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Andrà tutto bene?

Bruno Bianco 65 anni apensionato
Ex tecnico IBM italia
Segretario PRC circolo Venaria Reale

In questi giorni di forzata clausura provo a immaginare come sarà il dopo emergenza: come avverrà, per quanto tempo dovremo osservare come le misure di distanziamento sociale o eventuali altre che verranno elaborate, quale impatto avranno queste misure sull’ organizzazione del lavoro, sul trasporto pubblico, sulla scuola.

Come cambieranno i nostri rapporti e comportamenti con gli amici, i conoscenti, gli estranei, i compagni di lavoro o di scuola.

Siamo alle soglie di una cesura importante che porterà a un mutamento antropologico del nostro genere?

Tante domande e solo congetture, utili a riempire il tempo dilatato in cui ci muoviamo.

Ancora una piccola notazione: la scuola a distanza ha fatto emergere le differenze sociali tra le famiglie che erano perfettamente attrezzate con computer, tablet, connessione a internet e quelle meno abbienti che hanno dovuto trovare qualche modo per permettere ai figli di seguire le lezioni a distanza.

Ci sono poche certezze e alcuni fondati timori con cui fare i conti. Le certezze sono che USA e Gran Bretagna faranno ricorso alle banche centrali per coprire i costi dell’emergenza sanitaria evitando quindi di farli pesare sul bilancio statale e produrre di conseguenza indebitamento.

L’ Unione Europea e l’ Italia di conseguenza quasi certamente seguirà un’altra strada: i soldi che il nostro Governo otterrà per fare fronte all’ emergenza sanitaria quasi sicuramente andranno a pesare sul debito, il che comporterà un ulteriore attacco allo Stato Sociale per farvi fronte con il suo corollario di privatizzazioni selvagge e di lacrime e sangue per i cittadini.

Già è palese l’ isolamento del Primo Ministro Conte di fronte agli attacchi di vasti settori della stampa «che conta» e alle spinte all’ interno della sua maggioranza per adeguarsi ai diktat della BCE e forse si prepara il clima adeguato a farci ingoiare un futuro Governo Tecnico per gestire il problema del debito. Se questo tecnico sarà Draghi, che da parecchi anni ci spiega che lo Stato Sociale non è più sostenibile e guarda caso fu uno dei fautori della nascita del Governo Monti, qualche funzionario allineato ai voleri della BCE poco cambia. Il pericolo di una nuova stagione di stangate sul modello del governo Monti nel 2011-2012 è reale.

Ma ora abbandoniamo le congetture per confrontarci con alcune delle profonde contraddizioni interne al nostro economico e produttivo che l’ emergenza sanitaria ha fatto esplodere.

Il nostro sistema di welfare e legislativo per il lavoro è modellato e ha funzionato per un modo di produzione Fordista, ossia per un modello basato su un mercato del lavoro omogeneo e stabile di contratti di lavoro a tempo indeterminato e con una bassa soglia di disoccupazione, in cui gli Istituti di Cassa Integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga, la mobilità erano un sistema tutto sommato adeguato di protezione sociale.

Questo modello negli ultimi trenta anni è stato eroso e la realtà ci consegna un mercato del lavoro frammentato, dove la quota di lavoratori autonomi e/o eterodiretti senza alcuna delle protezioni tradizionali ammonta a diversi milioni. Parliamo di partite IVA, interinali, lavoratori a chiamata o a tempo parziale, di Coupon. Una platea di lavoratori che l’emergenza sanitaria ha lasciato senza lavoro e senza reddito e con prospettive ancora più incerte nel futuro. Se possiamo prevedere che per qualche mese si troveranno risorse e meccanismi per garantire un reddito minimo a questi milioni di lavoratori, ma saranno proprio tutti?, al contempo è evidente che il problema di studiare un sistema di tutele per il lavoro non a tempo indeterminato  non è più rinviabile il problema di garantire un reddito universale di cittadinanza, o garanzia, lasciamo da parte per un momento il problema lessicale, che non si può limitare all’ attuale Reddito di Cittadinanza.

