2 – Azioni/interventi per un progetto di cura dell’ambiente per una città sostenibile

In generale si considera con grande attenzione il tema della connessione tra attività produttive e qualità dell’ambiente; questo argomento è importante per molte ragioni, non solo derivanti dall’emergenza economica e dalla crescente disoccupazione o dalla precarietà.

Bisogna ammettere la necessità di una riconversione ecologica che ci interroga, anche a livello locale, sulle modalità di funzionamento delle nostre imprese, sui modelli di consumo e sulle attività economiche presenti sul territorio. A questo proposito il comune di Venaria dovrebbe dotarsi di un “osservatorio sulla crisi e la recessione”, con l’obiettivo di conoscere e monitorare le “aziende di eccellenza” e implementare nel tessuto produttivo di Venaria prodotti, aziende, tecnologie ecosostenibili.

Un altro aspetto che occorre considerare con attenzione è quello dell’energia, una delle sfide globali di questo secolo. I temi dell’energia (approvvigionamento, consumo e risparmio) costituiscono riferimenti costanti per qualunque azione di governo della nostra città, al fine della massima coerenza con l’obiettivo stabilito con il D. Lgs. 28/2011 che recepisce la Direttiva Comunitaria 2009/28/CE (coerente con il D. Lgs. 115/2008 che a sua volta recepisce la Direttiva 32/2006/CE) e riguarda la riduzione del consumo finale lordo di energia al 2020, mediante programmi e misure di miglioramento dell’efficienza energetica.

La riconversione ecologica può diventare una grande occasione per promuovere attività economiche presenti sul territorio. Anche l’inclusione e la solidarietà possono diventare un volano economico. A questo proposito riteniamo importante coinvolgere tutti i soggetti interessati (economici, sociali, politici…) per definire ed individuare precisi progetti di intervento. Intanto si propongono alcuni temi specifici illustrati, per sommi capi, nel seguito.

  1. Riduzione del consumo energetico degli edifici tramite interventi relativi a: coibentazioni su tetti e strutture, sostituzione di infissi con le nuove tipologie maggiormente coibentanti, facilitazione e promozione per la produzione di energia alternativa su strutture condominiali (Qualunque società vogliamo immaginare abbiamo bisogno di energia, in quantità diverse a seconda del modello socio-economico, ma sempre elevate)[1].
  2. Rifiuti speciali Baricalla. Avviare richiesta per un monitoraggio periodico sui volumi conferiti in discarica e sulle tipologie dei materiali tossici. Verifica delle tecnologie di stoccaggio e precauzioni. Concordare un cronoprogramma per la dismissione definitiva del sito (cfr. appendice rifiuti”)[2].
  3. Incremento e rimodulazione della raccolta differenziata. Migliorare la differenziata in generale, ponendo particolare attenzione sulla raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti dei mercati[3]; è importante, da parte dell’amministrazione, la promozione di comportamenti virtuosi da parte dei cittadini e che si richiamano ad alcuni principi fondamentali[4].
  4. Riduzione utilizzo plastiche monouso. Attivazione di collaborazione con i supermercati di zona tramite trattative e persuasione al fine di mettere in atto azioni volte a ridurre l’uso della plastica[5].
  5. Centraline di distribuzione acqua.Collaborazione con SMAT per l’incremento delle centraline di distribuzione acqua potabile (gasata e non, anche nelle aree mercatali e/o nei supermercati). Con delibera del Consiglio Comunale 41/2016 venne espressa la volontà di collaborare al fine di mantenere la gestione pubblica della SMAT; in quella Delibera venne confermato “…il principio della proprietà̀ e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà”,[6] in coerenza con l’esito del referendum del 2011.
  6. Raccolta plastiche in unico conferimento.Prevedere la raccolta di tutti i tipi di plastiche conferibili in unico contenitore[7].
  7. Mobilità. Libero parcheggio ad auto elettriche e ibride nell’area cittadina. Ipotizzare parcheggi sicuri per biciclette.
  8. Variante 15. Essa non è compatibile[8]. Si rimanda al capitolo su “urbanistica”.
  9. Recupero dello Stato Ecologico dello Stura di Lanzo (gravemente compromesso a causa delle derivazioni irrigue e di scarichi mal depurati) che, secondo le Direttive Comunitarie (recepite con D. Lgs. 152/06), deve raggiungere, quale obiettivo previsto, la condizione di qualità “buono”.[9]
  10. Recupero Stato Ecologico del Ceronda. Conseguimento degli obiettivi di qualità delle acque (cfr. punto precedente), gestione delle risorse idriche connesse con l’intersezione dei canali (inquinanti) di Druento e del Mulino, controllo del rispetto del disciplinare di concessione della nuova centrale idroelettrica con traversa di derivazione a valle del ponte Cavallo, dissesto idrogeologico.
  11. Recupero dei percorsi della Corona Verde. Nasce dall’idea della “corona di delitie”, proposta all’inizio del ‘600 dal Castellamonte con riferimento alla costellazione delle dimore sabaude attorno a Torino. A ciò si aggiunge un patrimonio naturale di pregio: parchi metropolitani, fasce fluviali convergenti sull’arco del Po e aree rurali poco alterate nell’hinterland torinese. È un progetto che interessa anche la Venaria, lungo lo Stura ed il Ceronda. Alcuni tratti sono già realizzati, ma in parziale stato di abbandono e malamente utilizzati. Occorre pertanto esaminare con attenzione la situazione al fine di prevedere adeguati ripristini ed un attento controllo.
  12. Programma di intervento per la riduzione dell’inquinamento: acustico, atmosferico, del suolo,…[10] È un tema che riguarda altri capitoli del programma e ripresi più avanti.

