1.1 – Potere e democrazia partecipativa

La democrazia rappresentativa è un modello efficace per affrontare problemi e conflitti e per costruire un futuro migliore e di pace, ma recentemente è entrata in crisi; ciò ha contribuito ad accentuare le difficoltà dei Parlamenti e dei Governi, dei Sindaci e dei Consigli comunali nel mantenere una connessione con i cittadini, nel comprendere i loro bisogni e nel promuovere il loro protagonismo.

Il contesto locale in cui ci misuriamo ha visto, sul terreno della politica, sparire quasi del tutto le forze politiche e le culture che esprimevano, che per decenni sono state alla base della nostra società: avevano espresso valori, senso di appartenenza, visioni per la maggioranza dei nostri concittadini. Ora la scena politica e la competizione elettorale, vede la partecipazione di poco più della metà degli elettori, contesi da comitati elettorali per pochi notabili che fondano il loro consenso su clientele collaudate, rapporti con l’associazionismo, rapporti amicali e parentali: la posta in gioco è la spartizione di posti e prebende a disposizione dell’amministrazione cittadina.

Il confronto democratico ed il conflitto sociale sono diventati una perdita di tempo, la differenza culturale, politica, identitaria un ostacolo da rimuovere e la critica dell’esistente un esercizio fastidioso e poco sopportabile. La complessità della vita pubblica viene banalizzata in una semplificazione che conviene a coloro che hanno interesse che tutto resti immutato nella realtà, nella sostanza sociale, politica e culturale: un eterno presente, al massimo una buona gestione dell’esistente.

L’acquisizione del potere è diventata il fine principale della politica. I partiti misurano il proprio successo prevalentemente in termini elettorali. Poco conta quanto effettivamente riescano a realizzare. La vita reale viene ignorata, ciò che conta è la percezione e quanto sono disposti ad acquistare, anche dal punto di vista del “prodotto” politico, la cui qualità è sostanzialmente misurata in termini di conquista del mercato elettorale. Ma la politica non deve essere una merce; deve essere un bene pubblico che deve perseguire l’interesse generale, cioè la vita di tutti.

La buona politica comporta una corretta gestione delle risorse, finalizzata all’ampliamento delle opportunità di migliorare le condizioni di vita delle persone. Deve studiare la realtà per trasformarla, ma è anche servizi efficienti e strade pulite. La politica per cambiare sé stessa deve pure essere visione e speranza; dovrebbe occuparsi soprattutto di coloro che non hanno potere. La buona politica è educazione democratica e rispetto per l’altro. Ma occorre piena consapevolezza che per cogliere tali opportunità sono necessarie pari condizioni sociali, economiche e culturali.

La crisi della democrazia rappresentativa ha reso le istituzioni pubbliche meno permeabili alle istanze sociali e alla domanda di democrazia partecipativa. Le persone che scendono in piazza per manifestare a sostegno di una svolta ambientalista e sociale modificano poco dal punto di vista delle politiche dei governi. Possono mobilitarsi per la pace e il disarmo o per la giustizia sociale, ma ignorati dalle istituzioni pubbliche.

Non è sostenibile una prassi della politica e del potere condizionata dalla separazione tra rappresentanti e rappresentati. Tale visione è una delle principali espressioni del leaderismo. Lo stato di propaganda perenne in cui viviamo e la disinformazione, negano la possibilità che i cittadini possano raffrontarsi con la complessità della realtà, quindi che possano essere consapevoli e decisivi.[1]

È giusto realizzare processi democratici che permettano di far emergere esperienze partecipative, moltiplicando le opportunità e i luoghi di dibattito e di confronto. Anche da questo punto di vista è importante il richiamo alla nostra Costituzione che riconosce tutte le forme che i cittadini scelgono per organizzare le proprie idee e i propri interessi, ponendo al centro la sovranità del popolo che la esercita attraverso la Legge.

I conflitti che coinvolgono la nostra società e la nostra comunità vanno riconosciuti e devono avere la possibilità di esprimersi in forma politica e di cultura pubblica. Devono essere promosse le condizioni affinché un numero maggiore di persone possa accrescere la propria cultura civica e la possibilità di partecipare alla vita pubblica. 

Questo processo è possibile e indispensabile per rafforzare una comunità ove si discuta, si pensi e si lavori per migliorare la vita di tutti. Ma ciò significa che occorre dare importanza alle idee e ai progetti, al merito dell’agire politico, con metodo laico, che permetta la possibilità di cambiare eventualmente idee e di modificare i progetti.

All’individualismo ed al messaggio di alcune parti politiche della serie “ciascuno pensi a sé stesso” o “si salvi chi può”…, va contrapposta un’idea sostenibile, utile e giusta di società e di comunità, di inclusione e di solidarietà, in cui ognuno pensa anche agli altri, si prenda cura del prossimo, della comunità e dell’ambiente.


Appendice

[1] Nelle campagne elettorali si proclamano tante fesserie (alle quali nemmeno chi le proclama crede) pur di promettere, pur di colpire l’avversario. Oggi il politico che la “spara grossa” non è penalizzato, non è giudicato inaffidabile e non perde consensi. È una carenza dei leaders e dei cittadini che non si informano. Quelli privi di scrupoli nel promettere e nel mentire vincono le elezioni contro coloro che esprimono con chiarezza problemi e difficoltà. Chi invece descrive sacrifici e possibili riduzioni di benessere è svantaggiato.