E sempre in tema di lavoro è aperto il problema degli esercizi commerciali e artigianali che sono rimasti chiusi e già dovevano subire la concorrenza della grande distribuzione e dell’E commerce, per i quali non sono in grado di suggerire proposte ma che sono pesantemente colpiti da questa crisi.

C’è infine il problema delle centinaia di migliaia di braccianti extracomunitari senza permesso di soggiorno schiavizzati dal caporalato e indispensabili per la nostra agricoltura: questa crisi offre l’ opportunità di sconfiggere le mafie che lucrano sulla loro fatica predisponendo un piano di regolarizzazioni che li sottragga al ricatto mafioso e del caporalato.

Dunque, per finire, andrà tutto bene?

Credo che un adeguamento pedissequo del nostro Governo alle indicazioni della Commissione Europea non potrebbe che aggravare i problemi sociali che ho cercato brevemente di esporre, rendendoli di difficile se non impossibile composizione.

Credo che sia giunto il momento di esercitare una radicale contestazione di questo modello capitalista. ora che più che alla propaganda a direzione unica dei media sono i bisogni immediati di milioni di persone a muovere le coscienze, per proporre un modello sociale solidaristico che non lasci nessuno da solo e per evitare che invece la risposta alla crisi sociale sfoci nella guerra tra poveri o in ribellioni senza speranza.

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Democrazia rappresentativa e partecipata

Piero Bogliano
Pensionato

Oggi pare anacronistico, in presenza di una grave pandemia globale, parlare di partecipazione democratica. Il distanziamento, l’isolamento nelle proprie abitazioni, le relazioni virtuali non possono essere altro che un surrogato delle vere e reali interrelazioni e interazioni sociali e politiche: anche se si comincia a parlare di fase 2 e di ripresa graduale di alcune attività, la lotta contro il virus sarà lunga e impietosa. Occorre però già oggi parlarne se vogliamo evitare il rischio di una catastrofe sociale, poichè servirà avere più cura dell’ambiente, più welfare, più equità, più cultura scientifica, più diritti, più laicità, più democrazia.

Negli ultimi decenni la democrazia “rappresentativa” ha mostrato evidenti limiti di partecipazione dei cittadini. Si è constata una diminuzione della capacità di rappresentazione da parte dei partiti e delle istituzioni politiche. I partiti politici non sono più il luogo della vita sociale e le istituzioni sono sempre più lontane dai cittadini. Vi è dunque un problema che riguarda i limiti nella nostra società.

Causa principale di questa crisi è stata l’ideologia neo liberista che prevedibilmente da progetto economico si è trasformato in un progetto politico,. imponendosi in tutto il mondo. Scopo è stato, ed è ancora, lo smantellamento delle conquiste sociali ed economiche del movimento dei lavoratori ed il forte restringimento del campo della democrazia partecipata e dell’azione pubblica, condizionando e isolando i corpi intermedi. La questione, fermo restando il quadro politico istituzionale, anche Europeo, rimane quella di una restituzione del “potere di cogestione” a cittadini fin troppo, ad oggi, esclusi dall’azione pubblica democratica.

La democrazia prospera invece quando aumentano per i cittadini le opportunità di partecipare attivamente, non solo attraverso il voto ma con la discussione e attraverso organizzazioni autonome (partiti, sindacati, associazioni, comitati….), alla definizione delle priorità della vita pubblica. La “democrazia partecipativa” consiste negli strumenti utili a raccogliere pareri e opinioni che forniscono informazioni stimolando la collaborazione tra cittadini e rappresentanti, ma di per sé questa forma di democrazia non contempla strumenti per attribuire potere legislativo ai cittadini.

La contrapposizione principale contemporanea è fra democrazia rappresentativa e democrazia diretta poiché molti ritengono che le nuove tecnologie, i nuovi strumenti di comunicazione abbiano finalmente reso possibile ai cittadini di esercitare direttamente il loro potere senza bisogno di rappresentanti, rendendo questi ultimi non soltanto obsoleti e inutili, ma addirittura controproducenti, un ostacolo alla traduzione delle loro preferenze, all’espressione dei loro interessi. I “direttisti” (terminologia di Sartori) identificano e confondono la democrazia esclusivamente con i procedimenti decisionali. Per loro, la democrazia diretta è quella nella quale tutte le decisioni vengono prese solo dai cittadini.

