13 – La salute dei cittadini ed il monitoraggio del progetto del nuovo presidio sanitario

La salute ed il benessere dei cittadini costituiscono un tema complesso ed articolato, che non riguarda solo il sistema sanitario, ma anche il contesto ambientale. Vivere in ambiente salubre (aria, terra, acqua), è diritto di ogni cittadino, in quanto condizione essenziale per una migliore qualità della vita.

Il degrado ambientale comporta danni alla salute e un maggior ricorso all’assistenza sanitaria che, giova ricordarlo, è un diritto essenziale, come previsto dalla Costituzione. Questo diritto, inizialmente gratuito, si è poco per volta ridotto riguardo l’efficienza, mentre è cresciuto rispetto ai costi. Le prestazioni sono più difficili da ottenere in tempi ragionevoli ed economicamente più onerose e per coloro che possono permetterselo il ricorso alla sanità privata è più frequente. L’incremento dei costi della sanità ha molte cause, ma su alcune quali, corruzione, tangenti, sprechi,… dobbiamo intervenire.

In Venaria il tema maggiormente discusso è quello del presidio ospedaliero.[1] Merita citare una data importante: il 22 dicembre 2009, in S. Uberto (Reggia di Diana), venne firmato l’accordo di programma fra Regione Piemonte, ASL TO3 e comune di Venaria Reale per la nuova struttura sanitaria dal costo di 48 milioni di Euro[2]. Nel comunicato stampa congiunto dell’ASL TO3 e del comune di Venaria (pubblicato nello stesso giorno) veniva dichiarato:

Si prevede una prima tappa, che si “…configura come una scatola che comunque consente di realizzare, anche in un momento successivo, la struttura completa[3]per la quale è disponibile una prima risorsa di 18 milioni di euro. Il primo lotto funzionale doveva essere costruito in tempi brevi (come sembra sia avvenuto, cioè limitatamente alla realizzazione dell’edificio), ma in modo da procedere con i lotti successivi. Per tale ragione si ribadiva l’importanza di avere ben presenti le caratteristiche dell’opera completa e delle sue funzioni che evidentemente dovevano condizionare il primo intervento. Esse sono illustrate nel documento sul “…riordino e la valorizzazione del presidio di Venaria Reale” e nel relativo allegato “centro di assistenza primaria (CAP) di Venaria Reale” del 23 settembre 2013, a cura dell’ASL TO3. In quel documento si afferma che il territorio di interesse è “…il Distretto di Venaria Reale…”[4]che “…si estende su una superficie di 144,94 km2 con una densità abitativa di 602,68 abitanti/km2…” per un bacino di utenza di quasi 90.000 abitanti: numeri che condizionano le caratteristiche progettuali dimensionali della nuova struttura.

Nelle condizioni di crisi economica i tagli alla spesa pubblica sono forse inevitabili, così come i sacrifici da imporre ai cittadini (purché equamente ripartiti) e ciò vale per molti settori economici; ma ve ne sono alcuni rispetto ai quali occorre invece mantenere gli impegni di spesa o addirittura aumentarli. Sono quelli che caratterizzano una società moderna e democratica, le colonne portanti della civiltà: scuola, cultura, ambiente e sanità (cfr. appendice “sanità”).[5]

Emerge un quadro politico-economico che non garantisce l’effettiva rinuncia verso ulteriori tagli al sistema sanitario, gabellato come programma di razionalizzazione, ma che, sul piano locale, significa un ridimensionamento funzionale del presidio di Venaria, almeno rispetto alla sua realizzazione completa (comprensiva di “tutti” i lotti previsti). A questo propositi occorre vigilare attentamente per garantire l’organizzazione del punto di primo intervento sulle 24 ore. La realizzazione dei lotti successivi, cioè del progetto completo, una soluzione accettabile per il distretto di Venaria, non è affatto scontata. Inoltre non si forniscono indicazioni sul futuro ruolo della struttura del vecchio ospedale, al momento in deciso cammino verso una decadenza sempre evidente. Non si accenna ad una dismissione dichiarata, neppure ad un rilancio anche per ipotetici altri usi diversi o simili all’attuale.