Per contribuire alla diminuzione delle emissioni ed incrementare i serbatoi di CO2, si propone:

  • aumento del numero di alberi nei giardini pubblici (attualmente con aree troppo vaste a prato);
  • sostituzione, ove possibile dei piccoli alberi con specie di più grandi dimensioni;
  • ampio utilizzo delle fasce arboree-arbustive, con specie autoctone, di contorno ai campi sportivi, alle recinzioni, ai fabbricati, alle strade,…;
  • utilizzo di alberi nei parcheggi e del maggior numero di alberi in tutti gli spazi;
  • costituzione di una fascia boscata sul lato interno della barriera antirumore lungo la tangenziale e copertura con specie arbustive sul lato esterno (rivolto alla tangenziale).

Rilievo assume il Servizio Ambiente (cfr. capitolo su “riprogettare la macchina comunale”), per la massima attenzione alla biodiversità. Ciò significa utilizzo di specie arboree ed arbustive rigorosamente autoctone. Si propone una “Venaria, orto botanico del Piemonte”,attraverso un “Piano Regolatore del verde pubblico” con l’obiettivo di prevedere la presenza, con costi molto ridotti ed in tempi medi-lunghi, di oltre 150 specie arboree e arbustive tipiche della flora piemontese nel territorio della nostra città.

Tra i caratteri del territorio della Venaria e che ne hanno condizionato la storia, è sicuramente la Mandria. È anche la storia della nostra città. È un territorio che deve essere valorizzato, possibile fonte di attività legate al turismo e ad una alta frequentazione, ma che non può essere sconvolto rispetto a ciò che rappresenta, sia come “tradizione” per la città, sia come patrimonio dell’umanità.

La gestione del parco della Mandria, data la posizione strategica, a ridosso della metropoli, comporta un modello di fruizione di massa. Ciò significa affrontare i problemi che emergono tra le esigenze di tutela ed una massiccia frequentazione. I visitatori giungono alla Mandria con mezzi privati, innescando problemi di traffico, rumore, inquinamento,…: un’area destinata alla tutela della natura diventa una fonte inquinante; per di più confinante con la rete torinese di trasporto pubblico.

L’ATA (Associazione Tutela Ambiente – federata Pronatura), nel 1997, aveva proposto lo slogan “Mandria = scuola dell’ambiente”, funzione seconda solo a quella della conservazione e recupero del sistema forestale. La Mandria può diventare una scuola, divertente, stimolante e gratificante, capace di orientare la notevole massa di visitatori. È un obiettivo molto importante, che da senso all’esistenza stessa del parco. Per cogliere tale obiettivo occorre smettere di pensare alla Mandria come pura occasione speculativa; un parco naturale non è una sorta di “industria” capace di generare profitto. L’associazione ATA fece alcune proposte che condividiamo e riproponiamo all’attenzione della regione e dell’Ente di gestione: [11]

  • il museo storico;
  • il museo delle antiche scuderie;
  • il museo dell’agricoltura;
  • il museo di scienze naturali.