Naturalmente, democrazia è molto altro. È soprattutto una “conversazione”, interrelazione frequente e costante, nella quale i cittadini sono coinvolti cercando di persuadersi vicendevolmente per giungere ad un accordo poi seguito da decisioni che sono sempre rivedibili alla luce dei loro effetti, più o meno positivi, e di altre informazioni sulla tematica decisa.

Senza partecipazione e coinvolgimento, anche attraverso il ruolo dei corpi intermedi, non è possibile fare riforme che non siano fredde e occasionali, sganciate dalla volontà della gente. Non sarà in nessun modo possibile lanciare un ciclo riformista, vale a dire formulare un progetto compiuto e metterlo a confronto, non a repentaglio, con quanto si muove nella società, esiste e intende contribuire a quel progetto e poi attuarlo giorno per giorno.

Davvero è plausibile portare a compimento una riforma di un sistema politico (sia pur locale) senza organizzare i suoi protagonisti, senza coinvolgerli, senza sollecitarne l’apporto in maniera diretta e comunicativa? Soltanto alcuni spaesati post moderni e forse anche neoliberisti, possono farsi sedurre dalla prospettiva che la politica sta essenzialmente comunicazione, e sempre meno informazione, per di più televisiva o addirittura, via internet e senza che i rapporti personali e organizzativi contino un gran che…Il cuore di una riforma sono i processi di coinvolgimento e partecipazione della cittadinanza all’organizzazione dei servizi ed è necessario al conflitto…

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SPESA PUBBLICA PER IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Gian Carlo Perosino
Ex Insegnante in pensione
https://green-crest.blog/

È un errore ritenere che la politica locale possa trascurare quanto accade nei panorama nazionale, europeo e globale, ritenendo che, per coinvolgere i cittadini, conviene proporre argomenti strettamente legati al territorio. Tale atteggiamento potrebbe essere premiato dal consenso popolare, ma allontana dalla risoluzione delle questioni.

Piero Bogliano Pensionato

L’esempio più eclatante per Venaria è il nuovo polo sanitario. Come noto sorgono dubbi riguardanti quanti e quali servizi sarà in grado di garantire rispetto alle necessità del bacino di utenza. Tutto dipende da quante risorse saranno disponibili, a loro volta dalla spesa complessiva annuale del Sistema Sanitario nei termini stabiliti dalla politica nazionale.

Il dibattito intorno al livello dei servizi sanitari locali non può prescindere dall’impegno politico riguardante le scelte fondamentali sul Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

Spesso si afferma che la sanità nazionale, in questi ultimi anni, sia stata definanziata, con tutte le conseguenze che ben conosciamo. Ma dalla fig. 1 sembra il contrario.

Dal 2002 alla situazione attuale risulta un incremento della spesa sanitaria del 44 % rispetto al dato di partenza. Tale incremento ha riguardato soprattutto il periodo dal 2002 al 2008, quindi è seguita una lieve flessione per riprendere lentamente dal 2014. Interessante è la ripartizione nelle diverse tipologie di spesa (fig. 2). Merita osservare tre aspetti:

  • riduzione dal 2008 della spesa per gli stipendi del personale (assenza di miglioramenti nei contratti di lavoro e riduzione numerica degli addetti);
  • riduzione della spesa per la farmaceutica dal 2006 (maggiore consapevolezza nell’evitare l’uso eccessivo di farmaci, ma anche un accesso meno facile ai medicinali, compresi diversi tra quelli più necessari);
  • incremento della parte destinata alle strutture private che forniscono servizi in sostituzione (per conto) del sistema pubblico.

