11 – Urbanistica e piani di sviluppo

La Costituzione Italiana esplicitamente cita la tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico. Nel nostro territorio è presente una notevole concentrazione di bellezze naturali e culturali che costituiscono un patrimonio di grande valore. Esso va difeso e valorizzato nell’interesse dell’intera umanità e quale motore fondamentale per lo sviluppo economico. Dobbiamo sconfiggere il partito trasversale del cemento, il più potente, il più arrogante ed il più pericoloso.

Tra le motivazioni della crisi edilizia spesso si cita la crisi globale finanziaria o la tassazione sugli immobili. Ma sono ben altre le cause della crisi edilizia: saturazione del mercato, invecchiamento della popolazione, cambiamenti delle abitudini delle famiglie, riduzione della sicurezza dell’investimento sul mattone,…

Nel settore edilizio non hanno più senso nuove costruzioni, sia per fermare l’eccessivo consumo del suolo, sia perché esse costituiscono un vero e proprio azzardo economico, privo di prospettive. Ciò non significa la morte dell’edilizia. Si possono prevedere nuove prospettive di sviluppo nei settori che hanno futuro ed in piena coerenza verso un sistema sostenibile: essenzialmente con le ristrutturazioni (efficienza energetica e messa in sicurezza), rilocalizzazioni, ricostruzioni su aree già cementificate,… orientando l’edilizia verso nuove prospettive, smettendola, una volta per tutte, di ragionare come nello scorso millennio.

A causa di scelte effettuate nel recente passato dell’Amministrazione su nuove edificazioni, ci troviamo in una situazione che potrebbe complicarsi, con rischio di probabili gravi ripercussioni per la nostra città.Prevediamo l’impegno per scongiurare (sulla base delle norme vigenti e dopo aver esplorato tutte le possibilità, per quanto concretamente possibili e senza rischi per il Comune) il la realizzazione della Variante 15.

Alla luce delle suddette considerazioni dobbiamo ripensare la città.

Si ritiene assai utile il coinvolgimento di esperti di politiche urbane e/o di sviluppo locale (anche con collaborazioni con il Politecnico di Torino) ai fini dell’elaborazione di un piano di sviluppo completo ed integrato. Sarebbe un’azione da Piano regolatore ma tale strumento urbanistico richiederebbe troppo tempo. Meglio attivare con esperti un lavoro di studio, analisi e proposta, ricorrendo alla revisione del Piano solo qualora questo fosse necessario. In realtà il nostro prevede già molte possibilità che sono rimaste inattuate. Si tratta di fotografare  lo stato attuale, per scoprire quali possibili scenari.

Tale azione è la madre di tutte le scelte, nel senso che non si tratta solo di  un esercizio di studio, quanto piuttosto di un processo organico ed integrato di revisione dello stato della città (sociale, lavoro, commercio, assistenza, servizi,…).  Elaborare un nuovo piano d’intervento vuol dire pensare gli spazi, i collegamenti, le politiche per potenziare i servizi e sviluppare la comunità.

Venaria non ha bisogno di ripartire, quanto piuttosto di “ridisegnare la propria fisionomia” e definire la vocazione della nostra città alla luce dei cambiamenti avvenuti. In particolare elaborare un nuovo piano vuol dire:

  • esaminare soluzioni per tutti “contenitori vuoti” presenti in città, sia beni demaniali che comunali (area ex-Beleno, Cinema Dante, Cavallerizza, Corte Pagliere, ex caserma carabinieri, Gamerre, Esedra,…) affinché siano inserite in piano di sviluppo locale dove le varie destinazioni individuate “si tengano” in un disegno organico di sviluppo. A questi si aggiungono i locali lasciati liberi dall’ASL (P.za Annunziata e vecchia Casa protetta);
  • ripensare gli assi commerciali della città (ragionamento strettamente connesso al punto precedente), le aree mercatali, il ruolo del viale;
  • ridefinire l’edilizia scolastica alla luce dei mutamenti demografici in corso e in proiezione, verificando la possibilità di ospitare una scuola di ordine superiore;
  • verificare lo stato dei luoghi di incontro, gli impianti sportivi, i servizi alla persona di concerto con Cissa e ASL;
  • verificare la possibilità di assegnare sedi adeguate alle associazioni, magari, se possibile, dedicando una struttura pubblica riconvertita allo scopo;
  • ripensare le aree di confine (Consorzi Martiny e Artico) in un’ottica di uno sviluppo “verde” della fascia fluviale; deposito GTT Via Amati; Consorzio ICOVE quale area di riconversione;
  • fare il punto sullo stato del trasporto pubblico e Piano urbano del traffico (nell’ottica di realizzare percorsi ciclo pedonali reali, protetti e praticabili).