Oltre a tali strutture è interessanti l’idea diun “acquarium” sulla fauna ittica autoctona. Negli ambienti acquatici del parco sono presenti numerose specie ittiche, quasi tutte quelle bacino del Po, in buona parte tutte endemismi ristretti, tipici del territorio italiano.

Altro tema da trattare riguarda le linee elettriche ad alta tensione su tralicci nelle vicinanze di case anche di recente costruzione, come nel caso del Gallo Praile. Possono comportare conseguenze dirette ed amplificano quelle connesse ad altre fonti di impatto. Sono generalmente considerati pericolosi gli impianti di trasporto di energia elettrica ad alta tensione (220.000 ÷ 380.000 Volt) che interessano, nel loro percorso, gran parte di alcuni quartieri importanti di Venaria: Gallo Praile, Puccini, Savonera, Rigola. Si ritiene necessario l’interramento delle linee, almeno per i tratti in prossimità delle zone abitate. Trattandosi di interventi che non sono di competenza diretta dell’amministrazione comunale, diventa necessario un preciso impegno di carattere politico/contrattuale con gli enti interessati e soprattutto con il sostegno di tutte le forze politiche, dei comitati di quartiere e di tutti i cittadini. Per quanto attiene le antenne radiomobili riteniamo necessario regolamentare, nei limiti consentiti dalla normativa, l’installazione sui tetti dei condomini residenti nell’area cittadina.


APPENDICE

[1] Il comune potrebbe emettere disposizioni per la riduzione o per l’abolizione di oneri riguardanti tasse su occupazione suolo pubblico, ponteggi, pratiche, bolli e costi di autorizzazione in presenza di richieste per interventi edilizi mirati all’efficienza e ai miglioramenti degli impianti, produzione energia alternativa, elettrica o riscaldamento acqua. Tali sgravi sarebbero applicati negli interventi dove almeno l’80 % del lavoro sia motivato da tale obiettivo. Potrebbe istituire uno sportello informativo di promozione, consulenza, ai cittadini singoli, ai condomini, agli amministratori, con presentazione di nuove tecnologie e analisi costi/benefici. Porre attenzione particolare riguardo gli edifici pubblici che devono essere di esempio per un consumo responsabile, ovverooperare sulle temperature dei locali, sui periodi di accensione e spegnimento e promuovere la produzione di energia alternativa. Importante potrebbe essere l’idea di emettere disposizioni che impediscano la cattiva abitudine di tenere aperte le porte dei negozi per creare sensazioni di caldo d’inverno e di fresco d’estate e aumentare la permanenza davanti le vetrine oppure dell’alimentazione dei riscaldamenti a fiamma nei dehors.

[2] La discarica ha superato da tempo il volume e la durata prevista a progetto e anche se non insistente direttamente sul territorio di Venaria ne condiziona il traffico, il paesaggio ed il rischio di inquinamento delle falde (su Venaria gli oneri e su Collegno le compensazioni). Resta comunque vago il termine temporale di utilizzo e la gestione del programma di recupero ambientale su cui Venaria fino ad ora non ha potuto esprimersi. Si osserva invece un lento e progressivo aumento delle aree impegnate.

[3] Si prevede di predisporre una classificazione puntuale per tipologia merceologica dei banchi con riferimento all’attività di tessile, alimentare, oggettistica o altro, richiedendo agli operatori la separazione a monte dei rifiuti per legno, plastica, umido, lamiera, carta e cartone. Si ritiene necessaria la verifica a inizio mercato della dotazione necessaria per tale raccolta differenziata e verifica a fine mercato del conferimento corretto. La raccolta va effettuata con mezzi specifici per tipologia di rifiuto. Si propone di considerare un sistema di tariffario proporzionato che premi coloro che realizzano bene la raccolta differenziata e disincentivi i comportamenti meno civili.