Quando si discute intorno alla spesa del SSN bisogna valutare con attenzione i tempi che stiamo vivendo e quelli del passato. Una volta la competenza dei medici e di tutto il personale, costituiva il valore fondamentale della sanità, ma pure importante era il sistema complessivo riguardante la qualità delle strutture ospedaliere, le strumentazioni disponibili, il livello tecnologico delle stesse, le esperienze acquisite,… Ancora oggi la competenza è fondamentale, anche più di un tempo, ma negli ultimi decenni e negli ultimi anni, è cresciuta l’importanza della ricerca e della tecnologia, sia nel settore farmacologico, sia in quello delle strutture e attrezzature medico-sanitarie. I progressi nei campi delle scienze dei materiali, delle nanotecnologie, dell’informatica, delle biotecnologie,… per citarne alcuni, sono sempre più veloci ed in grado di portare a risultati impensabili fino a poco tempo fa. Ma tutto ciò costa ed in misura crescente nel futuro.

Alla luce delle attuali conoscenze/competenze tecnico-scientifiche è normale che la cittadinanza aspiri alla migliore qualità dei servizi sanitari oggi disponibile. È la logica perseguita fino ad una quindicina di anni fa: il rapporto tra la crescita della quantità e soprattutto della qualità dei servizi e inevitabilmente i costi per sostenerli. Dopo la crisi economica del 2008 tale meccanismo si è alterato; eppure dal diagramma della fig. 1 sembra il contrario. La realtà è più complessa.

La fig. 3 illustra la crescita della ricchezza globale prodotta in Italia nello stesso periodo 2002 – 2018. Si osserva una crescita relativamente rapida precedente l’anno della grande crisi (2008), con valori intorno al 3 – 4 %, una stasi fino al 2013 ed una lenta ripresa fino al 2018. Pur con tutti i problemi che hanno caratterizzato il terzo millennio, la ricchezza è aumentata di 411 miliardi, un incremento del 30 %. Il finanziamento del SSN avrebbe dovuto essere incrementato nelle stesse proporzioni.

La fig. 4 mette a confronto le precedenti figg 1 e 3. Il rapporto tra spesa sanitaria annua sul PIL è cresciuto fino al 2009 (7,08 %), come ci si aspetterebbe nel “normale” processo di incremento della qualità dei servizi secondo i meccanismi succitati. Da quell’anno il rapporto è diminuito, fino al minimo del 6,57 % del 2018. È pur vero che il finanziamento della sanità pubblica è sempre aumentato in termini assoluti (fig. 1), ma in modo insufficiente rispetto all’incremento della ricchezza ed anche rispetto ai progressi normalmente attesi a vantaggio della comunità.

Se il rapporto spesa sanitaria/PIL invece che diminuire fosse almeno rimasto costante al valore (7,08 %) raggiunto nel 2009, nei 9 anni seguenti (dal 2010 al 2018) avrebbero dovuto essere spesi oltre 46 miliardi in più per la sanità pubblica, lo 0,3 % medio in più rispetto al PIL: nell’ultimo decennio, sono stati risparmiati “almeno” più di 5 miliardi ogni anno sulle pelle dei cittadini. Ma se si considerasse anche la necessità dell’incremento del succitato rapporto, allora il mancato finanziamento sarebbe ancora superiore.

Il definanziamento della spesa della sanità pubblica di cui si parla tanto consiste nel mancato obiettivo minimo di incremento proporzionale a quello della ricchezza prodotta e nel mancato obiettivo ideale del “normale” incremento del rapporto spesa sanitaria/PIL.

Allo stato attuale il rapporto spesa sanitaria/PIL in Italia vale il 9 %, più del valore sopra indicato per l’anno 2018, in quanto comprensivo di quanto pagano gli italiani per le prestazioni private (in incremento per le crescenti inefficienze pubbliche). È inferiore alla media europea (10 %) e contro il valore più elevato della Francia (11,5 %). Nel 2016 la Germania ha speso per la sanità 352 miliardi (4.240 €/abitante) contro i 112,5 miliardi spesi dall’Italia (1.875 €/abitante).

A questo punto e data anche la situazione emersa con il corona-virus, cosa vogliamo per il futuro? Considerato che la salute è in assoluto ciò che conta di più (come anche garantito dalla Costituzione) e che è difficile immaginare un mondo nel quale sia ancora possibile la crescita della ricchezza senza distruggere il pianeta, pensiamo ancora di investire per la TAV, per il ponte sullo stretto, per garantire “quota 100”, per investire su strade, autostrade, tangenziali, circonvallazioni,… (gli interventi più devastanti per il territorio), per acquistare gli F35, per tollerare ancora l’evasione fiscale e la corruzione,…?

