaggi pu\u00f2 portare ad un risultato finale significativo);<br><strong>\u2022 piccoli interventi<\/strong> (\u00e8 possibile prevedere piccoli interventi, per esempio sulle soglie trasversali presenti anche nel tratto fluviale cittadino ed altri ancora, sempre riconoscendo che ciascuno non potr\u00e0 essere determinante, ma utile, insieme agli altri, per la riduzione del rischio).<br><\/p>\n\n\n\n<p>Venaria Reale, dicembre 2020 <\/p>\n\n\n\n<p>Gian Carlo PEROSINO<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono passati quasi 20 anni dal novembre 1994, dalla grave alluvione del Ceronda che sconvolse buona parte della nostra citt\u00e0. 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