Ragionare di questi argomenti, vuol dire definire le politiche pubbliche di competenza comunale che si vogliono realizzare: turismo, cultura, lavoro, sociale, istruzione e formazione.

Alcune politiche, in prospettiva, discendono da possibili scenari che possono aprirsi rispetto ai punti toccati. Alcuni avranno tempi più lunghi di gestazione, altri potrebbero essere accessibili nel breve periodo. Ma ciò che è importante è dare uno sguardo globale sulla città per immaginarla da qui a 5 anni. Questo non significa trascurare il quotidiano o le urgenze. Al contrario aver un orizzonte ti aiuta anche ad affrontare il faticoso quotidiano che deve essere affrontato subito secondo le priorità di:

  • sicurezza degli stabili  comunali;
  • manutenzione della strade;
  • salvaguardia del decoro urbano (taglio del verde in particolare).

In ogni caso alcune idee possono già essere espresse come nel seguito illustrato.

Urbanistica a Venaria implica il tema delle alienazioni e valorizzazioni. Le operazioni di dismissione di patrimonio pubblico e/o demaniale riguardanti, per esempio, Caserma Beleno, Esedra,… fanno (facevano) parte della variante 18 quale attuazione del primo asse strategico, nell’ambito della “Integrazione del programma urbanistico strutturale propedeutico alla realizzazione di varianti al P.R.G.C. – D.G.C. 226 del 27/12/2007”(sette assi strategici).

Sarebbe sbagliato buttare il lavoro allora eseguito. Proponiamo di riesaminare il progetto, pur ammettendo le difficoltà legate alla succitata crisi economica/edilizia (e quindi la difficile soluzione) ,ma in piena coerenza con i principi “consumo zero del suolo”e “costruire sul costruito” (ciò che esclude, per es., la cementificazione del sito “ex Cascina Casalis”). “Deroghe” rispetto a tali principi saranno oggetto di approfondimento rispetto ad eventuali esigenze di grande rilevanza sociale e/o culturale ed in ogni caso a seguito della verifica di mancanza di alternative (utilizzo di aree già cementificate).

Le eventuali costruzioni dovranno essere conformi rispetto alle nuove tecnologie costruttive inerenti la sicurezza ed il risparmio energetico e comunque dopo aver verificato la possibilità di includere interventi di compensazione a vantaggio della qualità ambientale ed urbanistica dei quartieri direttamente interessati e/o della città nel suo complesso.

Le risorse che eventualmente si renderanno disponibili andranno investite in generale per il miglioramento della struttura urbanistica della città, ma soprattutto per il risanamento degli edifici scolastici. Vanno infine segnalati alcuni interventi doverosi che non implicano forti impegni di spesa e quindi realizzabili:

  • riduzione graduale delle barriere architettoniche;
  • predisposizione di aree protette dalla più intensa circolazione veicolare;
  • ulteriore, per quanto possibile, realizzazione/completamento di percorsi ciclo-pedonali;
  • riconversione dell’illuminazione pubblica al sistema LED;
  • riattivazione/attivazione della video sorveglianza (gestita dall’ASM della Venaria Reale);
  • migliore controllo sull’abbandono di rifiuti in città, in modo da colpire i soggetti incivili.
Ogni decisione su eventuali nuove edificazioni in deroga ai principi del “consumo zero del suolo” e “costruire sul costruito” sulla base di esigenze inderogabili e/o strategiche, dovrà essere discussa e ratificata dopo i contributi della “consulta Ambiente” e del “Servizio Ambiente” del comune (cfr. capitolo su “riprogettare la macchina comunale”) con il coinvolgimento dei cittadini, attraverso gli istituti di partecipazione previsti da un apposito regolamento comunale (cfr. capitolo su “trasparenza, comunicazione e partecipazione”), in coerenza con lo Statuto della nostra città e citato nel capitolo finale del presente documento programmatico.