È giunto il momento di effettuare scelte coraggiose, capaci di modificare profondamente l’attuale sistema economico-sociale per garantire sostenibilità, equità e solidarietà , per la salvezza del pianeta e dell’umanità.

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Attendismo e Protagonismo

Gianni Marchetto Pensionato
Ex Sindacalista

Dalla Treccani

  • Attendismo: Indugiare, prendere tempo in attesa che giunga il momento favorevole per agire o che la situazione si risolva… è atteggiamento di chi, prima di prendere una posizione o un’iniziativa, attende lo svolgersi degli avvenimenti per poi regolarsi nel modo a lui più conveniente.
  • Protagonismo: Chi in una vicenda svolge la parte principale: i protagonisti di un’impresa, di una drammatica vicenda;

In questa fase (drammatica, inaspettata, ecc.), nei comportamenti di milioni di perone si possono vedere (ad occhio nudo) le differenze tra le persone: chi attende in una consolidata “delega ai sapienti” e alle cosiddette “competenze” (molte volte in contrasto tra di loro) e chi FA DELLE COSE,  si butta, in ultima analisi “si dà da fare”.

In pratica è il ri-disegnarsi anche tra le persone di sinistra tra CHI ATTENDE E CHI SI DA’ DA FARE.

È il caso dei Medici, degli Infermieri, dei farmacisti, degli addetti alle casse dei supermercati, ecc. e di tutto il Sistema Sanitario per non dire del mondo dell’associazionismo laico e religioso di questo paese. Così come di centinaia di Sindaci che promuovono iniziative utili nei confronti dei loro concittadini.

E a Venaria? La città si sa è commissariata: dalla d.ssa Laura Ferraris – Vice Prefetto di Torino, Commissario Straordinario per la provvisoria amministrazione dell’Ente – collaborata dal dott. Giuseppe Zarcone – Dirigente del Servizio Contabilità e Gestione Finanziaria Area II Prefettura di Torino, Sub-Commissario per la provvisoria amministrazione dell’Ente. Dal dott. Gianfranco Parente – Vice Prefetto – Area II Prefettura di Torino, Commissario per la provvisoria amministrazione dell’Ente.

http://images.comune.venariareale.to.it/f/documentiurp/20/2020_Com_sit_contagi_0331.pdfhttp://images.comune.venariareale.to.it/f/documentiurp/20/2020_Avv_sit_Covid-19_0326.pdf

  • “In questo grande impegno, l’Amministrazione Comunale è affiancata dai volontari della Croce Verde Torino, sezione Venaria Reale, dell’Associazione Volontari Protezione Civile Venaria Reale e dell’ANC – Associazione Nazionale Carabinieri, sezione Benito Atzei, che si occupano di dare assistenza alla popolazione. In città si assiste inoltre, accanto alla disponibilità delle Associazioni cittadine, al fiorire del volontariato spontaneo che si muove in aiuto delle persone in difficoltà. Per tutti si ricordano le misure operative per il volontariato diramate dalla Protezione Civile”.

Queste sono le notizie rintracciabili nel sito del Comune di Venaria. Quale impegno del Commissariamento? diciamo: il minimo sindacale!

Si potrebbe fare un po’ di più (magari a dispetto delle “normativa burocratiche del commissario”). Visto che intanto abbiamo l’Unione Europea che ha abbandonato le regole del patto di stabilità stanziando migliaia di miliardi di euro …. Potremo a Venaria interpretare prassi e norme considerando la doppia straordinarietà a cui sono sottoposti i scuoi Cittadini? Vediamone alcune:

INFORMARE I CITTADINI: non basta sapere il solo numero degli infettati (74), occorre che la cittadinanza (a partire dalle Associazioni presenti sul territorio) sappia tutto l’andamento del CoronaVirus (dai decessi alle mascherine, ai “tamponi”, ecc.). e farlo attraverso non solo con gli scarni comunicati presenti sul sito, ma mediante manifesti affissi alle Poste, negli ambulatori, a ridosso dei supermercati, ecc. In questa fase crediamo sia importante la trasparenza delle informazioni sia altrettanto fondamentale impedire che la paura e la preoccupazione diventino panico.

