APPENDICE: SCUOLA (una riforma del pensiero per la democrazia cognitiva)

È importante sottolineare la necessità di una riforma della “conoscenza”, in quanto oggi il problema dell’educazione e quello della “ricerca” sono ridotti prevalentemente alle logiche quantitative di mercato (più “fondi”, più “insegnanti”, più “informatica”,…), oppure valutati attraverso linguaggi mutuati dall’economia (debiti e crediti, capitale umano, scuola delle competenze, test standardizzati, valutazioni, misurazione, competitività, meritocrazia, scuola azienda e preside manager, bonus di merito,…). Si maschera, con ciò, la maggiore difficoltà che deriva dagli scarsi risultati derivanti dalle varie riforme dell’insegnamento che si sono succedute: non si può riformare l’istituzione senza avere prima riformato le“menti”, non si possono riformare le menti se prima riformate le“istituzioni”.

Tornando al linguaggio, è interessante notare come la deriva della scuola italiana verso un orizzonte chiuso, utilitaristico e competitivo, sia accompagnata dalla complicità dei media e da una certa pubblicistica “specializzata”. I giornali spesso sono stati degli apripista per quelle pseudo riforme che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, sposando acriticamente i provvedimenti del ministro di turno o, più semplicemente, del mondo imprenditoriale. È chiaro che questo atteggiamento ha permesso di accantonare alcuni concetti e termini dedicati alla formazione: scuola unitaria, scuola democratica, scuola disinteressata e formativa, scuola attiva e scuola creativa, unità tra istruzione ed educazione, conoscere se stessi attraverso gli altri, l’uomo collettivo.

Al termine della scuola gli studenti dovrebbero avere sviluppato delle capacità fondamentali ai fini dell’esercizio della cittadinanza: comprendere, interpretare, discriminare, valutare, costruire opinioni e sostenerle, scegliere consapevolmente da che parte stare nelle diverse circostanze in cui si propongono delle opzioni di parte. Tutte queste capacità dovranno essere necessariamente esercitate sulla base di criteri d giudizio, discriminazione, scelta. Non si può educare alla cittadinanza “attiva” senza promuovere in ciascun studente la capacità di utilizzare “criteri”; si tratta delle  “bussole” necessarie a ciascuno per trovare le proprie mete e scegliere le rotte. Quando la scuola sostiene di voler sviluppare pensiero critico nei ragazzi e di volerli educare alla cittadinanza attiva, deve offrire criteri diversi, occasioni comparabili fra di loro e e situazioni per esercitarli. Ciascuno studente sceglierà poi il proprio sistema di criteri, ma nella consapevolezza delle scelte.