Il capitolo salute è regolato dalla L.N. 135/2012 che detta i criteri, i limiti di gestione e di attuazione alle istituzioni territoriali come le Regioni ed i Comuni. Le regioni, con “il patto per la salute 2014-2016”, hanno l’onere di realizzare nel dettaglio la distribuzione dei servizi, dei costi, delle prestazioni di vario livello e delle specialità. Tale attività è svolta anche con la partecipazione dell’assemblea dei sindaci. È su questo tratto decisionale che le amministrazioni comunali possono intervenire con proposte e richieste. Un comune non può decidere su tutto, ma può operare per razionalizzare e convogliare risorse e servizi verso il  proprio territorio a seconda delle esigenze locali. Da questo punto di vista è quindi possibile, anche per la nostra città, ottenere risultati concreti, ma a condizione di una forte capacita di rappresentanza politica e di autorevolezza, da parte dell’amministrazione.

La nuova amministrazione può avviare diverse azioni di governo, tra le quali lo sviluppo dell’assistenza sanitaria domestica e domiciliare ed il potenziamento della collaborazione e l’integrazione con le associazioni volontarie sul territorio (es. Croce Verde e associazioni per l’assistenza domiciliare). Più in dettaglio si propone quanto segue:

  • il tema del nuovo presidio va affrontato sulla base di esigenze reali dei cittadini in funzione del riordino di un sistema sanitario nuovo e moderno, ben organizzato a livello territoriale ed in grado di garantire il miglior livello tecnologico delle prestazioni;[6]
  • occorre contestare i tagli alla sanità, ma lo spreco in questo settore è imperdonabile; il risparmio ottenuto dalla razionalizzazione funzionale e territoriale del sistema dei presidi ospedalieri è una risorsa che va mantenuta nello specifico capitolo di bilancio;
  • la riorganizzazione della sanità in un nuovo e moderno sistema consente una quota di risparmio grazie alla maggiore efficienza, ma per ottenere risultati concreti nella qualità/quantità dei servizi/prestazioni alle persone, come legittimamente atteso insieme al progresso, è comunque inevitabile l’incremento (o almeno il mantenimento) della spesa pubblica in questo settore.
  • occorre una comunicazione corretta, onesta e coraggiosa nei confronti dei cittadini che riguarda una questione complessa e difficile da comprendere; si tratta di praticare un percorso fondato sul pragmatismo e su obiettivi concretamente conseguibili;
  • un sistema sanitario moderno ed efficiente, basato sul riordino delle tipologie funzionali dei presidi e della corretta perimetrazione delle aree e dei distretti, andrebbe rivisto sulla base delle esigenze reali dei territori, evitando i condizionamenti e le pressioni politiche locali caratterizzate da motivazioni opportunistiche e clientelari[7];
  • massima vigilanza da parte degli amministratori, delle forze politiche e dei cittadini, affinchè venga rispettato il cronoprogramma previsto in sede progettuale per la realizzazione di “tutti” i lotti funzionali previsti;[8]la realizzazione dell’opera completa non deve disattendere quanto previsto dall’Accordo di Programma del 2009;
  • vigilare con determinazione e perseveranza per garantire il funzionamento del Centro di Primo Intervento sulla base delle 24 ore (con la completa disponibilità dell’autoambulanza medicalizzata);
  • inizio progettazione del potenziamento dell’attuale sistema di trasporto pubblico in vista della realizzazione del nuovo presidio sanitario[9];




APPENDICE

[1] L’attuale struttura ospedaliera è ormai quasi lasciata al suo destino a causa dell’emigrazione altrove dei servizi ambulatoriali, all’obsolescenza delle attrezzature, alla decadenza degli edifici.