MAPPA DEI CONTAGIATI:  a partire dalla stima che i 22 medici di Medicina Generale possono fare dei malati da CoronaVirus: le ASL e il Comune dovrebbe avere una prima mappa di questi contagiati (nomi e cognomi, indirizzi, ecc.) – per potere fare una opera di PREVENZIONE questa mappa è indispensabile! In termini di “strumentazione e metodologia”che deve fondarsisulla CONOSCENZA  da parte degli Enti interessati (ASL e Comune) di alcune informazioni essenziali: la cartella clinica del soggetto – la scheda del gruppo familiare – la scheda del gruppo di lavoro in azienda – la scheda del gruppo di caseggiato (la dove questo esista).MAPPA DEL DISAGIO e solidarietà partecipata: indire al proposito una riunione di tutte le Associazioni e i Gruppi Organizzati presenti sul territorio di Venaria (almeno il Presidente) per INFORMARE  di quanto sopra e di indicare le forme più adeguate per fare fronte alla “situazione economica”. Poche parole: i cittadini disagiati  (variamente seguiti dal Comune) c’erano anche prima del CoronaaVirus, adesso saranno in numero molto maggiore – domanda: quanti sono e chi sono? E in relazione a questo dato di conoscenza da costruirsi (e non da aspettare quasi che il comune sia un Supermercato), quale piano approntare per far fronte a questa emergenza? Anche qui occorre con il contributo degli Uffici del Comune e delle informazioni rintracciabili tra le Associazioni costruire una “mappa dei bisognosi”. A cui dare un piano consapevole di intervento. 

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IL MASSACRO DEL CERONDA

Gian Carlo Perosino
Ex Insegnante in pensione
https://green-crest.blog/

Nell’ambito del dibattito politico locale, soprattutto nei tempi delle competizioni elettorali, si sente spesso affermare che, in primo luogo, bisogna vincere. Per vincere bisogna saper comunicare, essere “convincenti” nei confronti dei cittadini. Occorre proporre argomenti facilmente comprensibili, sintetizzabili con brevi slogan, legati ai problemi quotidiani, evitando di “volare troppo alto” o di raccontare di “massimi sistemi”, di trattare “argomenti di carattere globale” (apparentemente meno legati a quelli di carattere locale). Per esempio il tema dell’ambiente è forse riconosciuto come importante, ma come se fosse una questione lontana, di competenza dello Stato e delle grandi organizzazioni internazionali, quali Europa ed Organizzazione delle Nazioni Unite. Cosa mai può fare una piccola amministrazione locale? Quindi quale importanza può essere riconosciuta dai cittadini/elettori e fino a che punto può essere coinvolta la politica?

In realtà il tema dell’ambiente è fondamentale e le azioni di governo locale possono essere determinanti ed incidere direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. Dato lo scarso spazio disponibile per un breve articolo, si propone un solo esempio, ma molto significativo e riguardante l’ecosistema fluviale del Ceronda, il corso d’acqua responsabile della situazione di rischio idrologico nel territorio della nostra città.

Il tratto fluviale compreso tra Druento e Venaria è stato recentemente oggetto di un importante intervento di sistemazione idraulica, al fine di “compensare” alcuni effetti erosionali conseguenza degli ultimi eventi di piena, i quali, di fatto, avevano contribuito ad allargare il letto del Ceronda, cioè ad ampliare la sua sezione ci deflusso. Le erosioni inoltre avevano interessato le sponde non protette dalla tipica vegetazione naturale spondale ai bordi di campi agricoli, in aree per nulla interessate dalla presenza di edifici e infrastrutture, per di più in territorio protetto.

Invece di lasciar fare al Ceronda il suo mestiere di fiume, con la massima possibilità di divagazione, libero di occupare le sue fasce di pertinenza (perimetrate dalla Natura negli ultimi 15.000 anni), sono entrate in azione le ruspe che hanno letteralmente devastato il corso d’acqua, le sue sponde e le aree limitrofe (figura 1).

Figura 1

1 – Le ruspe sono entrate nell’alveo del Ceronda, letteralmente devastandolo.