[4] Consapevoli delle grandi difficoltà e dei tempi medio-lunghi per arrivare al “rifiuto zero”, occorre mettere in atto  le strategie idonee per limitare al massimo la produzione dei rifiuti, principalmente sulla base del principio generale per cui “la riduzione dei rifiuti e strettamente collegata con la riduzione dei consumi”. Quindi:

ogni oggetto andrebbe utilizzato il più a lungo possibile;

  • se non serve più ma ancora funzionante, si potrebbe regalare o vendere come usato;
  • se non funziona si potrebbe provare a ripararlo;
  • se proprio non è possibile ripararlo si potrebbe smontare per utilizzare i singoli componenti per altre funzioni;
  • se quanto sopra non può riuscire deve essere “ben” differenziato;
  • acquistare il più possibile prodotti senza pesanti imballaggi, a km zero, cioè rivolgendosi ai produttori più vicini per diminuire l’impatto economico ed ambientale del trasporto;
  • l’acqua di casa è buona; quindi si può rinunciare all’acqua in bottiglia; ci sono comunque i distributori di acqua, anche gasata, sul territorio.

Questi consigli, ma sicuramente molti altri, devono essere divulgati nella città, nelle scuole, nei luoghi di aggregazione, attraverso momenti pubblici, volantini, social,… spiegando che un raccolta rifiuti ben fatta oltre ad essere importante per “la salvezza del pianeta” potrebbe portare ad una diminuzione della TARI (tariffa rifiuti) per le famiglie.

[5] È possibile prevedere l’installazione di distributori alla spina per bevande e detersivi e contemporaneamente la riduzione dell’offerta di prodotti in confezioni monouso. Verificare la possibilità di applicare un costo aggiuntivo ed evidente alla cassa per i prodotti in confezioni monouso sullo stile già utilizzato per i sacchetti di plastica biodegradabile. Altrettanto utile potrebbe essere l’installazione di compattatori per bottiglie con remunerazione al conferimento (remunerazione diretta o tramite buoni spesa nel supermercato stesso).

In ogni caso occorre tenere conto che il recupero delle plastiche non sempre può essere considerato ecologicamente sostenibile. Infatti se tale materiale viene avviato al settore tessile per la produzione di tessuti il recupero potrà essere realizzato una sola volta in modo completo mentre si porranno le condizioni per uno smaltimento di secondo livello dei vestiti dismessi nel rifiuto generico o ancora peggio nella produzione di microplastiche prodotte dai successivi lavaggi, scaricati in mare, non più controllabili, che entreranno più facilmente e in modo stabile nei cicli biologici.

[6] Una proposta interessante, potrebbe essere una lettera del sindaco a tutti i cittadini affinché utilizzino la buona acqua del rubinetto invece di quella nelle bottiglie, magari nell’ambito di una attiva collaborazione con il “Comitato Acqua Pubblica” di Torino (Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua).

[7] Sarebbe opportuno evitare il conferimento di quei tipi di plastiche attualmente previste nell’indifferenziato (es. giocattoli, imballi,…).  Quindi si ritiene necessario prevedere impianti per il trattamento e il recupero anche di questi tipi di materiali che spesso risultano tecnologicamente più pregiati e con maggiori possibilità di riutilizzo.

[8] Spesso si afferma che il rilancio dell’edilizia e la realizzazione delle grandi opere (soprattutto infrastrutture trasportistiche) siano fondamentali per la crescita. Ma una volta che saranno costruite nuove case, strade, autostrade, pedemontane, tangenziali, circonvallazioni,… cosa faremo? Ricominceremo? Completeremo la distruzione del paesaggio (una delle risorse del Paese)? Renderemo il territorio più pericoloso con ulteriore cementificazione? Si può rispondere positivamente se si continua a coltivare il mito della crescita infinita.

[9] Secondo le Direttive Comunitarie (recepite con D. Lgs. 152/06), si deve conseguirela condizione di qualità “buono”. Se tale obiettivo non viene conseguito si ricade nelle condizioni di infrazione previste dalla CE. Ciò comporterebbe un aggravio di milioni di euro. La città di Venaria ha aderito al Contratto di Fiume dello Stura di Lanzo ed in tal contesto deve agire affinchè si possa procedere al risanamento dell’ecosistema fluviale.

[10] Sostanzialmente ciò significa trattare il tema del rapporto tra il trasporto privato ed il sistema pubblico.

[11] Non è un tema fuori dalla competenze del nostro comune; in fondo il nostro territorio insiste in una parte significativa dell’area protetta ed è in qualche modo interessato da tutto ciò che accade in Mandria. Abbiamo l’intelligenza e le competenze per formulare proposte interessanti e magari anche capaci di innescare posti di lavoro? A questo proposito occorre recuperare i rapporti con l’ATA, che da decenni opera nel territorio della comunità del Parco).