[2] Con copertura della regione del 66 per cento (32 milioni di euro). Il resto a carico di Stato ed ASL TO3; Venaria mette a disposizione l’area di via Don Sapino (~ 30.000 m2) con cessione gratuita del diritto di superficie per 99 anni e l’impegno sulla predisposizione viaria di accesso alla struttura.

[3] Espressione dell’ing. M Fegatelli, direttore del Settore Opere Pubbliche Edilizia Sanitaria alla conferenza dei servizi del 19/12/2013 che ha valutato il progetto della nuova struttura.

[4] Comprende i comuni Valdellatorre, Givoletto, La Cassa, Druento, San Gillio, Venaria, Pianezza ed Alpignano.

[5] In piena coerenza con lo slogan che caratterizza il presente programma (sostenibili, equità e solidarietà). Si tratta comunque di settori che, tra l’altro, comportano “posti di lavoro” qualificati e utili in una società moderna ed avanzata.

[6] Ciò comporta, da parte del comune, la richiesta all’ASL ed alla Regione della redazione del profilo e piano di salute (PEPS, previsto per ciascuno Distretto sanitario dalla Legge Regionale 18 del 06/08/2007) con cui definire gli obiettivi prioritari di salute e benessere, identificare i soggetti coinvolti, i rispettivi ruoli e i contributi specifici, attivare gli strumenti di valutazione del raggiungimento degli obiettivi. Esiste un altro strumento, sempre indicato dalla norma succitata: il piano attuativo locale;è lo strumento di programmazione con il quale, nell’ambito delle disposizioni della programmazione socio-sanitaria regionale e degli indirizzi impartiti dalle conferenze dei sindaci, le ASL programmano le attività da svolgere recependo, per le attività sanitarie e socio-sanitarie territoriali, quanto previsto dai PEPS di distretto e dai piani di zona. Il piano attuativo locale ha la durata del piano socio-sanitario regionale e può prevedere aggiornamenti annuali. Il Distretto di Venaria non è dotato di un PEPS e non ha adottato un suo piano attuativo. Ma il Comune di Venaria è provvisto del suo “profilo di salute”? Ha un proprio piano attuativo?

[7] A questo proposito, in coerenza con quanto espresso con la precedente nota, il Comune di Venaria formulerà alla ASL3 una domanda rispetto a quale “profilo patologico” risponde la popolazione di Venaria (scontando il fatto che la popolazione anziana negli ultimi 20 anni è aumentata di quasi il 7 %), a scapito della popolazione adulta;

[8] La realizzazione dei successivi lotti funzionali non è scontata; massimo impegno politico nel garantire la realizzazione completa dell’opera, in funzione del miglioramento dei servizi attualmente previsti e del potenziamento degli stessi, con l’incremento dei settori dell’area ambulatoriale specialistica (ancora insufficienti quelli previsti nell’ambito del primo lotto), della continuità assistenziale e della funzionalità del Centro di Primo Intervento.

[9] Il costo di istituzione e mantenimento di un sistema di trasporti locale a servizio del presidio potrebbe risultare non accessibile per il comune. Interessante risulta l’idea di concordare con il sistema dei Trasporti Torinesi eventuali nuovi percorsi delle linee di trasporto pubblico esistenti in modo da comprendere anche il sito del nuovo presidio sanitario. A questo proposito si possono formulare diverse opzioni. Per es. modificare il percorso della navetta elettrica VE1 facendola proseguire per via Don Sapino fino a sbucare a Savonera per poi dirigersi verso Torino; Per chi vive a Druento: modificare il percorso del 59 che entrerebbe parzialmente in territorio venariese per poi riuscire a Savonera, in pratica un giro dell’isolato. O anche spostare il capolinea della linea 72 presso il polo sanitario  Sono proposte a basso costo, fattibili già da domani se vi è la volontà politica.