Il risultato è il seguente:

  • il prosciugamento per ampi tratti ha determinato la soppressione di una parte significativa dell’ittiofauna;
  • la distruzione del bosco ripario;
  • la riduzione della funzionalità fluviale, importante per garantire i processi di mantenimento della buona qualità delle acque;
  • un incremento, seppur lieve, del rischio idrogeologico verso valle (cioè verso Venaria), in quanto sono stati ridotti i naturali sistemi di dissipazione dell’energia delle acque di piena (il fiume è stato ridotto ad un canale; figura 2).
Figura 2

2 – Il letto del ceronda è stato prima prosciugato (deviando l’acqua lungo un canale parallelo). Quindi la sua larghezza è stata ridotta e sulla destra è stata realizzata una scogliera che in parte ha sostituito la vegetazione spondale. Le acque di piena “rimbalzeranno” sulla scogliera stessa e scivoleranno verso valle senza perdere energia, perciò più pericolose e tutto ciò per evitare l’erosione di qualche metro di campo agricolo di scarso valore.

Tale intervento è servito a far lavorare per un mese 4/5 operai, a rovinare la natura del fiume e a renderlo un po’ più pericoloso verso valle. Sono stati spesi i “nostri” soldi, quelli che sarebbero sufficienti per garantire il lavoro a due insegnanti per cinque anni, oppure per realizzare due o anche tre posti di terapia intensiva di cui oggi tanto si parla. Ma dato che interventi del genere sul reticolo idrografico locale (ed in generale su quello piemontese) sono assai numerosi e molto rari quelle veramente necessari, possiamo facilmente innaginare quanti soldi vengono letteralmente “bruciati” invece di essere investiti per i settori fiondamentali (sanità, scuola, ricerca,…).

Quando, a fronte di richieste specifiche, ci rispondono che non ci sono i soldi, non dobbiamo accettare una simile risposta, ma dobbiamo pretendere che ci spieghino per quali altri impieghi sono stati previsti.

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L’ESSENZIALE

Alessandro Cubello, 49 anni
Bancario- delegato sindacale
Alessandro Cubello, 40 anni
Bancario- delegato sindacale

Le migliaia di morti in solitudine in Italia e la deflagrazione nell’ intero globo della peste chiamata Covid-19, sono le sentenze, senza appello, del fallimento dell’intera classe dirigente politica ed economica planetaria.

Lo smantellamento pluridecennale del sistema sanitario nazionale italiano, istituito dalla legge 833 del 1978 ed ispirato al principio della copertura sanitaria universale, all’ alba della pandemia in atto, ha ridotto lo stesso ad un simulacro, fatto di attese di mesi e mesi per una visita, di ticket costosi, di scarsità di posti letto, di personale medico ed infermieristico.

Tale debacle, in modo strisciante, aveva già limitato le possibilità di cura per i meno abbienti e probabilmente già determinato, per quanto silenziosamente, un aumento della mortalità.

Di fatto, le parole del premier inglese Boris Johnson con le quali dichiarava che, a causa del coronavirus, vi sarebbe stata la necessità ”di perdere i propri cari prima del tempo”, affidandosi alla “darwiniana” teoria dell’immunità di gregge, avevano in sé, nella loro spietatezza, una certa dose di onestà. A differenza della edulcorata narrazione mainstream propinata in Italia, come in altri paesi, dove la necessità di piangere i propri cari e sé stessi era già stata messa in atto sotto traccia, dal restringimento del welfare, dai salari bassi e dalla disoccupazione.

La stessa narrazione che spinge Confindustria e le diverse parti datoriali, anch’esse forse intente a sperimentare una qualche immunità di gregge, pro domo loro, ancora a chiedere spudoratamente che la produzione non si fermi. Tanto da ottenere una proroga sulla definizione di “produzioni essenziali”, pur non avendo rispettato le idonee misure di salute e sicurezza né ante né post emanazione dei decreti ministeriali.

Una strategia omicida, volta a sacrificare vite umane pur di non perdere profitti o valore di borsa.

Ciò avviene proprio mentre, tra quelle produzioni essenziali, riscopriamo i volti e la carne viva di quella che un tempo si definiva “classe operaia”, composta da cassieri, autisti, addetti alle pulizie, infermieri, la cui opera quotidiana si rivela finalmente per quello che è realmente, essenziale. Nonché a beneficio dell’intera comunità.

L’esposizione in prima linea e il sacrificio in prima persona di questi soggetti testimoniano un impegno di natura radicalmente diversa dallo sforzo per la conquista del profitto a tutti costi, dalla speculazione finanziaria, dalla competizione, dall’ambizione di carriera.

Da questa grandezza, da sempre sminuita e sotto pagata, domani dovrà venire la convinzione e la capacità di metterci in marcia insieme per sostituire una classe dirigente dimostratasi inadeguata e colpevole.

Se di fatto il Covid 19, in pochi giorni, ha scardinato i totem monolitici dell’ultra liberismo, quali ad esempio il pareggio di bilancio e il patto di stabilità, davvero come classe lavoratrice, unita e disposta a lottare, pensiamo di avere meno prerogative di una sostanza invisibile nello scardinare un paradigma dimostratosi non solo incapace di reggere le emergenze, ma anche di produrre felicità?

Sarebbe però davvero ingenuo pensare che il dopo, in modo quasi ineluttabile, non potrà che essere migliore del prima, dal momento che ad ogni crisi, ad ogni shock, è seguita una restaurazione ancora più brutale dell’esistente e un allargamento della povertà.

Questa volta però abbiamo una consapevolezza in più: l’interruzione forzata della socialità fondata sull’incontro ci ha fatto comprendere quanto quest’ultima sia insostituibile da quella intermediata dalla tecnologia.Anche in questo caso, non è al momento possibile valutare gli effetti che produrrà questo regime di più o meno prolungata quarantena e quanto saremo spinti a stringerci l’uno all’altro, e non lasciare più l’essenziale, ovvero la conquista di un mondo più giusto e più libero.

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Intervista: Izzo

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CHE FINE HA FATTO IL SECONDO LOTTO DELL’OSPEDALE DI VENARIA?

Andrea Parmeggiani 46 anni disegnatore di carrozzeria. Iscritto e militante di Sinistra Italiana sostiene il Progetto Civico per Venaria Reale con Sinistra Civica.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. (Art.32 comma1 della Costituzione Italiana)

La regione Piemonte in occasione dello status emergenziale dovuto al Covid-19, anche noto come Coronavirus, sta assumendo urgentemente 450 (fonte il sito della regione) nuovi operatori sanitari a supporto degli ospedali, per tamponare la carenza derivata da anni e anni di tagli lineari alla sanità pubblica, che oggi si aggrappa per il suo funzionamento alle grandi capacità e forza di volontà degli operatori sanitari rimasti (che sono i veri eroi dei nostri tempi) e delle insufficienti strutture rimaste.Ma mentre per gli operatori sanitari basta assumere, per la carenza di strutture occorrono anni in Italia per costruirle. In questa occasione mi domando che fine ha fatto il progetto annunciato dalla Regione Piemonte della costruzione del secondo lotto dell’ospedale di Venaria. Si perché l’accordo di programma sottoscritto nel 2010 tra regione, comune e ASL TO3 era quello, nella cappella della Reggia di Sant Uberto, che sosteneva che la zona Nord/Ovest avrebbe avuto un ospedale e non un polo sanitario.Dopo l’accordo fu la giunta Cota di centrodestra a spacchettare il progetto in due lotti finanziando il primo, che oggi è stato realizzato, mentre non si specificava bene da dove si sarebbero ricavati i soldi per costruire il secondo lotto. Dopo il 2011, anno dello spacchettamento, non se ne è più parlato. Che fine ha fatto? A che punto siamo? Se in quest’area aumentassero repentinamente i contagiati che facciamo? I pronto soccorso di Rivoli, Maria Vittoria e Cirie sono allo stremo, il personale sanitario insufficiente, è possibile pensare dopo questa drammatica esperienza ad un New Deal per la sanità pubblica?


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Volantini

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Conferenza stampa progetto civico

Il 15 febbraio presentazione del Progetto Civico